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	<title>Monili News</title>
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	<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 01:30:07 +0000</pubDate>
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		<title>Colonnetta di Prodo &#124;&#124; di Orvieto in</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 01:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Colonnetta di Prodo]]></category>

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Colonnetta di Prodo è una frazione di Orvieto, sita all&#8217;incrocio della statale Todi-Orvieto con la strada per Marsciano-Monte Peglia.

Il nome deriva dalla colonna sita all&#8217;incrocio delle 2 strade.

L&#8217;abitato, a carattere di vicus, è stretto a ridosso dell&#8217;incrocio delle 2 strade e sorge ad un&#8217;altitudine di 550 m s.l.m.. Gli abitanti sono 266, secondo i dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Colonnetta di Prodo</b> è una frazione di Orvieto, sita all&#8217;incrocio della statale Todi-Orvieto con la strada per Marsciano-Monte Peglia.
</p>
<p>Il nome deriva dalla colonna sita all&#8217;incrocio delle 2 strade.
</p>
<p>L&#8217;abitato, a carattere di <i>vicus</i>, è stretto a ridosso dell&#8217;incrocio delle 2 strade e sorge ad un&#8217;altitudine di 550 m s.l.m.. Gli abitanti sono 266, secondo i dati Istat del 2001.
</p>
<p>Nelle vicinanze, nella strada per Prodo, vi è una cava di calcare, detto <i>marmo di Prodo</i>, di colore rosso, utilizzato per fare alcuni mosaici della facciata del duomo di Orvieto.
</p>
<p>Di rilevanza anche la chiesetta del paese.</p>
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		<title>Museo di Santa Giulia &#124;&#124; monili</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 23:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[monili]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Museo di Santa Giulia si trova in Via dei Musei lungo l&#8217;antico decumano massimo nel cuore della Brixia romana. È ospitato all&#8217;interno del monastero di Santa Giulia fatto erigere per volere di Re Desiderio in epoca Longobarda.

La zona sottostante al Museo è ricca di reperti archeologici di varie epoche, in maggioranza appartenenti a epoca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>Museo di Santa Giulia</b> si trova in Via dei Musei lungo l&#8217;antico decumano massimo nel cuore della Brixia romana. È ospitato all&#8217;interno del monastero di Santa Giulia fatto erigere per volere di Re Desiderio in epoca Longobarda.
</p>
<p>La zona sottostante al Museo è ricca di reperti archeologici di varie epoche, in maggioranza appartenenti a epoca romana, molto ben conservati e custoditi in una moderna struttura rispettosa dei reperti.
</p>
<p>Degne di nota sono le Domus dell&#8217;Ortaglia ottimamente conservate (Domus di Dioniso, Domus delle Fontane), Santa Maria in Solario, il Coro delle Monache, il Viridarium, la croce di Re Desiderio.
</p>
<p><a name="Sezioni_del_museo"></a><br />
<h2>Sezioni del museo</h2>
<p>Le sezioni in cui è suddiviso il museo sono:
</p>
<ul>
<li> Storia del monastero;
</li>
<li> L’età preistorica e protostorica;
</li>
<li> L’età romana – Il territorio;
</li>
<li> L’età romana – La città;
</li>
<li> L’età romana – Le iscrizioni;
</li>
<li> L’età altomedioevale – Longobardi e carolingi;
</li>
<li> L’età del comune e delle signorie;
</li>
<li> L’età veneta – L’immagine della città e la scultura monumentale;
</li>
<li> L’età veneta – La dimora;
</li>
<li> Collezionismo e arti applicate;
</li>
<li> La storia urbana.
</li>
</ul>
<p><a name="Principali_opere"></a><br />
<h2>Principali opere</h2>
<p>La visita al museo inizia nei sotterranei del monastero dove è proposta la storia dei primissimi insediamenti preistorici nel territorio bresciano, seguendone l’evoluzione fino a giungere all’epoca della conquista della zona da parte di Roma. Significativi sono i reperti artigianali Celtici che testimoniano la grande abilità manifatturiera delle popolazioni dell’epoca: sono visibili, tra gli altri, ottimi esemplari di braccialetti e monili di vario genere.<br />
<br />
Successivamente si giunge alla sezione della dominazione romana. Qui è possibile ammirare testimonianze sia della vita pubblica che della vita privata tipici dell’epoca. Sotto Vespasiano, Brescia conobbe un notevole sviluppo con la costruzione del centro monumentale, tutt’ora esistente e visitabile, che attorno al foro comprendeva il Capitolium, la basilica ed il teatro. Sono presenti alcune ricostruzioni che mostrano come doveva presentarsi all’epoca il centro di Brescia. L’attrattiva principale del museo è costituita dalla statua della “Vittoria Alata”. Oltre alla vita pubblica è possibile vedere uno spaccato della vita privata dell’epoca grazie alle domus private ricche di mosaici ed affreschi. Spiccano tra le altre le domus dell’Ortaglia.<br />
<br />
La sezione successiva illustra la vita all’epoca dell’arrivo delle popolazioni germaniche nel territorio bresciano. Goti, Longobardi e Carolingi modificarono in modo significativo il territorio di Brescia soprattutto con l’abbandono degli antichi edifici romani a favore di costruzioni in più povero legno e fango.<br />
<br />
Reperti provenienti da edifici ormai scomparsi, introducono alla parte seguente che testimonia il periodo comunale. Principali attrattive sono gli affreschi provenienti dal Broletto, la statua di San Faustino a cavallo e la statua di Berardo Maggi proveniente dal convento di San Barnaba. Si giunge quindi alla chiesa di San Salvatore passando per l’antico refettorio del quattrocento.<br />
<br />
Al piano superiore si trovano le sezioni riguardanti le arti applicate raggruppate secondo modelli abitativi e collezioni. Da rilevare la ricomposizione del ciclo di affreschi realizzati dal Moretto su commissione del Vescovo Mattia Ugoni.<br />
<br />
Infine si giunge all’edificio di Santa Maria in Solario dove sono in mostra i tesori provenienti dal tesoro del monastero tra cui spiccano la Lipsanoteca in avorio e la croce lignea di re Desiderio che è interamente ricoperta di preziosi cammei, oro e argento.</p>
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		<title>Silvana Grasso &#124;&#124; grasso. È</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 18:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Grasso]]></category>

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		<description><![CDATA[
Silvana Grasso (Macchia, frazione di Giarre) è una scrittrice italiana, che vive a Gela e insegna in un liceo.
È attualmente assessore del comune di Catania.


Riconoscimenti
Premio Grinzane Cavour per Disìo nel 2006, sezione &#8220;Narrativa Italiana&#8221;.


Opere

1993 Nebbie di ddraunàra

1994, 1997 Il Bastardo di Mautàna

1995 Ninna nanna del lupo

1997 L’albero di Giuda

2001 La pupa di Zucchero

2005 Disio

2006 7 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<b>Silvana Grasso</b> (Macchia, frazione di Giarre) è una scrittrice italiana, che vive a Gela e insegna in un liceo.<br />
È attualmente assessore del comune di Catania.
</p>
<p><a name="Riconoscimenti"></a><br />
<h2>Riconoscimenti</h2>
<p>Premio Grinzane Cavour per <i>Disìo</i> nel 2006, sezione &#8220;Narrativa Italiana&#8221;.
</p>
<p><a name="Opere"></a><br />
<h2>Opere</h2>
<ul>
<li>1993 <i>Nebbie di ddraunàra</i>
</li>
<li>1994, 1997 <i>Il Bastardo di Mautàna</i>
</li>
<li>1995 <i>Ninna nanna del lupo</i>
</li>
<li>1997 <i>L’albero di Giuda</i>
</li>
<li>2001 <i>La pupa di Zucchero</i>
</li>
<li>2005 <i>Disio</i>
</li>
<li>2006 <i>7 uomini 7 - Peripezie di una vedova</i>
</li>
</ul>
<p><a name="Collegamenti_esterni"></a><br />
<h2>Collegamenti esterni</h2>
<p>Il blog della scrittrice</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nykøbing (disambigua) &#124;&#124; della cittadina</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/nyk%c3%b8bing-disambigua-della-cittadina/3676/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 05:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Il termine Nykøbing può riferirsi a 5 località scandinave:

Danimarca:


Nykøbing Falster - cittadina capoluogo della contea di Storstrøm

Nykøbing Mors -  comune (parte della municipalità di Morsø) della contea di Viborg

Nykøbing-Rørvig - comune (parte della municipalità Nykøbing Sjælland) della contea del Vestsjælland

Nykøbing Sjælland - comune della contea del Vestsjælland


Svezia:


Nyköping - cittadina e municipalità capoluogo della contea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il termine <b>Nykøbing</b> può riferirsi a 5 località scandinave:
</p>
<p><b>Danimarca</b>:
</p>
<ul>
<li><b>Nykøbing Falster</b> - cittadina capoluogo della contea di Storstrøm
</li>
<li><b>Nykøbing Mors</b> -  comune (parte della municipalità di Morsø) della contea di Viborg
</li>
<li><b>Nykøbing-Rørvig</b> - comune (parte della municipalità Nykøbing Sjælland) della contea del Vestsjælland
</li>
<li><b>Nykøbing Sjælland</b> - comune della contea del Vestsjælland
</li>
</ul>
<p><b>Svezia</b>:
</p>
<ul>
<li><b>Nyköping</b> - cittadina e municipalità capoluogo della contea di Södermanland
</li>
</ul>
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		<title>Biancavilla &#124;&#124; monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/biancavilla-monili-14/3675/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 05:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[monili]]></category>

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		<description><![CDATA[Biancavilla è una cittadina a 513 m di altitudine sulle falde dell&#8217;Etna, 32 Km a Ovest di Catania.





Contents


1 Storia
2 Economia
3 Tradizioni, folklore e cultura

3.1 Basilica Collegiata Santuario &#8220;Santa Maria dell&#8217;Elemosina&#8221;
3.2 Chiesa del Rosario
3.3 Chiesa dell&#8217;Annunziata
3.4 Altre chiese
3.5 Sport


