Seasons in the Abyss || monili

July 20th, 2008

Seasons in the Abyss è il quinto album in studio degli Slayer.

Contents


Il disco

È più o meno sullo stile del precedente South of Heaven, ovvero caratterizzato da ritmiche veloci alternate a quelle più lente e la piccola presenza di melodie lugubri, ma Seasons in the Abyss ebbe molta più popolarità del suo predecessore.

Il lavoro venne pubblicato dalla Def American, la nuova etichetta discografica di Rick Rubin, il quale lasciò la Def Jam dato che il suo “rivale”, Lyor Cohen, divenne presidente della società.

La traccia d’apertura “War Ensemble” è uno dei brani storici del gruppo e mostra anche le capacità tecniche maturate dal quartetto (Kerry King e Jeff Hanneman eseguono un buon lavoro solistico e anche le ritmiche, sia di chitarra che di batteria, sono più variegate che in passato).

Sulla tematica di “Blood Red” c’è molta incertezza. La band non ha mai spiegato a cosa si riferisse, quindi alcuni sostengono che descriva il tragico massacro degli studenti nella piazza di Tien An Men da parte delle truppe dell’allora Cina comunista altri invece dichiarano che parla della dittatura di Manuel Noriega. Si prosegue con “Expendable Youth”, il brano più pacato del disco, ispirato dalle guerre tra gang di strada.

“Dead Skin Mask” parla delle macabre gesta di Ed Gein, uno schizofrenico che uccideva persone per poter creare, con i loro pezzi, vari utensili e monili. Per queste atrocità venne soprannominato “Il Macellaio di Plainfield“. Questo brano inaugura la saga “dedicata” ai serial killers, di cui se ne occuperà, principalmente, il frontman Tom Araya, dato che descriverà questo argomento anche nei brani dei prossimi dischi.

Con “Hallowed Point” gli Slayer spingono di nuovo l’acceleratore dell’estremismo sonoro, mentre “Temptation” è un brano con influenze del metal classico dei Judas Priest, che tanto caro è alla band. Il brano omonimo “Seasons In The Abyss”, lugubre e funereo, chiude un disco giudicato eccellente e l’ultima grande testimonianza del vecchio thrash metal, assieme a Rust in Peace dei Megadeth, Souls of Black dei Testament e Time Does Not Heal dei Dark Angel.


Tracce

  1. War Ensemble (Testo: Araya/Hanneman) (Musica: Hanneman)– 4:54
  2. Blood Red (Testo: Araya) (Musica: Hanneman) – 2:50
  3. Spirit in Black (Testo: King) (Musica: Hanneman) – 4:07
  4. Expendable Youth (Testo: Araya) (Musica: King) – 4:10
  5. Dead Skin Mask (Testo:Araya) (Musica: Hanneman) – 5:34
  6. Hallowed Point (Testo: Araya/Hanneman) (Musica: Hanneman/King) – 3:24
  7. Skeletons of Society (Testo & Musica: King) – 4:41
  8. Temptation (Testo & Musica: King) – 3:26
  9. Born of Fire (Testo: King) (Musica: Hanneman/King) – 3:23
  10. Seasons in the Abyss (Testo: Araya) (Musica: Hanneman) – 6:42


Formazione

  • Tom Araya: voce e basso
  • Kerry King: chitarra solista e ritmica
  • Jeff Hanneman: chitarra solista e ritmica
  • Dave Lombardo: batteria


Altre Informazioni

  • Omar Vizquel, giocatore di baseball dei San Francisco Giants, è un grande fan degli Slayer. Quando egli entra in campo, viene eseguita la canzone Skeletons of Society.
  • Born of Fire era, inizialmente, un brano che doveva apparire in South of Heaven. Ciò non accadde perché la band non riusciva a trovargli un testo adatto, in seguito venne scritto e il brano completo venne inserito in Seasons in the Abyss.
  • Esiste una versione quasi introvabile di Seasons In The Abyss contenente alcune parti di flauto.
  • Si dice che la parte cantata di Temptation è il risultato di uno sbaglio di sovraincisione della voce, dato che Tom Araya fece quest’operazione due volte. Il gruppo aveva intenzione di cancellarle entrambi ma il produttore Rick Rubin (a cui piacque molto il risultato) convinse a lasciare il brano come era.

Saponine || saponaria

July 20th, 2008

Le saponine (o saponosidi) sono dei glicosidi di origine vegetale che prendono il nome dalla Saponaria officinalis, da cui furono riscontrati per la prima volta.
Sono in grado di abbassare la tensione superficiale in soluzioni acquose; sono capaci di formare soluzioni colloidali schiumeggianti e si possono usare come emulsionanti.
L’iniezione per via parenterale di questi composti determina emolisi.
L’assunzione per via orale, invece, non produce quest’effetto velenoso in quanto l’attività emolitica delle saponine si esplica solo se la molecola rimane intatta, cosa che durante la digestione non avviene in quanto essa viene scissa nei due suoi componenti.
In animali a sangue freddo e nei pesci le saponine risultano tossiche in ogni caso per cui nel passato piante contenenti queste sostanze sono state usate come veleni per la caccia.