4 Evoluzione demografica
5 Amministrazione comunale





Storia
Fu fondata l&#8217;8 gennaio 1488, quando una colonia di profughi albanesi che scelsero questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Biancavilla</b> è una cittadina a 513 m di altitudine sulle falde dell&#8217;Etna, 32 Km a Ovest di Catania.
</p>
<table summary="Contents">
<tr>
<td>
<div>
<h2>Contents</h2>
</div>
<ul>
<li><a href="#Storia">1 Storia</a></li>
<li><a href="#Economia">2 Economia</a></li>
<li><a href="#Tradizioni.2C_folklore_e_cultura">3 Tradizioni, folklore e cultura</a>
<ul>
<li><a href="#Basilica_Collegiata_Santuario_.22Santa_Maria_dell.27Elemosina.22">3.1 Basilica Collegiata Santuario &#8220;Santa Maria dell&#8217;Elemosina&#8221;</a></li>
<li><a href="#Chiesa_del_Rosario">3.2 Chiesa del Rosario</a></li>
<li><a href="#Chiesa_dell.27Annunziata">3.3 Chiesa dell&#8217;Annunziata</a></li>
<li><a href="#Altre_chiese">3.4 Altre chiese</a></li>
<li><a href="#Sport">3.5 Sport</a></li>
</ul>
</li>
<li><a href="#Evoluzione_demografica">4 Evoluzione demografica</a></li>
<li><a href="#Amministrazione_comunale">5 Amministrazione comunale</a></li>
</ul>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Storia"></a><br />
<h2>Storia</h2>
<p>Fu fondata l&#8217;8 gennaio 1488, quando una colonia di profughi albanesi che scelsero questo sito, assai prossimo all&#8217;antica città di <i>Adernò</i>, oggi Adrano, guidati da Cesare Masi, ricevettero il privilegio della &#8220;Licentia Populandi&#8221; dai presidenti del Regno di Sicilia Santapau e Centelles di insediarsi nella zona allora chiamata Callicari (o Poggio Rosso o Casale dei Greci), e in seguito Albavilla e dal 1599 Biancavilla.
</p>
<p>Dopo la morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, a causa dell&#8217;invasione turca, alcune famiglie albanesi, guidate dal capitano Cesare Masi, preferirono lasciare la patria anziche sottostare al dominio turco. La tradizione popolare narra che questo piccolo gruppo di profughi, portando con se l&#8217;immagine bizantina  della Madonna dell&#8217;Elemosina (della Misericordia) - detta di S. Luca per il volto dal colorito bruno - un reliquario d&#8217;argento con una statuetta e reliquia di S. Zenone, una croce di legno e una campana, dopo una breve sosta presso le colonie già esistenti nel Gargano, muovendo da Catania nel 1482 circa, si fermò per riposarsi in un terreno denominato (come già detto) Callicari o Pojo Rosso. Come vuole la leggenda, la miracolosa icona della Madonna fu appesa ad un fico, il giorno successivo l&#8217;icona era inamovibile per un groviglio di  rami attorcigliati. Questo fu il segno che rimanere là fosse un preciso desiderio della Vergine. Alcuni continuarono il cammino andando a fondare Piana degli Albanesi presso Palermo, altri costituirono il nucleo fondatore del nuovo insediamento.<br />
La credenza popolare vuole altresì che  all&#8217;intercessione della Madonna dell&#8217;Elemosina si riconducono la liberazione della città dal fuoco dell&#8217;Etna, da epidemie, siccità e vicende belliche così che, a riconoscenza di ciò l&#8217;icona venne solennemente incoronata con decreto del Capitolo Vaticano firmato dal cardinale Federico Tedeschini il 3 ottobre 1948, mentre il consiglio comunale deliberava l&#8217;atto di consacrazione della città alla Vergine santissima.
</p>
<p>Assume l&#8217;attuale nome alla fine del Cinquecento, forse in omaggio alla regina Bianca di Navarra. Non è una <i>città bianca</i>, anzi il suo colore prevalente, a parte il dignitoso centro storico, con le pregevoli chiese barocche, è dato dal rosso dei mattoni forati delle innumerevoli case mai finite (ultimamente in grande diminuizione), sorte in maniera incontrollata nei decenni passati.
</p>
<p><a name="Economia"></a><br />
<h2>Economia</h2>
<p>Grosso centro agricolo, Biancavilla vanta una ricca produzione di fichidindia, agrumi, mandorle e olive che si possono gustare nell&#8217;annuale Fiera Agricola che si tiene nel mese di aprile.<br />
Fiorente è l&#8217;allevamento di bovini, ovini, equini e caprini grazie anche ai vasti pascoli presenti sul territorio.<br />
Caratteristica è la Fiera dell&#8217;artigianato artistico regionale che si svolge ogni anno nel mese di luglio.<br />
La sua economia è da sempre prevalentemente agricola. Dagli anni Novanta esprime timidamente ma sempre più attivamente anche una sua naturale vocazione turistica e ricettiva, in particolare per merito della sua bella pineta, che si estende fino alla località di Serra la Nave e all&#8217;Osservatorio astrofisico dell&#8217;Università di Catania (quota 1750), con sentieri curati dal Parco dell&#8217;Etna.
</p>
<p><a name="Tradizioni.2C_folklore_e_cultura"></a><br />
<h2>Tradizioni, folklore e cultura</h2>
<p>Notevoli sono i riti e le processioni religiose durante l&#8217;anno: la Settimana Santa (con la processione dell&#8217;<i>Addolorata</i> e quella detta dei <i>Tri Misteri</i> il venerdì santo e con la <i>Pace</i> la domenica di Pasqua), la &#8220;Grande Festa Estiva&#8221;, la solenne celebrazione, nell&#8217;ultima domenica di agosto, in onore di Maria SS. dell&#8217;Elemosina, principale patrona della città, festeggiata anche durante le feste patronali del 4, 5 e 6 ottobre insieme ai veneratissimi compatroni San Placido e di San Zenone.
</p>
<p>Fra i nomi illustri legati alla comunità biancavillese citiamo quello del poeta poliglotta Antonio Bruno (1891-1932), poeta e scrittore futurista, che è in continua riscoperta e le sue opere sono oggetto di studi e rivalutazioni critiche e che fondò a Catania la rivista letteraria &#8220;Pickwick&#8221;, del prevosto mons. Giosuè Calaciura che oltre a curare i restauri della Basilica Santuario si cimenterà a realizzare il civico ospedale, nelle due strutture, e l&#8217;Opera Cenacolo di Croce al Vallone e di via san Placido, struttura dedicata agli anziani e agli affetti da infermità mentale. Il famoso umorista Giuseppe Coco a cui è stato dedicato in Francia un divertente libro intitolato &#8220;Coco est content&#8221;.
</p>
<p>Da non perdere le paste di mandorla, gli <i>scumuni</i> (gelati tradizionali di cioccolato e zabaione) e le svariate granite.
</p>
<p>Il patrimonio artistico di maggiore rilevanza della città è rappresentato prevalentemente dagli edifici religiosi barocchi del centro storico.<br />
<br />Gli artisti che hanno lasciato opere di grande pregio a Biancavilla sono vari pittori del settecento, fra i quali il più importante è sicuramente Giuseppe Tamo da Brescia, sepolto nella chiesa dell&#8217;Annunziata; da ricordare anche il sacerdote scultore biancavillese Placido Portale (vissuto anch&#8217;egli nella prima metà del 1700) e Carlo Sada, che ci ha lasciato importanti e pregevoli opere alla fine dell&#8217;Ottocento.
</p>
<p><a name="Basilica_Collegiata_Santuario_.22Santa_Maria_dell.27Elemosina.22"></a><br />
<h3>Basilica Collegiata Santuario &#8220;Santa Maria dell&#8217;Elemosina&#8221;</h3>
<p>Nel settore monumentale è notevole la Chiesa Matrice, Primaziale di Biancavilla, Pontificia Basilica Collegiata, Santuario dedicato a Maria SS. dell&#8217;Elemosina.<br />
Il magnifico tempio fu iniziato con ogni probabilità alla fine del 1400; venne poi ampliato nel 1600 e nel 1700 e infine completato alla fine del 1800 dall&#8217; imponente campanile, opera del milanese Carlo Sada. La svettante torre campanaria, con i suoi 46 metri di altezza, è la più alta della provincia di Catania.
</p>
<p>La basilica è a croce latina con tre navate separate da grandi pilastri su cui poggiano archi a tutto sesto. Da questi pendono lampadari in vetro di Murano realizzati nella metà dell&#8217;ottocento dai biancavillesi come ex voto alla Madonna dell&#8217;Elemosina.<br />
La navata maggiore è conclusa dall&#8217;imponente presbiterio absidato, separato dal transetto tramite una  balaustra in marmo. L&#8217;ampio coro è impreziosito dagli stalli lignei del 1700 addossati alle pareti e lavorati a bassorilievo. Dietro l&#8217;altare maggiore troneggia su una balconata il grande organo &#8220;Serassi&#8221;, costruito nel 1863 da G. Puglisi.
</p>
<p>Nella parte destra del transetto si apre la sontuosa abside laterale barocca dedicata alla Madonna dell&#8217;Elemosina; essa è arricchita da raffinati stucchi dorati ed è chiusa da un&#8217;alta cancellata in ferro battuto del 1700, ai cui lati pendono due lampadari votivi perennemente accesi. Al centro di questa straordinaria scenografia campeggia l&#8217;altare settecentesco realizzato con pregiati marmi policromi che custodisce durante l&#8217;anno la preziosa icona bizantina di Maria Santissima, ritenuta da esperti studiosi (E. Sendler, V. Mutu, R. Bianchi, F. Mignieco) una delle più belle e interessanti della Sicilia.<br />
Dipinta su tavola, l&#8217;Icona di origine greco-albanese risale probabilmente al XIV secolo. È stata oggetto di forte venerazione e sin dalla fine del 1400 fu custodita nel tempio mariano. La Madonna dell&#8217;Elemosina è la patrona principale e protettrice di Biancavilla e viene appellata anche come <i>Custode delle Genti dell&#8217;Etna</i>.<br />
Viene portata solennemente in processione dai membri dell&#8217;<i>Associazione &#8220;Maria SS. dell&#8217;Elemosina&#8221;</i>, che ne curano il culto dal 2002, e dal popolo. In questa occasione si presenta rivestita di un ricco manto in argento, con corone in oro e preziosi monili ex voto che vescovi e fedeli le dedicarono nel corso dei secoli.<br />
La processione si svolge due volte all&#8217;anno: nell&#8217;ultima domenica di agosto e il 4 ottobre. La prima ha inizio in piazza Collegiata con la celebrazione del solenne Pontificale, presieduto da un Padre Cardinale e da uno o più Vescovi. Nel corso della celebrazione il sindaco della città rinnova <i>l&#8217;atto di consacrazione del popolo alla sua &#8220;Madre e Regina&#8221;</i>. Sono frequenti pellegrinaggi di fedeli provenienti da varie parti della Sicilia.
</p>
<p>Nella parete sinistra del transetto della basilica si trova un grande portale in legno massiccio che dà accesso alla grandiosa cappella barocca del monaco benedettino San Placido martire, compatrono della città dal 1709.<br />
Nel 1700 fu interamente affrescata dal pittore Tamo da Brescia, che in questo periodo lavorò anche in altre chiese di Biancavilla. <br />
Le pitture raffigurano scene della vita del santo benedettino: sopra la porta d&#8217;ingresso, il martirio, sopra la volta l&#8217;apoteosi in cielo. Al Santo è inoltre dedicato il maestoso altare barocco che fronteggia la porta d&#8217;accesso della cappella.<br />
Al centro di quest&#8217;ultimo si apre una porta dorata con decorazioni a bassorilievi. Dietro di essa si custodiscono le reliquie e la statua lignea seicentesca del santo, entrambe portate in processione la mattina del 5 ottobre e la sera del 6 dello stesso mese. Coronano l&#8217;imponente porta dorata dell&#8217;altare alcuni putti che reggono in mano i simboli abbaziali e quattro grandiose colonne con capitelli corinzi; di queste le due più interne e vicine alla porta sono formate da una base decorata a bassorilievo e da un fusto tortile. Le due più esterne sono lisce e di fusto cilindrico.
</p>
<p>Nella parete destra della cappella, in posizione centrale, si trova un altare in marmo con intarsi policromi dedicato a San Zenone martire. Il santo fu, assieme alla Madonna dell&#8217;Elemosina, il patrono primigenio di Biancavilla dall&#8217;avvento dei padri albanesi fino al sopraggiungere del culto per San Placido, arrivato nel 1602. Da questo momento la venerazione per San Zenone fu quasi dimenticata. <br />
Sopra l&#8217;altare in suo onore è posta una tela del Tamo che lo raffigura affiancato da altri due santi. Originariamente la tela nascondeva una antica nicchia contenente un simulacro ligneo di San Zenone vestito con abiti spagnoli, di fattura cinquecentesca.
</p>
<p>All&#8217;interno della basilica sono inoltre da segnalare le numerose tele sei-settecentesche delle navate laterali, il fonte battesimale, la settecentesca abside laterale sinistra del SS. Sacramento, il grande altare della Sacra Famiglia, il crocifisso ligneo del 1700 opera del canonico P. Portale, l&#8217;ampia sagrestia del settecento con i dipinti dei Prevosti della Collegiata e il ricco tesoro costituito da molti pezzi preziosi. <br />
Tra essi ricordiamo:
</p>
<ul>
<li>la Riza, &#8220;corazza&#8221; dell&#8217;Icona della Madonna dell&#8217;Elemosina, in argento lavorato a sbalzo con corone in oro e pietre preziose incastonate, posta sul quadro della Madonna durante le processioni;
</li>
<li>l&#8217;evangeliario, lo scrigno e il braccio reliquiario di san Placido, tutti in argento;
</li>
<li> altri reliquiari, tra cui quello in argento di san Zenone portato dai padri fondatori;
</li>
<li> vari ostensori e calici in argento;
</li>
<li> una mazza in bronzo lavorato e argento, portata dal Capitolo nelle Messe Pontificali e in altre importanti celebrazioni;
</li>
<li> pastorali del settecento;
</li>
<li> piviali e pianete in seta con finissimi ricami in oro del settecento e dell&#8217;ottocento;
</li>
<li> tovaglie d&#8217;altare con pendoni ricamati in oro a sbalzo su seta.
</li>
</ul>
<p>La chiesa madre è insignita di diversi titoli e onorificenze come riconoscimento della pietà e della devozione del popolo alla Madonna dell&#8217;Elemosina e per le dimensioni del tempio che ne fanno uno dei più grandiosi della Sicilia.
</p>
<p>Nel 1746 la chiesa venne elevata al rango di Collegiata (il capitolo canonicale presieduto dal Prevosto) dal vescovo Pietro Galletti; nel 1959 divenne Santuario Mariano Diocesano per volere dell&#8217;arcivescovo G.L. Bentivoglio; nel 1970, con bolla <i>In Sanctissimam Cristi Matrem</i> di Paolo VI, venne insignita del titolo di Basilica Minore Pontificia.
</p>
<p><a name="Chiesa_del_Rosario"></a><br />
<h3>Chiesa del Rosario</h3>
<p>
Ubicata sul lato sud di piazza Roma (la piazza principale) a fianco della Chiesa Madre, la seicentesca chiesa del Rosario con la sua mirabile facciate costituisce, assieme alla Basilica e ai palazzi limitrofi, il centro monumentale di maggior rilievo artistico della città. La grandiosa facciata barocca è opera di Carlo Sada, composta da gigantesche colonne che coronano il portale d&#8217;ingresso e da un campanile che si innesta sul secondo ordine della facciata, ai lati del quale stanno due angeli oranti, inginocchiati difronte alla maestosa statua della Vergine del Rosario che giganteggia all&#8217;interno della cella campanaria, conclusa da un cupolino maiolicato. L&#8217;interno della chiesa si presenta ad un&#8217;ampia navata senza transetto, del più puro stile barocco settecentesco, con grandi colonne corinzie adornate di stucchi rappresentanti foglie d&#8217;acanto, che separano gli altari policromi di scuola messinese.<br />
Sul primo altare di destra è posta la statua del &#8216;<i><b>Cristo alla Colonna&#8217;</b></i>, opera lignea dell&#8217;artista locale Sac. Placido Portale, vissuto a cavallo tra fine Seicento e Settecento. Il simulacro è tra i più antichi protagonisti della processione serale del Venerdì Santo biancavillese. Un tempo a partecipare erano solo tre statue (da qui &#8220;<i>i Tri Misteri</i>&#8220;): il Cristo alla Colonna, l&#8217;Ecce Homo ed il Cristo morto.<br />
Custodi da sempre del Cristo alla Colonna sono i confrati dell&#8217;Arciconfraternita M. SS. del Rosario. La confraternita fondata il 12 gennaio 1682 è ancora oggi attiva nella chiesa del Rosario con circa sessanta associati.
</p>
<p><a name="Chiesa_dell.27Annunziata"></a><br />
<h3>Chiesa dell&#8217;Annunziata</h3>
<p>La chiesa sorge nell&#8217;omonima piazza, dirimpetto al monumento dei Caduti. Il quartiere storico in cui sorge la chiesa è il più antico dopo quello della Matrice. Il primo nucleo della chiesa risale sicuramente ai primi del seicento, anche se fu notevolmente ingrandita nella prima metà del settecento con l&#8217;llungamento della navata centrale e la costruzione del transetto e delle navate laterali, che nello stesso periodo vennero interamente affrescate dal pittore Tamo da Brescia. L&#8217;ultimo intervento si ebbe nel 1907, quando, su disegno del Sada, fu addossato all&#8217;antica facciata l&#8217;attuale prospetto barocco a tre ordini. Come già detto, originariamente la chiesa era completamente affrescata, anche sui pilastri degli archi. l&#8217;aspetto attuale è il risultato di stratificazioni di interventi che si succedettero per circa quattro secoli. Dalla intonacatura delle pitture sono stati risparmiati i meravigliosi affreschi della volta centrale, del transetto, del presbiterio e delle cappelle laterali, che sono stati ultimamente sottoposti ad accurati restauri che hanno permesso di riportarli all&#8217;antico splendore. Nella chiesa sono custoditi, oltre a pregevolissimi quadri del seicento, alcuni simulacri, di cui il più importante e prezioso è sicuramente quello settecentesco dell&#8217; Ecce Homo, portato in processione la sera dei &#8220;Misteri&#8221;.
</p>
<p><a name="Altre_chiese"></a><br />
<h3>Altre chiese</h3>
<p>Notevoli sono inoltre le chiese barocche che si snodano sull&#8217;antica via Innessa. Da citare innanzitutto la bellissima chiesa della Mercede, ad un&#8217;unica navata completamente affrescata nel &#8216;700.
</p>
<p><a name="Sport"></a><br />
<h3>Sport</h3>
<p>La principale manifestazione sportiva è <i>l&#8217;autoslalom di Biancavilla</i>. Praticata è l&#8217;atletica, mentre nel calcio vi sono tre società che operano a livello dilettantistico regionale.
</p>
<p><a name="Evoluzione_demografica"></a><br />
<h2>Evoluzione demografica</h2>
<p><a name="Amministrazione_comunale"></a><br />
<h2>Amministrazione comunale</h2>
]]></content:encoded>
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		<title>Macedone &#124;&#124; antico stear</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 03:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Il termine Macedone è usato per definire:


 l&#8217;antica macedone -  la lingua parlata in antichi regioni di Macedoni.

 Macedoni - antico popolo di cui fu re Alessandro Magno.



 macedone o slavo-macedone - la lingua parlata in Repubblica di Macedonia.

 come aggettivo, o come aggettivo sostantivato, persona o cosa riferibile alla Repubblica di Macedonia.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il termine <b>Macedone</b> è usato per definire:
</p>
<ul>
<li> <b>l&#8217;antica macedone</b> -  la lingua parlata in antichi regioni di Macedoni.
</li>
<li> <b>Macedoni</b> - antico popolo di cui fu re Alessandro Magno.
</li>
</ul>
<ul>
<li> <b>macedone</b> o <b>slavo-macedone</b> - la lingua parlata in Repubblica di Macedonia.
</li>
<li> come aggettivo, o come aggettivo sostantivato, persona o cosa riferibile alla Repubblica di Macedonia.  Vedi anche Lista di macedoni (slavi).
</li>
</ul>
<ul>
<li> <b>Macedone</b> - antroponimo.
</li>
</ul>
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		<title>Museo delle culture del mondo &#124;&#124; monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/museo-delle-culture-del-mondo-monili-15/3673/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/museo-delle-culture-del-mondo-monili-15/3673/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 17:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[monili]]></category>

		<category><![CDATA[Museo delle culture del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Museo delle Culture del Mondo è uno dei musei di Genova. È stato aperto in occasione di Genova capitale europea della cultura 2004 al  Castello d&#8217;Albertis, antica dimora del Capitano Enrico Alberto d&#8217;Albertis sul colle di Montegalletto. 
Situato nel quartiere di Castelletto, ospita manifestazioni culturali e l&#8217;esposizione permanente delle collezioni raccolte dallo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>Museo delle Culture del Mondo</b> è uno dei musei di Genova. È stato aperto in occasione di Genova capitale europea della cultura 2004 al  Castello d&#8217;Albertis, antica dimora del Capitano Enrico Alberto d&#8217;Albertis sul colle di Montegalletto. <br />
Situato nel quartiere di Castelletto, ospita manifestazioni culturali e l&#8217;esposizione permanente delle collezioni raccolte dallo stesso d&#8217;Albertis, integrate da altre acquisizioni più recenti.
</p>
<p>Annesso al polo museale vi è il <b>Museo delle Musiche dei Popoli</b>.
</p>
<p>Il percorso di visita attraversa l&#8217;abitazione del capitano per approdare ai veri soggetti della rappresentazione museale: le popolazioni indigene di Africa, America e Oceania.
</p>
<p>Lungo due itinerari strettamente collegati tra loro - uno proprio del castello e del suo ideatore, ovvero Enrico Alberto d&#8217;Albertis; l&#8217;altro tipicamente museale riguardante le culture di ogni parte del mondo - è possibile compiere un <i>viaggio</i> nello spazio e nel tempo. <br />
Il capitano appare quindi non solo come l&#8217;ideatore della dimora neogotica, sospesa tra influenze esotiche e spunti marinareschi, ma funge anche da filo conduttore di un percorso che, attraverso la <i>Sala colombiana</i>, la <i>Sala gotica</i>, la <i>Sala turca</i>, la <i>Cabina</i> e la <i>Sala nautica</i>, conduce ai popoli visitati in tutto il mondo.
</p>
<p>L&#8217;allestimento del nuovo percorso espositivo è stato progettato e curato dal professor Massimo Chiappetta.
</p>
<table summary="Contents">
<tr>
<td>
<div>
<h2>Contents</h2>
</div>
<ul>
<li><a href="#Le_collezioni">1 Le collezioni</a></li>
<li><a href="#In_esposizione_un_Viaggio_immaginifico">2 In esposizione un Viaggio immaginifico</a></li>
<li><a href="#Museo_delle_Musiche_dei_Popoli">3 Museo delle Musiche dei Popoli</a></li>
<li><a href="#Altri_progetti">4 Altri progetti</a></li>
<li><a href="#Collegamento_esterno">5 Collegamento esterno</a></li>
</ul>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Le_collezioni"></a><br />
<h2> Le collezioni </h2>
<p>Insieme alle collezioni etnografiche e archeologiche raccolte dal capitano d&#8217;Albertis nei suoi viaggi in Africa, nelle Americhe e in Oceania, il museo ospita collezioni marinaresche (modellini di imbarcazioni, strumenti e carte nautiche) e fotografiche, gli spolveri delle meridiane, i volumi della sua biblioteca e le centinaia di disegni per la costruzione del complesso neogotico.
</p>
<p>Raccoglie testimonianze e <i>souvenir</i> delle popolazioni incontrate, formando così le collezioni del  museo, allestito in stile di gabinetto di curiosità, tra bacheche, panoplie e trofei coloniali e di caccia.
</p>
<p>Spiccano, per quantità e varietà, le armi africane sudanesi e dello Zambesi, le lance cinesi e le alabarde europee che via via decorano lo scalone dal piano terra al secondo piano, quasi in un percorso evoluzionistico, secondo i criteri dell&#8217;epoca.
</p>
<p>
L&#8217;arredo neogotico, ricco di influssi esotici, particolarmente ispano-moreschi ed orientali, culmina nella <i>Sala turca</i> dove centinaia tra suppellettili, monili, armi, vasi, divani e lampade occhieggiano sotto il pesante tendaggio del soffitto che simula una tenda tra narghilè e uova di struzzo.
</p>
<p>Alle collezioni oceaniane raccolte dal capitano si aggiungono quelle del cugino Luigi Maria d&#8217;Albertis, primo esploratore del fiume Fly in Nuova Guinea (1872-1878). <br />
Fa parte delle collezioni del museo anche il materiale etnografico e archeologico proveniente dall&#8217;estremo settentrionale del Canada, fino a quello meridionale dell&#8217;arcipelago della Terra del Fuoco che le Missioni Cattoliche Americane hanno esposto a Genova in occasione delle celebrazioni colombiane del 1992 e poi donato alla città.
</p>
<p>Fra queste spiccano per quantità ed importanza i manufatti degli Indiani delle pianure di Canada e Stati Uniti, realizzati in pelle di bisonte e cervide e ricoperti di aculei di porcospino e perline di vetro grazie al paziente lavoro femminile, poiché erano le donne a dedicarsi alla conciatura delle pelli e alla loro decorazione.
</p>
<p>Si tratta di mocassini, indumenti, giocattoli, sonagli per la danza, una culla a sospensione, borse per il trasporto e una serie di oggetti legati alla sfera della guerra, della caccia e del fumo della pipa. Il materiale raccolto dai missionari salesiani in Patagonia e Terra del Fuoco fornisce una notevole possibilità di avvicinamento alle culture ormai estinte all&#8217;impatto con l&#8217;Occidente degli indigeni dell&#8217;estrema punta meridionale dell&#8217;America del Sud.
</p>
<p>Tra il materiale archeologico, sono da ricordare i frammenti maya in tufo vulcanico provenienti dall&#8217;acropoli di Copán in Honduras, le cui copie sono state recentemente eseguite in collaborazione con il Peabody Museum of Archaeology and Ethnology di Harvard (Cambridge, Massachussets) e collocate sul sito e nel museo ivi costruito. Ornamenti messicani aztechi e di Teotihuacan, insieme a reperti fittili mayodi dall&#8217;Honduras, documentano le tecniche precolombiane mesoamericane di lavorazione della pietra, della conchiglia, della terracotta e dell&#8217;ossidiana.
</p>
<p>Una grande quantità di reperti archeologici precolombiani fittili e tessili e collezioni etnografiche africane sono state successivamente acquisite dal Comune ed integrate al fondo del capitano poco dopo la sua morte. Nel corso di questi ultimi anni il museo si è arricchito ulteriormente grazie alla donazione di materiale etnografico sudamericano e degli indigeni dell&#8217;Arizona.<br />
Nell&#8217;estate del 2003 è stata donata una ricchissima collezione di reperti precolombiani dell&#8217;Ecuador, che risalgono dalla cultura Valdivia.
</p>
<p><a name="In_esposizione_un_Viaggio_immaginifico"></a><br />
<h2> In esposizione un <i>Viaggio immaginifico</i> </h2>
<p>La dimora di un uomo di mare genovese, qual era appunto il capitano d&#8217;Albertis, diventa il punto di partenza per un viaggio che conduce direttamente - attraverso la serie di sale (<i>Sala nautica</i>, <i>Salotto turco</i>, <i>Sala colombiana</i> e <i>Sala delle meridiane</i>) - ai popoli che egli visitò mosso dallo spirito di conoscenza proprio dell&#8217;esploratore.
</p>
<p>Allo sguardo ottocentesco - carico di suggestione per l&#8217;esotico - del capitano, nello spazio del bastione fortificato portato interamente alla luce dal restauro del castello, viene affiancato uno sguardo rinnovato e contemporaneo sul mondo extraeuropeo, in grado di fornire spunti per una riflessione sulla cultura europea e sulle altre culture, con la partecipazione <i>diretta</i> dei veri protagonisti e legittimi attori, le popolazioni native che produssero i reperti raccolti.
</p>
<p>L&#8217;allestimento espositivo ribalta, in questo senso, la visione corrente del mondo e della rappresentazione museale, avvalendosi del coinvolgimento delle comunità locali ed internazionali, di accorgimenti multimediali e soprattutto di un design che evidenzia la valenza segnica e la pregnanza culturale dei materiali.
</p>
<p><a name="Museo_delle_Musiche_dei_Popoli"></a><br />
<h2>Museo delle Musiche dei Popoli</h2>
<p>Infine, in collaborazione con la cooperativa <i>Echo Art</i>, il Castello d&#8217;Albertis offre, accanto al Museo delle Culture del Mondo, anche un <b>Museo delle Musiche dei Popoli</b>, forte di strumenti, laboratori, spettacoli, mostre, e ascolti dal mondo e intorno al mondo.
</p>
<p>L&#8217;esposizione permanente di strumenti musicali che rappresentano tradizioni colte e popolari al tempo stesso, consente di attraversare - esaminando da vicino le migrazioni e le esplorazioni, ma anche gli incontri e gli scontri fra culture e poli diversi - il <i>sentiero maestro</i> della musica, nel suo divenire attraverso i secoli.
</p>
<p>L&#8217;indagine sonora di valenza etnografica si appoggia - e non poteva essere diversamente, in pura epoca telematica - a suoni e immagini arricchiti da testi e video raccolti attraverso i cinque continenti.
</p>
<p>Alla parte museale si affiancano concerti, stages, convegni, attività didattiche, conferenze di musicisti e ricercatori.
</p>
<p><a name="Altri_progetti"></a><br />
<h2>Altri progetti</h2>
<p><a name="Collegamento_esterno"></a><br />
<h2>Collegamento esterno</h2>
<ul>
<li>sito ufficiale
</li>
</ul>
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		<title>Adab &#124;&#124; monili</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 07:10:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Adab]]></category>

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		<description><![CDATA[
Adab, la moderna Bismaya, fu un&#8217;antica città sumerica situata fra Telloh e Nippur.

Quello che rimane della città sono un gruppo di rovine che formano dei terrapieni. Questi sono lunghi circa 1,5 chilometri e larghi poco più di 3 chilometri e sono formati da un certo numero di basse creste, che non superano i 12 metri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<b>Adab</b>, la moderna <b>Bismaya</b>, fu un&#8217;antica città sumerica situata fra Telloh e Nippur.
</p>
<p>Quello che rimane della città sono un gruppo di rovine che formano dei terrapieni. Questi sono lunghi circa 1,5 chilometri e larghi poco più di 3 chilometri e sono formati da un certo numero di basse creste, che non superano i 12 metri di altezza. Le rovine si trovano più vicino al Tigri che all&#8217;Eufrate e a circa un giorno di viaggio da Nippur.
</p>
<p><a name="Storia_e_archeologia"></a><br />
<h2>Storia e archeologia</h2>
<p>Gli scavi condotti qui per sei mesi, dal Natale del 1903 a giugno del 1904, per l&#8217;università di Chicago, dal Dott. Edgar James Banks, dimostrarono che questi terrapieni ricoprivano il sito dell&#8217;antica città di Adab (Ud-Nun), all&#8217;inizio conosciuta soltanto da una breve accenno nell&#8217;introduzione del codice di Hammurabi (ca. 2250 a.C.).
</p>
<p>La città era divisa in due parti da un canale, con un&#8217;isola all&#8217;interno, su cui si ergeva il tempio (chiamato E-mach) con una ziggurat o torre. Adab era evidentemente una città di importanza considerevole, ma fu abbandonata molto presto, in quanto le rovine trovate vicino alla superficie dei terrapieni appartengono a Dungi e a Ur Gur, entrambi re di Ur all&#8217;inizio del terzo millennio a.C.
</p>
<p>Immediatamente sotto questi strati, come a Nippur, sono stati trovate le rovine di Naram-Sin e di Sargon,  ca. 2300-2200 a.C.<br />
La Lista dei re Sumeri attribuisce alla città una delle prime e più antiche dinastie, che include un solo re, Lugal-Anne-Mundu, che si dice abbiamo regnato per novant&#8217;anni.<br />
Adab fu perciò un&#8217;importante centro sumerico soltanto attorno al 2000 a.C. e, quasi sempre, la città fu governata dai re che controllavano tutta o la maggior parte della Babilonia (Mesopotamia del sud).
</p>
<p>Adab era una città cosmopolita dove vivevano genti di varie razze, fra cui Accadici, Amorrei e popolazioni sumeriche. Come Uruk era la città commerciale del Sumer meridionale, così Adab era il centro commerciale del Sumer del nord, vendendo beni di cuoio a Lagash, terraglie a Zabalam, monili a Umma, metalli a Bad-tibira, tessuti a Larsa.<br />
La principale divinità della città era la dea della Terra Ninhursag.
</p>
<p>Oltre alle rovine delle costruzioni, delle mura e delle tombe, Banks scoprì numerosissime tavolette d&#8217;argilla incise appartenenti a un periodo molto antico. Ma le due scoperte più notevoli furono una statua completa in marmo bianco, apparentemente la più antica mai trovata in Babilonia, ora al museo di Istanbul, recante l&#8217;iscrizione “<i>E-mach, il re Da-udu, re di, Ud-Nun</i>”, e un cumulo di scarti del tempio, consistenti in grandi quantità di frammenti di vasi in marmo, alabastro, onice, porfido e granito, alcuni dei quali iscritti, altri incisi e intarsiati con avorio e pietre preziose.
</p>
<p>Si noti che “<i>Adab</i>”, oltre ad essere il nome di una città, è anche un importante termine in lingua araba, usato fin dal Medio Evo che possiede diversi significati, ma solitamente inteso nel senso di “cultura”. Inoltre ha un uso specifico come termine letterario.
</p>
<p><a name="Argomenti_correlati"></a><br />
<h2>Argomenti correlati</h2>
<ul>
<li>Sumeri
</li>
<li>Ninhursag
</li>
</ul>
<p><a name="Collegamenti_esterni"></a><br />
<h2>Collegamenti esterni</h2>
<ul>
<li> &#8220;three ox-drivers from Adab&#8221;
</li>
<li> Edgar James Banks, <i>Bismaya: or the lost City of Adab,</i> 1912 (E-text)
</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Domus de janas &#124;&#124; monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/domus-de-janas-monili-13/3671/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 03:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[de]]></category>

		<category><![CDATA[Domus de janas]]></category>

		<category><![CDATA[monili]]></category>

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		<description><![CDATA[
Le Domus de Janas  - (case delle fate o delle streghe o, secondo qualche studioso,  case di Diana) - chiamate in sardo anche con il nome di forrus o forreddus -sono delle strutture sepolcrali costituite da tombe scavate nella roccia e dalle  forme più svariate. Sono sovente collegate tra loro a formare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Le <b>Domus de Janas</b>  - (<i>case delle fate</i> o delle streghe o, secondo qualche studioso,  case di Diana) - chiamate in sardo anche con il nome di <i>forrus</i> o <i>forreddus</i> -sono delle strutture sepolcrali costituite da tombe scavate nella roccia e dalle  forme più svariate. Sono sovente collegate tra loro a formare delle vere e proprie necropoli sotterranee con in comune un corridoio d&#8217;accesso ed un&#8217;anticamera, spesso assai spaziosa e dal soffitto alto.
</p>
<p>Si trovano in tutta la Sardegna, sia  isolate che in grandi concentrazioni qualche volta costituite da più di 40 tombe. Ne sono state ritrovate più di  2.400 sparse su tutta l’isola (più o meno una ogni chilometro quadrato), ma molte rimangono ancora da scavare.  Gli archeologi sostengono che siano state costruite tra  il IV ed il III millennio a.C..
</p>
<p>Sono state attribuite alla  Cultura di Ozieri  che in quel periodo sconvolse completamente  il modo di vivere delle popolazioni  sarde.  Questa cultura  fu  propria di un popolo molto laborioso  e pacifico, sicuramente venuto dal mare,  dedito all’agricoltura  (e non  alla  pastorizia),  con una particolare religione che molto probabilmente portarono  dalle isole Cicladi,  luogo da cui si pensa  provenissero:  adoravano infatti  il <i>Sole</i> e il <i>Toro</i>, simboli della forza maschile, la <i>Luna</i> e la <i>Madre Mediterranea</i>, simboli della fertilità femminile. Statuine stilizzate della Dea Madre sono state spesso ritrovate  in queste sepolture  e nei luoghi di religione.
</p>
<table summary="Contents">
<tr>
<td>
<div>
<h2>Contents</h2>
</div>
<ul>
<li><a href="#Le_varie_archittetture">1 Le varie archittetture</a></li>
<li><a href="#Inumazione">2 Inumazione</a></li>
<li><a href="#Tecniche_di_costruzione">3 Tecniche di costruzione</a></li>
<li><a href="#I_vari_complessi_sepolcrali">4 I vari complessi sepolcrali</a></li>
<li><a href="#Galleria_immagini">5 Galleria immagini</a></li>
<li><a href="#Bibliografia">6 Bibliografia</a></li>
<li><a href="#Collegamenti_esterni">7 Collegamenti esterni</a></li>
<li><a href="#Voci_correlate">8 Voci correlate</a></li>
</ul>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Le_varie_archittetture"></a><br />
<h2>Le varie archittetture</h2>
<p>Le grotticelle funerarie sono state scavate su costoni in cui affiorava la roccia viva, una vicino all’altra  così da formare nel tempo delle vere e proprie necropoli. Anche se presenti in tutto il Mar Mediterraneo, sull&#8217;Isola acquistano un carattere di unicità e straordinarietà per l&#8217;accurata lavorazione,  per i caratteristici aspetti architettonici e le ricche decorazioni che richiamano quelle che furono le <i>case dei vivi</i> ma su scala ridotta  (si pensa più o meno alla metà),  dandoci però una precisa idea  di come in realtà fossero fatte le case di questi contadini di cinquemila anni fa.
</p>
<p>Si possono perciò trovare grotticelle  a forma di capanna rotonda con il tetto a forma di cono, ma anche con spazi rettangolari e a tetto spiovente, provviste di porte e di finestre. Le pareti poi,  venivano spesso ornate con simboli magici in rilievo, rappresentanti corna taurine  stilizzate, spirali ed altri disegni geometrici.
</p>
<p><a name="Inumazione"></a><br />
<h2>Inumazione</h2>
<p>Seguendo particolari riti, il defunto veniva trasferito da quella che durante la sua vita fu la sua casa abituale, in un&#8217;altra casa, secondo un antico principio ideale - proprio di queste genti -  che presupponeva la continuità eterna dell&#8217;essere umano.
</p>
<p>I corpi  venivano deposti in posizione fetale e - si pensa -  venissero dipinti con ocra rossa, così come le pareti della tomba stessa. Accanto alle  spoglie venivano  deposti  oggetti di uso comune  facenti parte del corredo terreno del defunto  e si pensa anche che venisse lasciato del cibo per il viaggio  verso l’ Oltretomba.
</p>
<p>Il più famoso archeologo sardo, Giovanni Lilliu, su questo ergomento ha scritto che  <i>i cadaveri  erano sepolti, non di rado, sotto bianchi cumuli di valve di molluschi. Ma tutti portando con se strumenti e monili della loro vita terrena: punte di frecce di ossidiana, coltelli e asce di pietra, ma anche collane, braccialetti ed anelli di filo di rame ritorto, e tante ceramiche</i>.
</p>
<p>Altre ipotesi  sostengono che  il corpo veniva lasciato all’aperto per scarnificarsi e  solo dopo, quando era ridotto ad uno scheletro, veniva riposto nelle grotticelle.
</p>
<p><a name="Tecniche_di_costruzione"></a><br />
<h2>Tecniche di costruzione</h2>
<p>Resta ancora oggi un piccolo mistero la tecnica con la quale siano state realizzate, anche in considerazione del fatto che una gran parte delle tombe furono eseguite scavando rocce dure (talvolta nel granito compatto) con i soli strumenti di pietra, gli unici posseduti dai Neolitici. Molte di esse sono state comunque ottenute da strati di roccia calcarea, dunque tenera (tufacea), che ha consentito agli agenti erosivi un processo inesorabile di modifica (in taluni casi assai grave e irreparabile) dell&#8217;aspetto delle domus de Janas, sottraendo ad alcuni complessi varie parti architettoniche, quali coperture e colonne, per non citare purtroppo la mancata conservazione degli strati dipinti o delle incisioni parietali.
</p>
<p><a name="I_vari_complessi_sepolcrali"></a><br />
<h2> I vari complessi sepolcrali</h2>
<p>
Una località dove si trovano rimarcabili vestigia di Domus de Janas, è <i>Sant’Andrea Priu</i> a Bonorva  dove la tomba del capo contiene ben 18 camere ed è considerata una delle più grandi del Mediterraneo. In periodo romano e poi in quello bizantino fu trasformata  in  chiesa rupestre, più volte intonacata ed  dipinta con affreschi  riferiti alle storie della Vergine, alla vita di Cristo e degli Apostoli.
</p>
<p>I raggruppamenti più consistenti sono il complesso ipogeico di <i>Anghelu Ruju</i> presso Alghero, costituito da 36 ipogei, quello di <i>Pani Loriga</i> presso Santadi, e quello di <i>Sant&#8217;Andrea Priu</i> nei dintorni di Bonorva, ma sono comunque da segnalare altre presenze di <i>Domus de Janas</i> non meno importanti  - per estensione ed interesse archeologico -  in moltissime altre aree della Sardegna, come  per  esempio il complesso ipogeico che si trova a Pimentel in Trexenta, ancora parzialmente interrato e che conserva  - sicuramente -  altre importanti informazioni sulla storia di queste costruzioni.
</p>
<p>Altri importanti siti si trovano a:
</p>
<ul>
<li> Brodu, ad Oniferi
</li>
<li> Genna Salixi, a Sant´ Antonio Ruinas
</li>
<li> Mandra Antine, a Thiesi
</li>
<li> Mesu &#8216;e Montes ad  Ossi
</li>
<li> Necropoli di Montessu
</li>
<li> Sas Concas, ad Oniferi
</li>
<li> Sos Furrighesos  ad Anela
</li>
<li> Su Crocifissu Mannu a Porto Torres
</li>
</ul>
<p><a name="Galleria_immagini"></a><br />
<h2>Galleria immagini</h2>
<p><a name="Bibliografia"></a><br />
<h2>Bibliografia</h2>
<ul>
<li> Lilliu, G.: <i>La civiltà dei Sardi dal neolitico all&#8217;età dei nuraghi</i>. Torino - Edizioni ERI - 1967.
</li>
<li> AA.VV. <i>La civiltà in Sardegna nei secoli</i> - Torino - Edizioni ERI.
</li>
<li> Aa.Vv., Ichnussa. <i>Sardegna dalle origini all&#8217;età classica</i> - Milano, 1981.
</li>
<li> Moravetti A.: <i>Guide archeologiche Sardegna 2 -  1995</i>
</li>
</ul>
<p><a name="Collegamenti_esterni"></a><br />
<h2>Collegamenti esterni</h2>
<ul>
<li> Domus de janas di Arzolas de Goi - Nughedu Santa Vittoria (OR)
</li>
</ul>
<p><a name="Voci_correlate"></a><br />
<h2>Voci correlate</h2>
<ul>
<li> Civiltà nuragica
</li>
<li> Castelsardo
</li>
<li> Sardegna
</li>
<li> Cultura di Ozieri
</li>
<li> Cultura di Arzachena
</li>
<li> Sardegna prenuragica
</li>
<li> Valle dei Nuraghi
</li>
</ul>
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		<title>Biella (BI) &#124;&#124; monili</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 15:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[(BI)]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Biella (in piemontese Bièla) è un comune di 45.822 abitanti, capoluogo della omonima provincia.