Si ritiene che le saponine siano utilizzate dalle piante come sistemi difensivi contro organismi patogeni, in particolare funghi. In alcuni casi esse sono già presenti; altre volte vengono sintetizzate da dei precursori nel caso in cui la pianta abbia subito un danno.

Strutturalmente, le saponine sono formate dall’unione di residui zuccherini (come glucosio, fruttosio, galattosio, arabinosio od altri) con una molecola non zuccherina detta aglicone (nel caso specifico anche sapogenina). Questa struttura particolare è la responsabile dell’attività detergente delle saponine in quanto gli zuccheri formano una sezione idrosolubile mentre l’aglicone risulta essere liposolubile.
I residui zuccherini sono presenti in numero variabile da una a sei unità. Le sapogenine hanno, invece, una struttura più complessa, riconducibile a due gruppi:

  • triterpenico
  • steroideo

Le saponine a nucleo triterpenico (come la glicirrizina della liquirizia o l’escina dell’ippocastano) hanno una struttura pentaciclica a 30 atomi di carbonio mentre quelle a nucleo steroideo ne hanno una di base con 27 carboni (spesso la catena alifatica è trasformata in due anelli eterociclici).

In terapia, al momento, alle saponine di alcune piante viene riconosciuta attività antiinfiammatoria, cicatrizzante (come nella liquirizia) ed antiedemigena (come nell’ ippocastano).

Spesso le saponine sono usate nell’industria per la successiva produzione di ormoni steroidei (come, ad esempio, il testosterone ed il cortisolo).

Admeto (Händel) || ofiolitiche tipiche del Basso

July 20th, 2008

Admeto è un’opera in tre atti di Georg Friedrich Händel.

Fu rappresentata all’Haymarket Theatre di Londra il 31 gennaio 1727.


Personaggi

  • Admeto, re di Tessaglia (contralto)
  • Alceste, sua sposa (soprano)
  • Ercole (basso)
  • Orindo (contralto)
  • Trasimede, fratello di Admeto (contralto)
  • Antigona (soprano)
  • Meraspe (basso)

Cascina Maggia || monili

July 19th, 2008

La cascina Maggia si trova nell’omonima località del comune di Lonate Pozzolo.

Contents


Il nome

La cascina Maggia prende il nome dalla famiglia milanese Maggi, che nel cinquecento vantava proprietà in molte località dell’Alto Milanese. Tra l’altro i Maggi avevano vaste proprietà a Sant’Antonino Ticino nell’anno 1514; dal suo esponente Castellano Maggi prende il nome la Cascina Castellana, altra località in territorio di Lonate, presso il Naviglio Grande.


Storia


Le origini

Redigendo lo stato delle anime del 1574, i parroci di Lonate registravano la Cascina Maggia come cortile unico di proprietà del nobile Alfonso Gonzaga, moglie di una nipote di Castellano Maggi; lo stato delle anime parlava di un cortile abitato da cinque famiglie, per un totale di 26 persone. Un documento notarile del 1570 dà una descrizione sommaria della cascina, dicendola composta di edifici a due piani, dotata di un grande cortile, di un forno e di un pozzo.


Antiche mappe

Una mappa tardo-cinquecentesca dell’archivio di Stato di Torino, preparata per realizzare un progetto idraulico nella zona, disegna la Cascina Maggia chiusa da una insolita cinta esagonale e la colloca su di una strada che, venendo da Tornavento, sale verso Vizzola lungo la valle del Ticino.

Nella mappa catastale del 1722, voluta dall’imperatrice d’Austria Maria Teresa (catasto teresiano) la cascina, di pianta quadrilatera, appare raggiungibile da est dalla cosiddetta strada di Tribio, proveniente da Lonate, ed è sfiorata ad ovest dalla strada Tornavento-Vizzola.


La fine

Nel 1863 la Cascina Maggia venne acquistata dal milanese Gustavo Parravicino, capitano d’artiglieria nelle guerre d’indipendenza. Nel 1881 a valle della cascina si scavò il canale Villoresi. Nel 1912 la Cascina venne ampliata su disegno dell’ingegner Giulio Parravicino, figlio di Gustavo; allora la abitavano una cinquantina di persone, occupate parte nell’agricoltura, parte negli stabilimenti Parravicino e Gagliardi.