Contents


1 Origine del nome
2 Luoghi di rilevo
3 Geografia
4 Storia

4.1 Le origini della città
4.2 Bugella
4.3 Il borgo medioevale del Piazzo
4.4 Rivalità fra i Visconti e i Savoia
4.5 Seicento e Settecento
4.6 La via della lana
4.7 Seconda guerra mondiale
4.8 Anni recenti


5 Economia
6 Onorificenze
7 Evoluzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <br />
<b>Biella</b> (in piemontese <i>Bièla</i>) è un comune di 45.822 abitanti, capoluogo della omonima provincia.
</p>
<table summary="Contents">
<tr>
<td>
<div>
<h2>Contents</h2>
</div>
<ul>
<li><a href="#Origine_del_nome">1 Origine del nome</a></li>
<li><a href="#Luoghi_di_rilevo">2 Luoghi di rilevo</a></li>
<li><a href="#Geografia">3 Geografia</a></li>
<li><a href="#Storia">4 Storia</a>
<ul>
<li><a href="#Le_origini_della_citt.C3.A0">4.1 Le origini della città</a></li>
<li><a href="#Bugella">4.2 Bugella</a></li>
<li><a href="#Il_borgo_medioevale_del_Piazzo">4.3 Il borgo medioevale del Piazzo</a></li>
<li><a href="#Rivalit.C3.A0_fra_i_Visconti_e_i_Savoia">4.4 Rivalità fra i Visconti e i Savoia</a></li>
<li><a href="#Seicento_e_Settecento">4.5 Seicento e Settecento</a></li>
<li><a href="#La_via_della_lana">4.6 La via della lana</a></li>
<li><a href="#Seconda_guerra_mondiale">4.7 Seconda guerra mondiale</a></li>
<li><a href="#Anni_recenti">4.8 Anni recenti</a></li>
</ul>
</li>
<li><a href="#Economia">5 Economia</a></li>
<li><a href="#Onorificenze">6 Onorificenze</a></li>
<li><a href="#Evoluzione_demografica">7 Evoluzione demografica</a></li>
<li><a href="#Musica">8 Musica</a></li>
<li><a href="#Sport">9 Sport</a></li>
<li><a href="#Personalit.C3.A0_legate_a_Biella">10 Personalità legate a Biella</a></li>
<li><a href="#Quartieri">11 Quartieri</a></li>
<li><a href="#Amministrazione_comunale">12 Amministrazione comunale</a></li>
<li><a href="#Gemellaggi">13 Gemellaggi</a></li>
<li><a href="#Bibliografia">14 Bibliografia</a></li>
<li><a href="#Voci_correlate">15 Voci correlate</a></li>
<li><a href="#Altri_progetti">16 Altri progetti</a></li>
<li><a href="#Collegamenti_esterni">17 Collegamenti esterni</a></li>
</ul>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Origine_del_nome"></a><br />
<h2>Origine del nome</h2>
<p>Il suo antico nome era <i>Bugella Civitas</i>. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è di origine latina, ma latinizzato in tempi successivi. Secondo alcuni studiosi la <i>&#8220;g&#8221;</i> doveva essere pronunciata in modo tale che suonasse come <i>&#8220;bujella&#8221;</i>; secondo altri il nome potrebbe invece derivare da <i>&#8220;Bruticella&#8221;</i>, come veniva chiamata un&#8217;antica dimora romana.
</p>
<p>Ci sono poi altre versioni che vogliono il nome derivante da <i>&#8220;Betulla&#8221;</i> (<i>&#8220;Biolla&#8221;</i> nel dialetto locale), oppure <i>&#8220;Biel&#8221;</i> (dio celtico della vegetazione) e infine da <i>&#8220;Bag&#8221;</i> (o <i>&#8220;Bhag&#8221;</i>) che nell&#8217;antica lingua indo-europea significava faggio, albero diffuso sui monti e sulle colline biellesi. Non a caso l&#8217;albero di faggio campeggia  nello stemma della città.
</p>
<p><a name="Luoghi_di_rilevo"></a><br />
<h2>Luoghi di rilevo</h2>
<p>Luoghi di rilievo turistico sono, nella Val Cervo, l&#8217;Oasi Zegna e il centro sciistico di Bielmonte, presso Trivero raggiunto dalla Strada Statale 232 Panoramica Zegna); il Parco della Burcina, riserva naturale con flora protetta, il territorio della Bessa e la riserva naturale regionale detta delle Baragge, un&#8217;area verde che fa da corona alla parte a sud-est della città.
</p>
<p>Luogo di culto è il Santuario mariano di Oropa, situato a una dozzina di chilometri dal capoluogo e meta di pellegrinaggi.
</p>
<p><a name="Geografia"></a><br />
<h2>Geografia</h2>
<p>Biella è situata ai piedi delle alpi biellesi, al centro di rilievi montuosi ricchi di sorgenti (Massiccio del Bo, monti Mucrone - con l&#8217;omonimo lago - e Camino cuore delle alpi biellesi) che alimentano i torrenti Elvo a ovest della città, Oropa e Cervo a est.
</p>
<p>I collegamenti alle grandi vie di comunicazione del nord Italia sono garantiti attraverso la Strada Statale 142 Biellese e le autostrade A4 Torino-Milano (caselli di Santhià e Carisio), A5 Torino-Aosta (caselli di Albiano d&#8217;Ivrea ed Ivrea) e A26 Genova-Gravellona Toce (casello di Romagnano Sesia, o caselli di Vercelli, Carisio, Santhià).
</p>
<p>La strada tangenziale - della quale gli ultimi tratti sono stati aperti nel 2006 - delimita la zona Sud della città, favorendo un rapido scorrimento tra la zona Ovest ed Est del Biellese, innestandosi sulla variante della ex-SS142, ora arteria di valenza regionale.
</p>
<p>Nel limitrofo comune di Cerrione è localizzato un piccolo ma bene attrezzato aeroporto turistico.
</p>
<p><a name="Storia"></a><br />
<h2> Storia </h2>
<p><a name="Le_origini_della_citt.C3.A0"></a><br />
<h3> Le origini della città </h3>
<p>In base ad antichi ritrovamenti preistorici si ha la certezza che i primi abitanti del Biellese furono celti e liguri; essi si collocarono vicino ai corsi d&#8217;acqua e si dedicarono alla pesca, alla caccia e, in seguito, alla pastorizia.
</p>
<p>Una popolazione ligure - i Vittimuli, o Victimuli - si sviluppò lungo i territori della zona della Bessa (pianura biellese) e sfruttò i giacimenti auriferi che, avevano lasciato le glaciazioni sciogliendosi, lungo il torrente Elvo. Tale sfruttamento continuò anche in epoca romanica e continua tutt&#8217;oggi, sia pure come semplice hobby.
</p>
<p>Sulla collina dove sorge l&#8217;attuale Parco della Burcina vi sono stati verso la fine degli anni cinquanta ritrovamenti di attrezzi da lavoro e monili risalenti all&#8217;età del bronzo che testimoniano le antiche origini di Biella.
</p>
<p><a name="Bugella"></a><br />
<h3> Bugella </h3>
<p>Un documento dell&#8217;anno 826 attesta come l&#8217;allora Bugella venne donata al conte Busone da Ludovico il Pio (figlio di Carlomagno), imperatore del Sacro Romano Impero, di cui il Busone era messo.
</p>
<p>È questa la prima volta che il nome della città compare in un testo ufficiale; un altro documento (anno 882) testimonia poi di un&#8217;altra cessione, questa volta da parte di Carlo il Grosso alla Chiesa di Vercelli.
</p>
<p>Nel X secolo la città è abitata da popoli romanici, alemanni, longobardi e franchi i quali costruiscono le prime mura per difendersi dalle invasioni barbariche. Di questo periodo restano oggi il Battistero. Esisteva anche un&#8217;attigua chiesa di Santo Stefano (nome dell&#8217;attuale duomo cittadino) attorno ai quali crebbe la città. Di quest&#8217;ultima resta soltanto il campanile.
</p>
<p><a name="Il_borgo_medioevale_del_Piazzo"></a><br />
<h3> Il borgo medioevale del Piazzo </h3>
<p><a name="Rivalit.C3.A0_fra_i_Visconti_e_i_Savoia"></a><br />
<h3> Rivalità fra i Visconti e i Savoia </h3>
<p>Tra il XIV secolo e il XV secolo ci furono numerosi scontri tra i Visconti e i Savoia per avere il possesso del Biellese. Nel 1377 una rivolta cittadina capeggiata dal canonico Ardizzone Codecapra pose fine al dominio dei Vescovi di Vercelli, con la dedizione ai Savoia.
</p>
<p><a name="Seicento_e_Settecento"></a><br />
<h3> Seicento e Settecento </h3>
<p>Il XVII secolo vide invece guerre contro i Francesi e gli Spagnoli e la città fu occupata dai primi nel 1704; nel 1706 l&#8217;eroico soldato biellese Pietro Micca salvò a prezzo della propria vita la città di Torino e di conseguenza Biella dall&#8217;invasione francese.
</p>
<p>L&#8217;1 giugno 1772 fu eretta la Diocesi di Biella. Nel 1798 Biella fu però nuovamente occupata dai Francesi con l&#8217;approvazione degli stessi Biellesi che speravano in un futuro prospero e privo di conflitti; per questo motivo innalzarono nella piazza della chiesa di S.Stefano l&#8217;&#8221;albero della libertà&#8221;". Dopo la battaglia di Marengo, la città venne annessa alla Francia. Il Congresso di Vienna la ridiede nuovamente ai Savoia.
</p>
<p><a name="La_via_della_lana"></a><br />
<h3> La via della lana </h3>
<p>Nel 1835 lungo le rive del torrente Cervo veniva acquistato da Massimo Sella un edificio del 1695 che era stato prima utilizzato per la torcitura della seta e che sarebbe stato in seguito trasformato in lanificio.
</p>
<p>Con l&#8217;introduzione dei nuovi telai meccanici nasceva così il primo lanificio moderno, con una lavorazione della lana che continuava una tradizione risalente a più di cinquecento anni prima, se si considera che già nel 1245 erano inseriti negli statuti di Biella il <i>Collegio dei Lanaioli</i> e quello dei <i>Tessitori</i>.
</p>
<p>Nel 1859 Biella venne liberata dall&#8217;assedio delle truppe austriache da Garibaldi entrando così a far parte della provincia di Novara, con la perdita della sua posizione di capoluogo, privilegio che le era stato concesso nel XVII secolo da Carlo Emanuele I di Savoia. Entrerà a far parte della provincia di Vercelli solo nel 1927, per diventare infine provincia autonoma solo nel 1992.
</p>
<p><a name="Seconda_guerra_mondiale"></a><br />
<h3>Seconda guerra mondiale</h3>
<p>Nella seconda guerra mondiale Biella - una delle città fulcro della Resistenza in Piemonte - è stata teatro, con le sue colline e le sue montagne che le fanno da corona rendendola pari ad un&#8217;inespugnabile <i>enclave</i>, di intense lotte partigiane e , purtroppo,  di fatti sanguinosi legati allla guerra civile anche nel periodo post bellico .
</p>
<p><a name="Anni_recenti"></a><br />
<h3>Anni recenti</h3>
<p>Negli anni settanta, grazie all&#8217;opera dell&#8217;imprenditore Giuseppe <i>Peppo</i> Sacchi, Biella si è presentata all&#8217;appuntamento con i libri di storia dei mezzi di comunicazione di massa. È in un ex convitto della periferia della città che nasce Telebiella, prima <i>tv libera</i> italiana e la prima emittente privata a rompere il monopolio della RAI (l&#8217;emittente di Sacchi fallì poi negli anni ottanta ed è rinata sotto altra proprietà).
</p>
<p>In seguito il mobilificio biellese Aiazzone, sarà un altro importante protagonista dello sviluppo delle televisioni locali.
</p>
<p><a name="Economia"></a><br />
<h2>Economia</h2>
<p>L&#8217;economia di Biella e del biellese è tradizionalmente legata al settore tessile, ed in particolare a quello della lana. La lavorazione della lana ha origini antiche e si è progressivamente sviluppata determinando il tessuto economico dell&#8217;area, con grandi ed importanti aziende del settore, tra le quali occorre ricordare, per l&#8217;importanza che tuttora mantengono, anche se in parte non più in mani biellesi, il gruppo Ermenegildo Zegna, il gruppo Cerruti 1881 e la Filatura di Pollone S.p.A., azienda quest&#8217;ultima quotata alla Borsa valori di Milano, unica azienda industriale di Biella e della sua provincia, accanto alla holding finanziaria Borgosesia S.p.A..
</p>
<p>A Biella hanno inoltre sede aziende <i>storiche</i> in altri settori, ad esempio la Banca Sella, forse ad oggi la più grande delle banche private italiane, fondata nel 1886 su ispirazione di Quintino Sella, già ministro delle finanze all&#8217;epoca di Vittorio Emanuele II, e la Birra Menabrea, una delle più antiche fabbriche di birra italiane, fondata nel lontano 1846.
</p>
<p><a name="Onorificenze"></a><br />
<h2> Onorificenze </h2>
<p>Biella è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione essendo stata insignita il 31 marzo 1980 della Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale con la seguente motivazione:[1]
</p>
<p><a name="Evoluzione_demografica"></a><br />
<h2>Evoluzione demografica</h2>
<p><a name="Musica"></a><br />
<h2> Musica </h2>
<p>A cadenza biennale si svolge a Biella il <i>concorso nazionale corale &#8220;Provincia e Città di Biella&#8221;</i> che vede la partecipazione di formazioni corali provenienti da tutta Italia.<br />
Ogni anno, invece, intorno a fine ottobre si svolge il Biella festival che richiama cantautori a autori da tutta Italia e non solo.<br />
Arrivato alla sua ottava edizione, sta acquistando sempre più importanza.
</p>
<p><a name="Sport"></a><br />
<h2> Sport </h2>
<p>Il 4 giugno 1996 la 17^ tappa del Giro d&#8217;Italia 1996 si è conclusa a Biella con la vittoria del danese Nicolay Bo Larsen.
</p>
<p>Il 25 maggio 2007 ospitò la cronoscalata del Giro d&#8217;Italia 2007, con partenza a Biella piano e arrivo al Santuario di Oropa. Vinse la tappa Danilo Di Luca.
</p>
<p>Da ricordare anche la Pallacanestro Biella, la squadra di basket della città che milita in serie A, giunta nel 2007 nei playoff italiani.
</p>
<p><a name="Personalit.C3.A0_legate_a_Biella"></a><br />
<h2>Personalità legate a Biella</h2>
<p>Tra i personaggi più significativi che abbiano avuto i natali o siano legati a Biella e dintorni  ci sono&nbsp;:
</p>
<ul>
<li> Quintino Sella, che fu ministro delle finanze sotto il regno di Vittorio Emanuele II;
</li>
<li> Rinaldo Rigola , primo segretatio della Confederazione Generale del Lavoro;
</li>
<li> Ezio Greggio , l&#8217;attore comico e presentatore televisivo , nato a Cossato;
</li>
<li> Alberto Gilardino,calciatore del Milan A.C., nato a Cossato
</li>
<li> Vittorio Pozzo, calciatore e allenatore della nazionale italiana di calcio, morto a Ponderano
</li>
<li> Amedeo Avogadro, fisico e chimico noto per aver formulato la Legge di Avogadro relativa ai gas perfetti, conte di Quaregna e Cerreto.
</li>
</ul>
<p><a name="Quartieri"></a><br />
<h2>Quartieri</h2>
<ul>
<li>Centro
</li>
<li>San Paolo
</li>
<li>Vernato
</li>
<li>Borgo
</li>
<li>Piazzo
</li>
<li>Villaggio Lamarmora
</li>
<li>Oremo
</li>
<li>Pavignano
</li>
<li>Barazzetto-Vandorno
</li>
<li>Chiavazza
</li>
<li>Riva
</li>
</ul>
<p><a name="Amministrazione_comunale"></a><br />
<h2>Amministrazione comunale</h2>
<p><a name="Gemellaggi"></a><br />
<h2> Gemellaggi </h2>
<ul>
<li>Kiryu,  Giappone
</li>
<li>Arequipa,  Perù
</li>
<li>Tourcoing,  Francia
</li>
<li>Weihai,  Cina
</li>
<li>Cagliari,  Italia
</li>
</ul>
<p><a name="Bibliografia"></a><br />
<h2>Bibliografia</h2>
<ul>
<li>
</li>
</ul>
<p><a name="Voci_correlate"></a><br />
<h2>Voci correlate </h2>
<ul>
<li> La Bessa
</li>
<li> Baragge - Bessa - Area attrezzata Brich Zumaglia - Mont Prève
</li>
</ul>
<p><a name="Altri_progetti"></a><br />
<h2> Altri progetti </h2>
<p><a name="Collegamenti_esterni"></a><br />
<h2> Collegamenti esterni </h2>
<ul>
<li>HC BIELLA
</li>
<li>Atl
</li>
<li>La strada della lana
</li>
<li>Museo del Territorio Biellese
</li>
<li>Ecomuseo del Biellese
</li>
<li>Città Studi e Università
</li>
<li>UPBeduca-Università Popolare Biellese per l&#8217;educazione continua
</li>
<li>BILUG: Linux User Group di Biella
</li>
<li>Portale Biellaclub
</li>
<li>Istituto del Nastro Azzurro - Federazione di Biella
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Andoriani &#124;&#124; monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/andoriani-monili-20/3669/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/andoriani-monili-20/3669/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 16:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[monili]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Andoriani sono una specie umanoide dell&#8217;universo fantascientifico di Star Trek. Nativi da una luna del pianeta Andor, Andoria, sono di una caratteristica carnagione blu, hanno due antenne sporgenti dal capo e un tipico taglio di capelli. Anche il loro sangue è di colore blu.


 Cultura andoriana 
Gli Andoriani si descrivono come specie storicamente violenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli <b>Andoriani</b> sono una specie umanoide dell&#8217;universo fantascientifico di Star Trek. Nativi da una luna del pianeta Andor, Andoria, sono di una caratteristica carnagione blu, hanno due antenne sporgenti dal capo e un tipico taglio di capelli. Anche il loro sangue è di colore blu.
</p>
<p><a name="Cultura_andoriana"></a><br />
<h2> Cultura andoriana </h2>
<p>Gli Andoriani si descrivono come specie storicamente violenta e incline alla guerra. Nel 2150 le loro armi non dispongono della regolazione &#8220;stordimento&#8221;.
</p>
<p>Tengono molto alla famiglia e all&#8217;unità che essa deve comporre. I matrimoni andoriani sono formati dall&#8217;unione di quattro individui. La famiglia viene unita sotto uno stesso nome denominato <i>keth</i> molto simile alla forma del &#8220;clan&#8221; terrestre.
</p>
<p>Gli andoriani hanno un dio, un essere proveniente dal pianeta Sha Ka Ree.
</p>
<p>L&#8217;Accademia per le Arti andoriana è considerata una delle migliori accademie artistiche dell&#8217;universo conosciuto. Gli Andoriani producono una particolare bevanda blu molto alcolica, detta <i>birra andoriana</i>, ed esiste anche il tè andoriano. &#8220;Andorian blues&#8221; è uno stile musicale che sembra essere ispirato alla loro razza.
</p>
<p>Gli Andoriani del film <i>Star Trek</i> indossano dei monili realizzati con delle pietre. Le donne indossano dei vestiti simili a kimono. Gli Andoriani utilizzano il <i>flabbjellah</i>, uno strumento musicale combinato con un&#8217;arma.
</p>
<p><a name="Aenar_.28The_Aenar.29"></a><br />
<h2>Aenar (The Aenar)</h2>
<p>Sottospecie degli Andoriani, privi della caratteristica pigmentazione blu, ciechi e provvisti di forti capacità telepatiche anche a distanza. Considerata una specie mitica, all&#8217;inizio del XXI secolo è stata scoperta una comunità di poche migliaia di Aenar nella parte settentrionale di Andoria protetta da un campo di energia. Sono molto riservati, non concepiscono l&#8217;uso della violenza e pochissimi Andoriani hanno incontrato un Aenar di persona.
</p>
<p><a name="Storia_andoriana"></a><br />
<h2> Storia andoriana</h2>
<p>Nel loro passato gli Andoriani hanno combattuto una guerra atomica.
</p>
<p>Hanno scoperto la propulsione a curvatura nel 1154.
</p>
<p>Il primo contatto con i Vulcaniani fu promettente, sebbene le relazioni tra i due popoli si fossero guastate rapidamente. Si sono quasi distrutti a vicenda in una guerra svoltasi nella decade del 1950; nella decade del 2060 le due specie hanno impiegato sette anni per definire un trattato.
</p>
<p>Gli Andoriani hanno terraformato un pianeta chiamato Weytahn che fu annesso dai Vulcaniani. Nel 2151 la Guardia Imperiale Andoriana ha scoperto una stazione di ascolto nel monastero vulcaniano di P&#8217;Jem e l&#8217;ha distrutta.
</p>
<p>Nel 2153 la Guardia Imperiale invia una nave stellare nella Distesa delfica per cercare di catturare l&#8217;arma degli Xindi in modo da poterla utilizzare contro i Vulcaniani. Il comandante andoriano Shran si dimostra solidale durante la crisi Xindi subita dalla Terra nel 2161.
</p>
<p>Nel 2161 gli Andoriani sono una delle razze fondatrici della Federazione dei Pianeti Uniti.
</p>
<p>Nel 2260 gli Andoriani partecipano alla conferenza di Babel.
</p>
<p>Nel 2270 molti Andoriani fanno parte dell&#8217;equipaggio della nave stellare USS <i>Enterprise</i> (NCC-1701-A), nel 2291 un dipinto di un pittore andoriano adorna la sala delle conferenza dell&#8217;Enterprise A.
</p>
<p>Nel 2371 l&#8217;Andoriano gerontologo dott. Chirurgeon Ghee P&#8217;Trell viene insignito del Premio Carrington.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Colmo (Croazia) &#124;&#124; dei dintorni di</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 12:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Colmo (Hum in croato) è un villaggio della Croazia situato nell&#8217;entroterra dell&#8217;Istria, e più precisamente nei dintorni di Pinguente (Buzet). Nei dintorni sono presenti le frazioni di Blàtina, Forsici, Latini, Buliavaz, Ruiavazzi e Bernobici.

Colmo è nota per il titolo di &#8220;città più piccola del mondo&#8221;: la sua popolazione consta all&#8217;incirca di una ventina di abitanti.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<b>Colmo</b> (<b>Hum</b> in croato) è un villaggio della Croazia situato nell&#8217;entroterra dell&#8217;Istria, e più precisamente nei dintorni di Pinguente (<i>Buzet</i>). Nei dintorni sono presenti le frazioni di Blàtina, Forsici, Latini, Buliavaz, Ruiavazzi e Bernobici.
</p>
<p>Colmo è nota per il titolo di &#8220;città più piccola del mondo&#8221;: la sua popolazione consta all&#8217;incirca di una ventina di abitanti.<br />
La città è ancora circondata da mura ed ha come unico ingresso un portone di bronzo, con tanto di battenti. All&#8217;interno vi sono due vie, qualche casa, il Museo Civico e la chiesa romanica del XII secolo di San Gerolamo.
</p>
<p>Da Colmo si snoda il Viale dei Glagoliti che, lunga circa 7 km, la collega alla città di Rozzo. Lungo la via ci sono 10 sculture che commemorano l&#8217;antica importanza di Rozzo come centro della letteratura in <b>alfabeto glagolitico</b>, ancora utilizzato in questa zona fino all&#8217;inizio del XX secolo.
</p>
<p><a name="Altri_progetti"></a><br />
<h2>Altri progetti</h2>
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		<title>Laguna di Guatavita &#124;&#124; monili</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 02:25:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Guatavita]]></category>

		<category><![CDATA[Laguna di Guatavita]]></category>

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		<description><![CDATA[
La laguna di Guatavita è un lago situato a circa 60 chilometri da Bogotà, in Colombia.
La leggenda della laguna di Guatavita narra che il popolo Muisca, prima dell&#8217;arrivo del &#8220;conquistador&#8221; Gonzalo Jiménez de Quesada, vi praticava dei riti religiosi relazionati con il culto del Sole.
In particolare lo Zipa di Guatavita si cospargeva la pelle di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La <b>laguna di Guatavita</b> è un lago situato a circa 60 chilometri da Bogotà, in Colombia.<br />
La leggenda della laguna di Guatavita narra che il popolo Muisca, prima dell&#8217;arrivo del &#8220;conquistador&#8221; Gonzalo Jiménez de Quesada, vi praticava dei riti religiosi relazionati con il culto del Sole.<br />
In particolare lo Zipa di Guatavita si cospargeva la pelle di resina e polvere d&#8217;oro e si inoltrava fino al centro del lago con una zattera da dove gettava dei monili in oro nel fondo del lago.<br />
Da questa cerimonia, di cui il primo spagnolo ad esserne informato fu Sebastian de Belalcazar, si originò il mito dell&#8217;El Dorado che deriva dalle parole in lingua spagnola &#8220;El indio Dorado&#8221;.<br />
Gli spagnoli cercarono di svuotare varie volte la laguna e trovarono vari pezzi d&#8217;oro.<br />
Anche una squadra di britannici tentò di svuotare la laguna nel 1920 ma l&#8217;operazione fu senza esito perché probabilmente la laguna cominica con altri laghi sotterranei.<br />
Attualmente la laguna di Guatavita è un&#8217;area protetta dal governo colombiano.<br />
Vi si può accedere pagando un biglietto di entrata al parco.
</p>
<p><b>Bibliografia</b>
</p>
<p>Germán Arciniegas
</p>
<p>-El caballero de El dorado – Bogotà – Compañía Grancolombiana de      ediciones S.A.  1959 221 p.</p>
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		<title>CMYK &#124;&#124; colori.</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 00:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[CMYK]]></category>

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		<description><![CDATA[
CMYK è l&#8217;acronimo per Cyan, Magenta, Yellow, BlacK, è un modello di colore detto anche di quadricromia. La scelta della lettera K per il nero, anziché la lettera B iniziale nella traduzione inglese, è stata fatta per evitare confusioni con l&#8217;iniziale del colore Blue ed è dovuta al fatto che, nella stampa, si usa un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<b>CMYK</b> è l&#8217;acronimo per <b>C</b>yan, <b>M</b>agenta, <b>Y</b>ellow, Blac<b>K</b>, è un modello di colore detto anche di <b>quadricromia</b>. La scelta della lettera <b>K</b> per il nero, anziché la lettera <b>B</b> iniziale nella traduzione inglese, è stata fatta per evitare confusioni con l&#8217;iniziale del colore <b>B</b>lue ed è dovuta al fatto che, nella stampa, si usa un procedimento di separazione dei colori per produrre tante diverse immagini quanti sono gli inchiostri usati. Nella quadricromia CMYK l&#8217;immagine corrispondente al nero è quella che contiene più dettagli e la lastra di stampa corrispondente è quindi normalmente considerata la lastra chiave, in inglese key plate. Da qui l&#8217;uso di K, con riferimento a tale lastra, per indicare il nero.
</p>
<p>I colori ottenibili con la quadricromia (sintesi sottrattiva) sono un sottoinsieme della gamma visibile, quindi non tutti i colori che vediamo possono essere realizzati con la quadricromia, così come non tutti i colori realizzati con l&#8217;insieme RGB (RED GREEN BLUE) cioè quelli che vediamo sui nostri monitor (sintesi additiva) hanno un corrispondente nell&#8217;insieme CMYK.
</p>
<p>
CMYK Sono i colori dei quattro inchiostri usati in tipografia e nelle stampanti a colori.
</p>
<p>Quando sono sovrapposti nelle diverse percentuali, i primi tre possono dare origine quasi a qualunque altro colore. Ma il 100% di tutte e tre le componenti (CMYK 100,100,100,0) non genera il nero, bensì il bistro, colore simile a una tonalità di marrone molto scura. Perciò nei processi di stampa si è aggiunto l&#8217;inchiostro di un quarto colore per avere il nero pieno (CMYK 0,0,0,100).
</p>
<p><a name="Voci_correlate"></a><br />
<h2> Voci correlate </h2>
<ul>
<li> Colorimetria
</li>
<li> RGB
</li>
<li> Sintesi additiva
</li>
<li> Sintesi sottrattiva
</li>
<li> Stampa offset
</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Tiberio Claudio Cesare Britannico &#124;&#124; tenera la cui</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 23:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Claudio]]></category>

		<category><![CDATA[monili]]></category>

		<category><![CDATA[Tiberio Claudio Cesare Britannico]]></category>

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		<description><![CDATA[Tiberio Claudio Cesare Britannico (Roma, 41 - 55), secondo figlio dell&#8217;imperatrice Valeria Messalina e di Claudio, inizialmente si chiamava Cesare; il nome Britannico gli fu dato in seguito alla conquista della Bretagna attuata da Claudio.

Secondo il racconto di Tacito, Britannico fu fatto avvelenare dal fratellastro Nerone per poter assicurarsi il trono imperiale.

Altre fonti che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Tiberio Claudio Cesare Britannico</b> (Roma, 41 - 55), secondo figlio dell&#8217;imperatrice Valeria Messalina e di Claudio, inizialmente si chiamava Cesare; il nome Britannico gli fu dato in seguito alla conquista della Bretagna attuata da Claudio.
</p>
<p>Secondo il racconto di Tacito, Britannico fu fatto avvelenare dal fratellastro Nerone per poter assicurarsi il trono imperiale.
</p>
<p>Altre fonti che non accettano la &#8220;guarigione&#8221; sostengono invece che venne stroncato, durante un banchetto, da un aneurisma provocato da una forte crisi di epilessia; male di cui Britannico soffriva sin dalla tenera età e che ne aveva minato la salute e l&#8217;aspetto fisico.
</p>
<p>L&#8217;adozione di Nerone da parte di Claudio in apparente sfavore del figlio legittimo, fu forse determinata dal suo precario stato di salute.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Haec ornamenta mea &#124;&#124; monili ecc. provengono dalle</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 20:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Haec ornamenta mea]]></category>

		<category><![CDATA[ornamenta]]></category>

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		<description><![CDATA[Haec ornamenta mea è una locuzione latina. Tradotta letteralmente, significa Questi sono i miei gioielli.

La famosissima frase è attribuita a Cornelia, figlia di Publio Cornelio Scipione Africano che sposando Tiberio Sempronio Gracco divenne la &#8220;Madre dei Gracchi&#8221;.

La frase era la risposta alle matrone romane che ostentavano monili e gioielli. Cornelia, pur appartenendo alla ricca, famosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i><b>Haec ornamenta mea</b></i> è una locuzione latina. Tradotta letteralmente, significa <i>Questi sono i miei gioielli</i>.
</p>
<p>La famosissima frase è attribuita a Cornelia, figlia di Publio Cornelio Scipione Africano che sposando Tiberio Sempronio Gracco divenne la &#8220;Madre dei Gracchi&#8221;.
</p>
<p>La frase era la risposta alle matrone romane che ostentavano monili e gioielli. Cornelia, pur appartenendo alla ricca, famosa e potente <i>gens</i> Cornelia manteneva quella romana <i>dignitas</i> di cui era ancora permeata la Repubblica e che proprio con le conquiste degli Scipioni si sarebbe corrotta per le enormi ricchezze conquistate.
</p>
<p><a name="Risorse_lessicologiche_in_rete"></a><br />
<h2> Risorse lessicologiche in rete </h2>
<ul>
<li>Vedi scheda
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Roccia &#124;&#124; rocce</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 18:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[(roccia)]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per roccia si intende un aggregato naturale di minerali cristallini e/o amorfi,particelle e solidi di vario tipo; le rocce sono sostanze non esprimibili con una formula chimica e generalmente formano masse ben indibiduabili;a seconda del processo che dà loro origine litogenesi, le rocce vengono distinte in tre grandi categorie:


Le rocce magmatiche dette anche ignee sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Per <b>roccia</b> si intende un aggregato naturale di minerali cristallini e/o amorfi,particelle e solidi di vario tipo; le rocce sono sostanze non esprimibili con una formula chimica e generalmente formano masse ben indibiduabili;a seconda del processo che dà loro origine litogenesi, le rocce vengono distinte in tre grandi categorie:
</p>
<ul>
<li>Le rocce magmatiche dette anche ignee sono le rocce generate per raffreddamento del magma,una massa silicatica fusa,contentente elementi volatili(acqua,anidride carbonica,acidi,idrogeno ecc..)che conferiscono ad essa fluidità e accelerano le reazioni chimiche. Queste rocce vengono a loro volta suddivise in rocce magmatiche intrusive o plutoniche,effusive o vulcaniche,ipoabissali o filoniane; le prime si formano all&#8217;interno della crosta terrestre o nella parte più alto del mantello terrestree sono caratterizzate da un lento raffreddamento che favorisce la crescita dei cristalli al loro interno,tipiche rocce di questo tipo sono i  graniti, le sieniti, le dioriti, le quarzo-dioriti; le seconde invece si formano in seguito ad un eruzione o a una colata lavica e pertanto subiscono un raffreddamento rapidissimo che &#8220;congela&#8221; parte della roccia in uno stato amorfo. Ci sono poi le rocce filoniane o ipoabissali, che solidificando in sotto la superficie terrestre ma in piccole cavità hanno un raffreddamento abbastanza veloce. Le rocce magmatiche costituiscono la quasi totalità della crosta e del mantello terrestre. Esempi ne sono il basalto ed il granito.
</li>
<li>Le rocce sedimentarie sono le rocce generate per sedimentazione di detriti inorganici, organici e sali minerali, consolidati dalla successiva o contemporanea deposizione/precipitazione di una sostanza cementante. Si tratta in sostanza di antichi  sedimenti litificati. Sono le rocce più diffuse sulla superficie terrestre in quanto coprono oltre l&#8217;80% delle terre emerse. Alcuni esempi sono la dolomia e il conglomerato.
</li>
<li>Le rocce metamorfiche sono rocce magmatiche o sedimentarie che sono state portate in condizioni termodinamiche (pressione e temperatura) diverse da quelle presenti al momento della litificazione della roccia. In seguito a questi cambiamenti la roccia subisce trasformazioni chimiche e fisiche che ne alterano ad esempio la composizione mineralogica o l&#8217;isotropia. Alcuni esempi sono le filladi e il marmo.
</li>
</ul>
<p>Quando si studiano le rocce, sono tre le regole fondamentali da tenere a mente:
</p>
<ul>
<li> Il principio di Lloyd, cioè le rocce si formano oggi con le stesse modalità con cui si sono formate in passato: temperatura, pressione, acqua e ossigeno agiscono sempre nello stesso modo
</li>
<li> Rocce di diversa origine e dalle diverse caratteristiche possono trovarsi a stretto contatto
</li>
<li> La natura di una roccia non dipende solo dalla sua origine, ma anche dalle condizioni in cui viene a trovarsi
</li>
</ul>
<p>All’interno delle singole categorie le rocce vengono classificate per caratteristiche chimiche, tessiturali o genetiche.
</p>
<p><a name="Voci_correlate"></a><br />
<h2>Voci correlate</h2>
<ul>
<li>Geologia
</li>
<li>Petrografia
</li>
<li>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bestresearchpro.com/roccia-rocce/3663/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Museo archeologico nazionale di Orvieto &#124;&#124; monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/museo-archeologico-nazionale-di-orvieto-monili-12/3662/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/museo-archeologico-nazionale-di-orvieto-monili-12/3662/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 13:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[archeologico]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il Museo archeologico nazionale di Orvieto è sito nel Palazzo papale di Orvieto in Piazza Duomo.

L&#8217;edificio papale risale alla fine del Duecento e conserva collezioni archeologiche dei dintorni di Orvieto.

Nell&#8217;interno sono stati ricomposti in due sale affreschi provenienti da due tombe etrusche (probabilmente e verosimilmente dei dintorni della cittadina umbra).

Alcuni materiali (ceramiche, bronzi, monili, ecc.) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il <b>Museo archeologico nazionale di Orvieto</b> è sito nel Palazzo papale di Orvieto in Piazza Duomo.
</p>
<p>L&#8217;edificio papale risale alla fine del Duecento e conserva collezioni archeologiche dei dintorni di Orvieto.
</p>
<p>Nell&#8217;interno sono stati ricomposti in due sale affreschi provenienti da due tombe etrusche (probabilmente e verosimilmente dei dintorni della cittadina umbra).
</p>
<p>Alcuni materiali (ceramiche, bronzi, monili, ecc.) provengono dalle Necropoli del Crocifisso del Tufo e di Cannicella (necropoli site nei dintorni di Orvieto).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Scienza dei materiali &#124;&#124; materiali ceramiche bronzi monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/scienza-dei-materiali-materiali-ceramiche-bronzi-monili/3661/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 07:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[dei]]></category>

		<category><![CDATA[monili]]></category>

		<category><![CDATA[Scienza dei materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[La scienza dei materiali è un vasto campo basato sulla chimica, sulla fisica e in parte sull&#8217;ingegneria. Questa scienza tratta la progettazione, la produzione e l&#8217;uso di tutte le classi esistenti di materiali (inclusi i metalli, le ceramiche, i semiconduttori, i polimeri e i biomateriali) e l&#8217;interagire dei materiali con l&#8217;ambiente, la salute, l&#8217;economia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <b>scienza dei materiali</b> è un vasto campo basato sulla <i>chimica</i>, sulla <i>fisica</i> e in parte sull&#8217;<i>ingegneria</i>. Questa scienza tratta la progettazione, la produzione e l&#8217;uso di tutte le classi esistenti di materiali (inclusi i metalli, le ceramiche, i semiconduttori, i polimeri e i biomateriali) e l&#8217;interagire dei materiali con l&#8217;ambiente, la salute, l&#8217;economia e l&#8217;industria. Viene anche posta attenzione sull&#8217;utilizzo di metodiche analitiche, distruttive o non distruttive, di natura meccanica, chimica o fisica necessarie per lo studio delle proprietà dei materiali e per la determinazione della conformità relativa agli standard d&#8217;uso specifici.
</p>
<p>La scienza dei materiali è focalizzata sullo studio della struttura microscopica dei materiali e le relazioni esistenti tra sintesi, lavorazione e proprietà finali dei materiali. Si possono definire in questi campi una fisica e una chimica esclusive dei materiali. Tutte le proprietà importanti per uno scienziato dei materiali sono quelle riguardanti le componenti strutturali-sensitive dei materiali che possono essere modificate significativamente tramite un cambiamento della composizione chimica del materiale, un cambiamento della disposizione atomica o molecolare tramite l&#8217;uso delle nanotecnologie per ottenere configurazioni cristalline (es. quarzo) oppure configurazioni amorfe (es. vetro). Altre modificazioni strutturali in grado di modificare le proprietà dei materiali sono le dimensioni, la forma e l&#8217;orientazione di un materiale cristallino o ancora il cambiamento di altre proprietà macroscopiche di un materiale solido.
</p>
<p>Per capire quali proprietà di un materiale possono essere migliorate è necessario dapprima comprendere la relazione che esiste tra struttura del materiale e caratteristiche chimico-fisiche dello stesso, inoltre bisogna sapere come si può controllarne la struttura tramite trattamenti chimici, termici, meccanici o altre operazioni.
</p>
<p>Alla base della scienza dei materiali c&#8217;è l&#8217;empirismo e l&#8217;esperimentazione come base per la scoperta di nuovi materiali. Da questo ultimo punto di vista si può inserire la scienza dei materiali in quella classe di scienze sperimentali quali fisica, chimica ecc. ecc. Nuove classi di materiali tipo superfluidi, semiconduttori, superconduttori e alcune leghe funzionanti ad alte temperature trovano le loro radici nella moderna scienza dei materiali.
</p>
<p>A scopo informativo si fà notare che oggi esiste una relazione molto stretta tra crescita economica e progresso nella scienza dei materiali. È stato calcolato che nei paesi a economia avanzata l&#8217;attività nel campo dei materiali innovativi (elettronici, magnetici, ottici, per usi energetici, catalitici e ambientali) contribuisce in modo diretto o indiretto a formare il 30 o addirittura il 40% della ricchezza di una nazione.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pietra saponaria &#124;&#124; monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/pietra-saponaria-monili-12/3660/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/pietra-saponaria-monili-12/3660/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 04:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bestresearchpro.com/pietra-saponaria-monili-12/3660</guid>
		<description><![CDATA[
La pietra saponaria corrisponde alla steatite che deve il suo nome al termine greco antico &#8220;stear&#8221; che significa grasso. È una pietra molto tenera la cui durezza nella scala di Mohs (da 1 a 10) è 1.
Questa pietra è una specie di talco che è stata adoperata in specialmodo durante la protostoria per realizzare monili. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La <b>pietra saponaria</b> corrisponde alla steatite che deve il suo nome al termine greco antico &#8220;stear&#8221; che significa grasso. È una pietra molto tenera la cui durezza nella scala di Mohs (da 1 a 10) è 1.<br />
Questa pietra è una specie di talco che è stata adoperata in specialmodo durante la protostoria per realizzare monili. Ne esistono di diversi colori. In Nord Italia è diffusa nei colori rosso e verde chiaro e si rinviene spesso associata ad affioramenti di rocce ofiolitiche tipiche del Basso Piemonte e dell&#8217;entroterra della Liguria.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bestresearchpro.com/pietra-saponaria-monili-12/3660/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Campionato italiano femminile di hockey su ghiaccio 2005-06 &#124;&#124; Basso Piemonte e</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/campionato-italiano-femminile-di-hockey-su-ghiaccio-2005-06-basso-piemonte-e/3659/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/campionato-italiano-femminile-di-hockey-su-ghiaccio-2005-06-basso-piemonte-e/3659/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 02:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[2005-06]]></category>

		<category><![CDATA[Campionato]]></category>

		<category><![CDATA[Di]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bestresearchpro.com/campionato-italiano-femminile-di-hockey-su-ghiaccio-2005-06-basso-piemonte-e/3659</guid>
		<description><![CDATA[Nella stagione 2005-06, il Campionato italiano femminile di hockey su ghiaccio prevedeva la sola serie A.





Contents


1 Serie A

1.1 Classifica finale Regular Season
1.2 Play-Off

1.2.1 Semifinali
1.2.2 Finali

1.2.2.1 3°/4° Posto
1.2.2.2 1°/2° Posto






2 Voci correlate





Serie A
Solo quattro le squadre al via: Eagles Ice Team Bolzano, Agordo Hockey, HC Lario Halloween e HC All Stars Piemonte. La stagione è iniziata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella stagione <b>2005-06</b>, il Campionato italiano femminile di hockey su ghiaccio prevedeva la sola serie A.
</p>
<table summary="Contents">
<tr>
<td>
<div>
<h2>Contents</h2>
</div>
<ul>
<li><a href="#Serie_A">1 Serie A</a>
<ul>
<li><a href="#Classifica_finale_Regular_Season">1.1 Classifica finale Regular Season</a></li>
<li><a href="#Play-Off">1.2 Play-Off</a>
<ul>
<li><a href="#Semifinali">1.2.1 Semifinali</a></li>
<li><a href="#Finali">1.2.2 Finali</a>
<ul>
<li><a href="#3.C2.B0.2F4.C2.B0_Posto">1.2.2.1 3°/4° Posto</a></li>
<li><a href="#1.C2.B0.2F2.C2.B0_Posto">1.2.2.2 1°/2° Posto</a></li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
<li><a href="#Voci_correlate">2 Voci correlate</a></li>
</ul>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Serie_A"></a><br />
<h2>Serie A</h2>
<p>Solo quattro le squadre al via: Eagles Ice Team Bolzano, Agordo Hockey, HC Lario Halloween e HC All Stars Piemonte. La stagione è iniziata al termine della EWHL, l&#8217;Alpenliga al femminile. Un girone di andata e ritorno determina la griglia dei play-off, con semifinali e finale.
</p>
<p><a name="Classifica_finale_Regular_Season"></a><br />
<h3>Classifica finale <i>Regular Season</i></h3>
<table>
<tr>
<td><b>Squadra</b></td>
<td><b>Pt.</b></td>
<td><b>Vinte</b></td>
<td><b>Nulle</b></td>
<td><b>Perse</b></td>
<td><b>GF</b></td>
<td><b>GS</b></p>
<tr>
<td align="center">Agordo</td>
<td align="center">11</td>
<td align="center">5</td>
<td align="center">1</td>
<td align="center">0</td>
<td align="center">29</td>
<td align="center">7</p>
<tr>
<td align="center">Bolzano</td>
<td align="center">9</td>
<td align="center">4</td>
<td align="center">1</td>
<td align="center">1</td>
<td align="center">32</td>
<td align="center">7</p>
<tr>
<td align="center">Halloween</td>
<td align="center">3</td>
<td align="center">1</td>
<td align="center">1</td>
<td align="center">4</td>
<td align="center">9</td>
<td align="center">29</p>
<tr>
<td align="center">Piemonte</td>
<td align="center">1</td>
<td align="center">0</td>
<td align="center">1</td>
<td align="center">5</td>
<td align="center">9</td>
<td align="center">36&lt;/table&gt;<br />
<a name="Play-Off"></a><br />
<h3>Play-Off</h3>
<p><a name="Semifinali"></a><br />
<h4>Semifinali</h4>
<pre><b>Gara 1</b> - 23 dicembre 2005
Eagles Bolzano - HC Lario Halloween 8-2
Agordo Hockey - HC All Stars Piemonte 5-0
</pre>
<pre><b>Gara 2</b> - 7 gennaio 2006
HC Lario Halloween - Eagles Bolzano 0-4
HC All Stars Piemonte - Agordo Hockey 2-5
</pre>
<p><a name="Finali"></a><br />
<h4>Finali</h4>
<p><a name="3.C2.B0.2F4.C2.B0_Posto"></a><br />
<h5>3°/4° Posto<b></b></h5>
<pre><b>Gara 1</b> - 15 gennaio 2006
HC Lario Halloween - HC All Stars Piemonte 2-3
</pre>
<pre><b>Gara 2</b> - 22 gennaio 2006
HC All Stars Piemonte - HC Lario Halloween 1-2
</pre>
<pre><b>Gara 3</b> - 8 aprile 2006&sup1;
HC Lario Halloween - HC All Stars Piemonte 2-1 d.r.
</pre>
<p>&sup1; la gara, inizialmente prevista per il 29 gennaio, è slittata prima a causa dei problemi al palaghiaccio di Como dovuti ad un&#8217;abbondante nevicata, poi per la partecipazione della nazionale alle Olimpiadi di Torino.
</p>
<p><a name="1.C2.B0.2F2.C2.B0_Posto"></a><br />
<h5>1°/2° Posto</h5>
<pre><b>Gara 1</b> - 14 gennaio 2006
Agordo Hockey - Eagles Bolzano 1-4
</pre>
<pre><b>Gara 2</b> - 22 gennaio 2006
Eagles Bolzano - Agordo Hockey 9-2
</pre>
<p>L&#8217;<b>Hockey Club Eagles Bolzano</b> vince il suo settimo titolo. <b>Formazione campione d&#8217;Italia</b>: Luana Frasnelli, Giulia Mazzocchi e Doris Pernter (<i>portieri</i>); Maria Grazia Alberghina, Valentina Bettarini, Alessandra De David, Francesca Dolce, Anna Florian, Elena Landi, Anne Pallaoro, Elisa Pavan e Katharina Sparer (<i>difensori</i>); Evelyn Bazzanella, Karin Bianchini, Celeste Bissardella, Sabina Florian, Valeria Guglielmino, Barbara Hafner, Sabrina Hofer, Waltraud Kaser, Maria Leitner, Kathrin Rainer, Franziska Schatzer e Silvia Toffano (<i>attaccanti</i>).
</p>
<p><a name="Voci_correlate"></a><br />
<h2> Voci correlate </h2>
<ul>
<li>Campionato italiano femminile di hockey su ghiaccio
</li>
<li>Campionato italiano di hockey su ghiaccio 2005-06</li>
</ul>
</td>
</tr>
</td>
</tr>
</td>
</tr>
</td>
</tr>
</td>
</tr>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bestresearchpro.com/campionato-italiano-femminile-di-hockey-su-ghiaccio-2005-06-basso-piemonte-e/3659/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Brixia Tour 2007 &#124;&#124; Alcuni materiali ceramiche</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/brixia-tour-2007-alcuni-materiali-ceramiche/3658/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/brixia-tour-2007-alcuni-materiali-ceramiche/3658/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 01:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Brixia]]></category>

		<category><![CDATA[Brixia Tour 2007]]></category>

		<category><![CDATA[Tour]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bestresearchpro.com/brixia-tour-2007-alcuni-materiali-ceramiche/3658</guid>
		<description><![CDATA[La settima edizione del Brixia Tour, svoltasi dal 26 al 29 luglio è stata vinta da Davide Rebellin, il ciclista veneto che si è sempre distinto nella corsa bresciana giunge dopo le quattro tappe in programma al suo secondo successo consecutivo finale davanti ad Anzà e Carrara.





Contents


1 Cronologia
2 Le Tappe
3 Statistiche
4 Classifica Generale Finale
5 1^ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La settima edizione del Brixia Tour, svoltasi dal 26 al 29 luglio è stata vinta da Davide Rebellin, il ciclista veneto che si è sempre distinto nella corsa bresciana giunge dopo le quattro tappe in programma al suo secondo successo consecutivo finale davanti ad Anzà e Carrara.
</p>
<table summary="Contents">
<tr>
<td>
<div>
<h2>Contents</h2>
</div>
<ul>
<li><a href="#Cronologia">1 Cronologia</a></li>
<li><a href="#Le_Tappe">2 Le Tappe</a></li>
<li><a href="#Statistiche">3 Statistiche</a></li>
<li><a href="#Classifica_Generale_Finale">4 Classifica Generale Finale</a></li>
<li><a href="#1.5E_tappa">5 1^ tappa</a></li>
<li><a href="#2.5E_tappa_1.5E_semitappa">6 2^ tappa 1^ semitappa</a></li>
<li><a href="#2.5E_tappa_2.5E_semitappa">7 2^ tappa 2^ semitappa</a></li>
<li><a href="#3.5E_tappa">8 3^ tappa</a></li>
<li><a href="#3.5E_tappa_2">9 3^ tappa</a></li>
<li><a href="#4.5E_tappa">10 4^ tappa</a></li>
<li><a href="#Squadre">11 Squadre</a></li>
</ul>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Cronologia"></a><br />
<h2>Cronologia</h2>
<ul>
<li>Edizione Precedente
</li>
<li>Edizione Successiva
</li>
</ul>
<p><a name="Le_Tappe"></a><br />
<h2>Le Tappe</h2>
<ul>
<li>1^ tappa: Brescia – Toscolano Maderno 157,4 km
</li>
<li>2^ tappa 1^ semitappa: Esine – Breno 81,5 km
</li>
<li>2^ tappa 2^ semitappa: Pian Camuno – Borno 98,4 km
</li>
<li>3^ tappa: Concesio – Passo Maniva 156,5 km
</li>
<li>4^ tappa: Pisogne – Darfo Boario Terme 184,5 km
</li>
</ul>
<p><a name="Statistiche"></a><br />
<h2>Statistiche</h2>
<ul>
<li>Iscritti: 182
</li>
<li>Partiti: 181
</li>
<li>Arrivati: 135
</li>
<li>Kilometroaggio: 675,800
</li>
<li>Tempo Impiegato dal Vincitore: 16h 19&#8242;19&#8243;
</li>
<li>Media: 41,393 km/h
</li>
</ul>
<p><a name="Classifica_Generale_Finale"></a><br />
<h2>Classifica Generale Finale</h2>
<table>
<tr>
<th>
</th>
<th>Ciclista
</th>
<th>Nazionalità
</th>
<th>Tempo
</th>
</tr>
<tr>
<td><b>1</b>
</td>
<td>Davide Rebellin
</td>
<td>
</td>
<td align="right"> 16h 19&#8242;19&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>2</b>
</td>
<td>Santo Anzà
</td>
<td>
</td>
<td align="right"> + 0&#8242;13&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>3</b>
</td>
<td>Matteo Carrara
</td>
<td>
</td>
<td align="right"> + 1&#8242;12&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>4</b>
</td>
<td>Ruslan Pidgornyy
</td>
<td>
</td>
<td align="right"> + 1&#8242;17&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>5</b>
</td>
<td>Paolo Bailetti
</td>
<td>
</td>
<td align="right"> + 1&#8242;19&#8243;
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="1.5E_tappa"></a><br />
<h2>1^ tappa</h2>
<table>
<tr>
<th>
</th>
<th>Ciclista
</th>
<th>Nazionalità
</th>
<th>Team
</th>
<th>Tempo
</th>
</tr>
<tr>
<td><b>1</b>
</td>
<td>Davide Rebellin
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Gerolsteiner
</td>
<td align="right"> 3h 41&#8242;39&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>2</b>
</td>
<td>Paolo Bailetti
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Team L.P.R
</td>
<td align="right">s.t.
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>3</b>
</td>
<td>Alessandro Bertolini
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Selle Italia-Serramenti
</td>
<td align="right">s.t.
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="2.5E_tappa_1.5E_semitappa"></a><br />
<h2>2^ tappa 1^ semitappa</h2>
<table>
<tr>
<th>
</th>
<th>Ciclista
</th>
<th>Nazionalità
</th>
<th>Team
</th>
<th>Tempo
</th>
</tr>
<tr>
<td><b>1</b>
</td>
<td>Giovanni Visconti
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Quick Step - Innergetic
</td>
<td align="right"> 1h 41&#8242;19&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>2</b>
</td>
<td>Fabio Baldato
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Lampre-Fondital
</td>
<td align="right">s.t
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>3</b>
</td>
<td>Antoni D&#8217;Aniello
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Ceramiche Flaminia
</td>
<td align="right">
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="2.5E_tappa_2.5E_semitappa"></a><br />
<h2>2^ tappa 2^ semitappa</h2>
<table>
<tr>
<th>
</th>
<th>Ciclista
</th>
<th>Nazionalità
</th>
<th>Team
</th>
<th>Tempo
</th>
</tr>
<tr>
<td><b>1</b>
</td>
<td>Emanuele Sella
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Ceramiche Panaria-Naviga
</td>
<td align="right"> 2h 30&#8242;45&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>2</b>
</td>
<td>Santo Anzà
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Selle Italia-Serramenti
</td>
<td align="right">
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>3</b>
</td>
<td>Fortunato Baliani
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Ceramiche Panaria-Naviga
</td>
<td align="right">
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="3.5E_tappa"></a><br />
<h2>3^ tappa</h2>
<table>
<tr>
<th>
</th>
<th>Ciclista
</th>
<th>Nazionalità
</th>
<th>Team
</th>
<th>Tempo
</th>
</tr>
<tr>
<td><b>1</b>
</td>
<td>Davide Rebellin
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Gerolsteiner
</td>
<td align="right"> 3h 41&#8242;39&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>2</b>
</td>
<td>Paolo Bailetti
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Team L.P.R
</td>
<td align="right">s.t.
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>3</b>
</td>
<td>Alessandro Bertolini
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Selle Italia-Serramenti
</td>
<td align="right">s.t.
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="3.5E_tappa_2"></a><br />
<h2>3^ tappa</h2>
<table>
<tr>
<th>
</th>
<th>Ciclista
</th>
<th>Nazionalità
</th>
<th>Team
</th>
<th>Tempo
</th>
</tr>
<tr>
<td><b>1</b>
</td>
<td>Ruslan Pidgornyy
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Tenax
</td>
<td align="right"> 4h 01&#8242;10&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>2</b>
</td>
<td>Davide Rebellin
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Gerolsteiner
</td>
<td align="right">a 3&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>3</b>
</td>
<td>Santo Anzà
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Selle Italia-Serramenti
</td>
<td align="right">a 6&#8243;
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="4.5E_tappa"></a><br />
<h2>4^ tappa</h2>
<table>
<tr>
<th>
</th>
<th>Ciclista
</th>
<th>Nazionalità
</th>
<th>Team
</th>
<th>Tempo
</th>
</tr>
<tr>
<td><b>1</b>
</td>
<td>Francesco Chicchi
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Liquigas
</td>
<td align="right"> 4h 24&#8242;31&#8243;
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>2</b>
</td>
<td>Mattia Gavazzi
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Kio Ene-Tonazzo-DMT
</td>
<td align="right">s.t.
</td>
</tr>
<tr>
<td><b>3</b>
</td>
<td>Mirco Lorenzetto
</td>
<td>
</td>
<td align="center">Team Milram
</td>
<td align="right">s.t.
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Squadre"></a><br />
<h2>Squadre</h2>
<ul>
<li>Team Pro Tour
</li>
</ul>
<ul>
<li>Astana
</li>
<li>Gerolsteiner
</li>
<li>Lampre-Fondital
</li>
<li>Liquigas
</li>
<li>Quick Step-Innergetic
</li>
<li>Team Milram
</li>
<li>Unibet.com
</li>
</ul>
<ul>
<li>Continental Team
</li>
</ul>
<ul>
<li>Acqua e Sapone
</li>
<li>Barloworld
</li>
<li>Ceramiche Flaminia
</li>
<li>Ceramiche Panaria
</li>
<li>Drapac Porsche Development Pt. Australia
</li>
<li>Skil Shimano
</li>
<li>Selle Italia Diquigivanni
</li>
<li>Team L.P.R.
</li>
<li>Team Tinckoff
</li>
<li>Tenax
</li>
</ul>
<ul>
<li>Professional Team
</li>
</ul>
<ul>
<li>Amore e Vita
</li>
<li>Adria Mobil
</li>
<li>Cinelli Endeka OPD
</li>
<li>Kio Ene
</li>
<li>Mapamap Bant Profi
</li>
<li>Miche
</li>
<li>Team Universal Caffé-Ecopetrol
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bestresearchpro.com/brixia-tour-2007-alcuni-materiali-ceramiche/3658/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Castiglioni &#124;&#124; della cittadina umbra .</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/castiglioni-della-cittadina-umbra/3657/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/castiglioni-della-cittadina-umbra/3657/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 01:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[monili]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bestresearchpro.com/castiglioni-della-cittadina-umbra/3657</guid>
		<description><![CDATA[
Castiglioni è un toponimo comune a diversi comuni italiani:


 Castiglioni è una frazione di Arcevia, Castignano, Colli a Volturno, Nocera Umbra e Sassoferrato

 Rifugio Castiglioni E. all&#8217;Alpe Devero è una frazione di Baceno

 Rifugio Marmolada - Castiglioni è una frazione di Canazei


Castiglioni è un diffusissimo cognome lombardo, relativo ad esempio a:


 Achille Castiglioni - Architetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<b>Castiglioni</b> è un toponimo comune a diversi comuni italiani:
</p>
<ul>
<li> Castiglioni è una frazione di Arcevia, Castignano, Colli a Volturno, Nocera Umbra e Sassoferrato
</li>
<li> Rifugio Castiglioni E. all&#8217;Alpe Devero è una frazione di Baceno
</li>
<li> Rifugio Marmolada - Castiglioni è una frazione di Canazei
</li>
</ul>
<p><b>Castiglioni</b> è un diffusissimo cognome lombardo, relativo ad esempio a:
</p>
<ul>
<li> Achille Castiglioni - Architetto e designer
</li>
<li> Giovanni Castiglioni - Fondatore della Cagiva
</li>
<li> Angelo e Alfredo Castiglioni - Archeologi, etnologi e antropologi
</li>
</ul>
<p><a name="Voci_correlate"></a><br />
<h2> Voci correlate </h2>
<ul>
<li> Castiglion
</li>
<li> Castiglione
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bestresearchpro.com/castiglioni-della-cittadina-umbra/3657/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Atri &#124;&#124; monili</title>
		<link>http://www.bestresearchpro.com/atri-monili-17/3656/</link>
		<comments>http://www.bestresearchpro.com/atri-monili-17/3656/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2008 22:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bestresearchpro.com/atri-monili-17/3656</guid>
		<description><![CDATA[

Atri è un comune di 11.378 abitanti della provincia di Teramo.





Contents


1 Descrizione
2 Storia
3 Il Duomo di Atri: la Basilica Cattedrale dell&#8217;Assunta
4 Chiese
5 Altri monumenti
6 I musei
7 Parchi e zone panoramiche
8 Biblioteche
9 Prodotti tipici
10 Evoluzione demografica
11 Cittadini illustri
12 Curiosità
13 Altri progetti
14 Collegamenti esterni





Descrizione
Già Ducato, Città d&#8217;Arte, è un&#8217;antica cittadina del Medio Adriatico.  
Nel suo comprensorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p>
<b>Atri</b> è un comune di 11.378 abitanti della provincia di Teramo.
</p>
<table summary="Contents">
<tr>
<td>
<div>
<h2>Contents</h2>
</div>
<ul>
<li><a href="#Descrizione">1 Descrizione</a></li>
<li><a href="#Storia">2 Storia</a></li>
<li><a href="#Il_Duomo_di_Atri:_la_Basilica_Cattedrale_dell.27Assunta">3 Il Duomo di Atri: la Basilica Cattedrale dell&#8217;Assunta</a></li>
<li><a href="#Chiese">4 Chiese</a></li>
<li><a href="#Altri_monumenti">5 Altri monumenti</a></li>
<li><a href="#I_musei">6 I musei</a></li>
<li><a href="#Parchi_e_zone_panoramiche">7 Parchi e zone panoramiche</a></li>
<li><a href="#Biblioteche">8 Biblioteche</a></li>
<li><a href="#Prodotti_tipici">9 Prodotti tipici</a></li>
<li><a href="#Evoluzione_demografica">10 Evoluzione demografica</a></li>
<li><a href="#Cittadini_illustri">11 Cittadini illustri</a></li>
<li><a href="#Curiosit.C3.A0">12 Curiosità</a></li>
<li><a href="#Altri_progetti">13 Altri progetti</a></li>
<li><a href="#Collegamenti_esterni">14 Collegamenti esterni</a></li>
</ul>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="Descrizione"></a><br />
<h2>Descrizione</h2>
<p>Già Ducato, Città d&#8217;Arte, è un&#8217;antica cittadina del Medio Adriatico. <br /> <br />
Nel suo comprensorio sono incluse le frazioni di Casoli (la più popolosa), Fontanelle, San Giacomo, Santa Margherita e Treciminiere.<br />
Parte del suo territorio ricade nel perimetro della Comunità montana zona &#8220;N&#8221; <i>del Vomano, Fino e Piomba</i>. La cittadina, che si trova nei pressi dell&#8217;area metropolitana di Pescara, è raggiungibile attraverso l&#8217;autostrada A/14 Adriatica, uscendo al casello Atri-Pineto. <br />
Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Pineto-Atri (10 km.) e Pescara Centrale (20 km.). <br />
L&#8217;aeroporto di Pescara dista circa 20 chilometri. <br />
La città sorge su tre colli che s&#8217;affaciano sul mare Adriatico e su maestosi calanchi. <br />
È parte del Consorzio turistico delle Terre del Cerrano, la cosiddetta &#8220;Costa Giardino&#8221;. <br />
Dal centro di Atri si raggiungono in 10 minuti d&#8217;auto le belle spiagge di sabbia del Cerrano, dove sorge ancora la cinquecentesca Torre di Cerrano, fatta erigere da Carlo V nell&#8217;area dell&#8217;antico porto romano di Atri. <br /> <br />
In cinque minuti si raggiunge la suggestiva Oasi Wwf dei Calanchi di Atri.
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<p><a name="Storia"></a><br />
<h2>Storia</h2>
<p>Atri è una delle città d&#8217;arte più antiche dell&#8217;Abruzzo adriatico e dell&#8217;intero Centro Italia.
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<p>Furono gli Illiri, provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e IX sec. a.C., a dare il nome alla città, la cui forma più antica, Hatria, deriva da Hatranus o Hadranus, divinità illirico-sicula raffigurata sulle monete cittadine, le più antiche dei popoli italici, coniate, secondo molti studiosi, tra il VI e il IV sec. a.C.. Atri si contende con Adria (RO) l&#8217;onore di aver dato il nome al mare Adriatico.
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<p>In seguito arrivarono le migrazioni umbro-sabelliche, a loro volta soppiantate dai Piceni, i cui corredi funerari possono farsi risalire al VII secolo a.C..
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<p>Atri ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi; i più bei monili etruschi rinvenuti ad Atri sono conservati al British Museum di Londra.
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<p>Entrò a fare parte, con Ascoli ed Ancona, della Confederazione Picena. Il suo importante porto gli permise di vantare una temuta flotta e di avere contatto con la Grecia.<br />
Ben presto, però, si staccò dalla Confederazione e si alleò strettamente con Roma, la quale cercava caposaldi e sbocchi sull&#8217;Adriatico; nel 289 a.C. Hatria divenne colonia latina alla quale Roma permise, tra l&#8217;altro, di continuare a battere moneta. Si distinse in battaglia accumulando premi e privilegi.
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<p>Nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante dell&#8217;Italia centrale, diede origine alla famiglia dell&#8217;imperatore Adriano che la riteneva sua seconda patria ed in essa ricoprì la carica di quinquennale a vita e di curator muneris pubblici.
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<p>L&#8217;Ager Hatrianus si estendeva a Nord fino al fiume Vomano, a Sud fino al fiume Saline, mentre il confine occidentale coincideva con le pendici del Gran Sasso.<br />
Nel Basso Medioevo patì un lungo periodo di decadenza e di abbandono.<br />
Fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città la quale, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Conti d&#8217;Apruzio.
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<p>Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa. Nel 1251 papa Innocenzo IV istituì la Diocesi e concesse autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell&#8217;antico agro coloniale romano. L&#8217;anno successivo la Diocesi di Atri fu unita &#8220;ad invicem&#8221; a quella di Penne.
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<p>Nel 1305 fu completata la maestosa Cattedrale, monumento nazionale, dedicata a Santa Maria Assunta e celebre per il pregevole ciclo di affreschi quattrocenteschi dell&#8217;artista abruzzese Andrea De Litio.
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<p>Nel 1395, Atri fu venduta per 35.000 ducati al Conte di S. Flaviano Antonio Acquaviva, che fu il primo di 19 duchi, i quali dal 1455 ottennero per matrimonio la contea di Conversano, dove stabilirono la propria residenza. La famiglia Acquaviva dalla fine del XV secolo aggiunse al proprio cognome l&#8217;appellativo <i>d&#8217;Aragona</i> quale segno perpetuo di riconoscimento, da parte del re di Napoli Ferdinando I, del coraggio mostrato in battaglia da Andrea Matteo.
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<p>Nel 1757 Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli, fino al momento in cui entrò a fare parte del Regno d&#8217;Italia.
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<p><a name="Il_Duomo_di_Atri:_la_Basilica_Cattedrale_dell.27Assunta"></a><br />
<h2>Il Duomo di Atri: la Basilica Cattedrale dell&#8217;Assunta</h2>
<p>La maestosa Basilica Cattedrale di “Santa Maria Assunta”, Monumento Nazionale (r.d. n. 84 del 19/02/1899), è stata eretta nel sec. XIII su un precedente tempio romanico. Costruita in pietra, presenta, al suo interno, tre navate. Nell&#8217;abside è conservato il celebre ciclo d&#8217;affreschi di Andrea De Litio (seconda metà del sec. XV), la più prestigiosa opera pittorica d&#8217;Abruzzo. La Cattedrale riveste assoluta rilevanza anche sotto il puro aspetto religioso perché, come la Basilica di “S. Pietro” in Roma, ha una Porta Santa (sul lato Sud dell&#8217;edificio), che viene aperta ogni anno, a metà agosto, in occasione della festa dell&#8217;Assunta. Al lato Nord svetta l&#8217;imponente campanile (alto m. 56). A lato ovest si estende il suggestivo chiostro a due ordini, opera dei Cistercensi.
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<p><a name="Chiese"></a><br />
<h2>Chiese</h2>
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<li>S. Chiara d&#8217;Assisi con annesso convento delle Clarisse sec. XII
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<li>S. Francesco d&#8217;Assisi secc. XIII-XVII con maestosa scalinata d&#8217;accesso e con resti dell&#8217;annesso convento dei Francescani
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<li>S. Giovanni Battista (o S. Domenico) sec. XIII con annesso convento dei Domenicani, custodisce un pregevole organo
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<li>S. Agostino sec. XIV (oggi utilizzata come auditorium)
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<li>S. Nicola sec. XII (la più antica della città)
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<li>S. Spirito (o S. Rita) sec. XVIII
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<li>S. Reparata sec. XVII (famosa per un bellissimo baldacchino in legno di noce datato 1677, opera di Carlo Riccione, allievo del Bernini).
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<li>S. Andrea Apostolo sec. XIV (sconsacrata)
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<li>S. Rocco sec. XIII
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<li>Cappella dei Caduti di San Liberatore sec. XVI
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<li>Inoltre nelle contrade e nelle frazioni vi sono molte chiese con antica tradizione e patrimoni archivistici e lignei di notevole importanza (Casoli,S.Margherita,S.Giacomo,Fontanelle,Treciminiere).
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<p><a name="Altri_monumenti"></a><br />
<h2>Altri monumenti</h2>
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<li>Sparse nel territorio del comune, diverse fontane archeologiche sec. X a.c. (come la Canale e la Pila, sulla strada per Pineto).
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<li>Palazzo Ducale (sede del municipio) con il torrione civico sec. XIV
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<li>Il Teatro Romano (area archeologica) sec. III - II a.c.
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<li>Il Teatro Comunale sec. XIX
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<li>Palazzo Luigi Illuminati (oggi sede del tribunale) sec. XIX
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<li>Auditorium di Sant&#8217;Agostino sec. XIV
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<li>Palazzo Cardinal Cicada sec. XIX
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<li>Monumento ai Caduti in piazza Francesco Martella
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<li>Scuderie del Palazzo Ducale
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<p><a name="I_musei"></a><br />
<h2>I musei</h2>
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<li>Il Museo Capitolare (con visita al chiostro del Duomo e alla attigua cripta, con affreschi databili ai primi decenni del sec. XV)
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<li>Il Museo Etnografico
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<li>Il Museo-Archivio Musicale &#8220;Antonio Di Jorio&#8221;
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<li>Il Museo Archeologico Civico Capitolare &#8220;De Galitiis - De Albentiis - Tascini&#8221;
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<li>Il Museo Didattico degli Strumenti Musicali Medievali e Rinascimentali
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<li>&#8220;Casoli Pinta&#8221;: Museo all&#8217;aperto di murales d&#8217;autore nella frazione di Casoli-&#8221;Museo sotto le stelle&#8221;
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<li>Raccolta preziose Ceramiche (mattonelle) del Grue e del Gentile e frammenti della Casa Ducale, nonchè Monete dell&#8217;antica Numismatica della città di Atri (sec. VI-V a.C.)
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<p><a name="Parchi_e_zone_panoramiche"></a><br />
<h2>Parchi e zone panoramiche</h2>
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<li> Villa Comunale dei Cappuccini sec. XVI (splendido parco con belvedere adriatico)
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<li> Riserva naturale guidata Calanchi di Atri (oasi del Wwf a pochi chilometri dall&#8217;abitato)
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<li> Le grotte (parte di una grandioso sistema idrico di antichissima e incerta origine)
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<li> Belvedere mare-monti di viale Vomano con sculture in pietra, frutto di simposi di scultura
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<li> Parco Sorricchio (antico polmone verde collegato al giardino di Palazzo Ducale)
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<p><a name="Biblioteche"></a><br />
<h2>Biblioteche</h2>
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<li>Biblioteca comunale
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<li>Biblioteca capitolare
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<li>Biblioteca del Centro servizi culturali
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<li>Studio araldico atriano
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<li>Archivio storico e pergamenaceo Comunale (n°300 pergamene, uniche e restaurate nel 2000)
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<p><a name="Prodotti_tipici"></a><br />
<h2>Prodotti tipici</h2>
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<li>Liquirizia
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<li>Panducale
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<li>Miele
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<li>Formaggio pecorino
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<li>Olio extravergine d&#8217;oliva
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<li>Vini
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<p><a name="Evoluzione_demografica"></a><br />
<h2>Evoluzione demografica</h2>
<p><a name="Cittadini_illustri"></a><br />
<h2>Cittadini illustri</h2>
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<li>Filippo Longo di Atri, (1???-1259), settimo discepolo di S. Francesco d&#8217;Assisi
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<li>Antonio da Atri, (1440 circa-1522 circa), poeta
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<li>Andrea Matteo Acquaviva, Duca d&#8217;Atri (1457-1529), capitano
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<li>Cesare Tudino (1530?-1591), organista, compositore
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<li>Claudio Acquaviva d&#8217;Aragona, (1543-1615), religioso
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<li>Trojano Acquaviva d&#8217;Aragona, (1694-1747), cardinale
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<li>Giovan Girolamo Acquaviva, Duca d&#8217;Atri (1679-1709), capitano e poeta.
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<li>Adriano Fedri, (1719-1789), organaro
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<li>Troiano Odazj, (1741-1794), economista e patriota
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<li>Gabriele Cherubini, (1817-1892), letterato
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<li>Ariodante Candeloro Mambelli, (1819-1890), filosofo e patriota
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<li>Luigi Sorricchio, (1865-1916), storico
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<li>Aurelio Grue, (1870-1896), combattente, medaglia d&#8217;oro
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<li>Francesco Martella, (1898-1943), rivoluzionario, partigiano, martire per la libertà
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<li>Carlo Delle Piane, (1936), attore e regista
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<li>Federico Tamburri, (1949), pittore, scultore, grafico e maestro vetraio
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<li>Pietro Baiocchi, unico Abruzzese dei Mille Garibaldini, partito da Quarto. Morto alle porte di Palermo;
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<li> can.Luigi Illuminati, latinista e studioso;
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<li>Stefano Ferrante, poeta e scrittore, drammaturco, n. 2-9-1722;
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<li>Lino Romani, Retore al Seminario di Atri;
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<li>Beato Nicola Orsini Monaco Cirstensiense, m. 1200;
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<li>Beato Andrea d&#8217;Atri dell&#8217;ordine dei Minoritico;
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<li>Giacomo d&#8217;Atri, Arcivescovo di Taranto, 1350;
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<li>Matteo d&#8217;Atri, Domenicano. Inquisitore del Regno, vescovo di Polignano nel 1330;
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<li>Giacomo de Benedectis, prima vescovo di Nocera dei Pagnai, poi ad Orvieto e da ultimo in Atri nel 1454;
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<li>Antonio Probi, Vescovo di Atri, m. nel 1482;
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<li>Francesco Antonio Bussolini, Celestino, Vescovo di Atri;
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<li>Antonio d&#8217;Atri, Presidente della Corte dei Rom, registratopre di bolle sotto il Papa Eugenio IV, morì nel 1449;
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<li>Lorenzo d&#8217;Atri, Canonista ed Abate Generale de&#8217; Celestini nel 1421;
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<li>Roberto de Turre, Abbreviatopre del Papa nel 1322;
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<li>Pietro d&#8217;Atri, Domenicano, ebbe molti uffizii nel suo ordine, fu unop dei discepoli più dotti di S. Tommaso d&#8217;Aquino;
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<li>Frate Nicola Tange, Minorita, Maestro di cappella della Regina Giovanna I, m. nel 1370;
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<li>Inoltre la famiglia Acquaviva ha dato sei (6) Cardinali, alcuni Arcivescovi e Vescovi, ed uno dei più celebri Geenrali Gesuiti, Claudio Acquaviva;
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<li>Matteo d&#8217;Atri, Cavaliere e Tesoriere del Regno, Regio Consigliero, Abasciatore a Genova nel 1300 per tratatre la pace con Re Carlo d&#8217;Angiò e quella Repubblica;
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<li>Ruggiero Rainaldo, Dotto, Precettore e Consigliero dello stesso RE di Napoli;
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<li>Pietro Paolo Corvi, Presidente della Regia Camera di S. Chiara nel Regno di Alfonso e Ferdinando d&#8217;Aragona;
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<li>Angelo Probi, fu Ambasciatore di Ferdinando l&#8217;Aragonese a Venzia;
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<li>Giacomo Probi, Consigliero di Francesco Conzaga a Mantova;
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<li>Michele Coletti, Abate dei Celestini presso la badia di Sulmona;
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<li>Alle armi: Attila Leopardi, Giorgio Ronci, Vincenzo Ronci, Sebastianmo Malospirito,Alesandro Ronci,Andrea Matteo Forcella,Claudio Corvi, Francesco Tribuni;
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<li>Ilario Ronci sacerdote ed uomo di lettere;
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<li>Francesco Gasbarrino, poeta e comico;
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<li>Andrea Matteo Acquaviva, condottiero, latinista,  ed erudito;
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<li>Celidonio Cherubini, medico di fama;
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<li>Antonio Santarello, Gesuita;
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<li>Pier Paolo Tudini, poeta;
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<li>Paolo Tesorati, poeta;
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<li>Ambrogio Arlini, poeta;
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<li>Luca d&#8217;Atri, pitore;
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<li>Aurelio Grue, pittore della maiolica;
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<li>Giò Battista Savelli, pittore;
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<li>Carlo Riccione, scultore;
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<li>Antonio Rosati, Archeologo. Presidente Italiano  presso il Ministero. competente.
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<li>Di Atri è originaria la famiglia dell&#8217; imperatore Adriano.
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<p><a name="Curiosit.C3.A0"></a><br />
<h2> Curiosità </