Dal secondo dopoguerra la cascina è lambita da cave di ghiaia. Mano a mano che l’agricoltura veniva abbandonata a vantaggio dell’industria, il caseggiato è stato via via sfoltito di parecchi dei preesistenti locali abitativi, e la popolazione residente si è progressivamente diradata fino a scomparire. Oggi ne sopravvive praticamente solo la chiesa.


La chiesa


L’oratorio della Consolata

La chiesa è meno antica della cascina: nella mappa teresiana dell’anno 1722, essa figura disegnata a nord-ovest della cascina; e, vista la collocazione a margine, la cappella è da ritenersi costruzione aggiuntiva al caseggiato quadrilatero. Risulta benedetta il 20 agosto 1740 da Giovanni Repossi, cappellano lonatese, dietro delega dell’arcivescovo.

Settecentesco è il portico antistante la chiesa, cosi come la torricella delle campane che sorge nella zona dell’altare, posto verso est. Settecentesco e di fattura popolare è anche l’affresco dipinto sopra l’altare: una Madonna con Bambino seduta sopra un seggio, largo e sobrio, fra tendaggi aperti e annodati. Il dipinto evidenzia i segni lasciati dai chiodi usati un tempo per appendere i monili, regalati alla Madonna della Maggia prima dai contadini della cascina ed in seguito dagli operai della cava.


Gli stemmi

Invece gli emblemi dipinti in alto sulle pareti che fiancheggiano l’altare, accompagnati da motti in latino, non sono affatto settecenteschi, nonostante quanto si crede. Lo stemma dipinto sulla parete sinistra rappresenta un cigno bianco in campo rosso, ed il motto sottostante, Par avi cigno, echeggia chiaramente il cognome Parravicino. Di più difficile interpretazione l’altro stemma, diviso in due campi: nel superiore si vede un’aquila nera, nel campo inferiore ossa da morto incrociate fra stelle. Il suo motto, Sustinent ossa triumphum, ha fatto pensare ad un ricordo della cruenta battaglia di Tornavento, combattuta nelle vicinanze nel 1636 fra truppe spagnole e franco-sabaude, costata almeno 2000 morti, nel quadro della Guerra dei Trent’Anni; invece si tratta dello stemma araldico della nobile famiglia Lossetti. Infatti l’ingegner Giulio Parravicino sposò nel 1898 la nobildonna Ines Lossetti Mandelli, erede dei nobili di Dairago. Verosimilmente è all’epoca del matrimonio che risalgono i due stemmi ai lati dell’altare.

La riapertura ufficiale della chiesa è avvenuta dopo i lavori di restauro effettuati nel 1988; oggi la chiesa è visitabile nei giorni feriali.


Voci correlate

  • Il comune di Lonate Pozzolo
  • La frazione di Tornavento
  • Il Canale Villoresi


Collegamenti esterni

  • L’oratorio della Consolata alla Cascina Maggia

Bratteato || monili

July 19th, 2008

Un bratteato (dal latino bractea, sottile pezzo di metallo) è una moneta piatta, sottile, battuta su una singola faccia in oro o argento prodotta principalmente in Europa del nord e centrale nella tarda antichità e durante il Medio Evo.


Nella tarda antichità e nel primo Medioevo

Dischi circolari, battuti solo da un lato, emessi nel V e VI secolo, i bratteati hanno la loro origine nella imitazione dei medaglioni imperiali romani del basso impero.

I bratteati tardo-antichi fin qui trovati provengono circa 300 dalla Danimarca, 190 dalla Norvegia, 30 dall’Inghilterra e 20 da paesi europei a sud della Danimarca.

Accanto alle figure umani si trovano anche rappresentazioni di animali, tra cui animali con pelliccia, uccelli, cavalli ed animali di fantasia: le immagini di cavalli sono le più rappresentate. Circa un terzo dei bratteati presentano iscrizioni con delle Rune che possono essere interpretate solo in parte.

Per lo studio della mitologia nordica sono meno importanti - nonostante le iscrizioni con le rune -, specialmente perché nella rappresentazioni l’imitazione dei ritratti imperiali romani prevale sulla rappresentazione di modelli tipicamente nordici ed inoltre si ha un’abbondanza di materiale pittorico ma senza un reale riscontro nei testi.

Attualmente i bratteati alto - medioevali noti, circa 950 esemplari, sono suddivisi in sei categorie:

  • bratteati A (ca. 87 esemplari): mostrano una faccia umana, su modelli ripresi dalle antiche monete imperiali;
  • bratteati B (ca. 88 esemplari): da una a tre figure umane in posizione in piedi, seduta o in ginocchio, spesso accompagnata con animali;
  • bratteati C (il gruppo più numeroso con ca. 400 esemplari): mostrano una testa maschile sopra un quadrupede;
  • bratteati D (ca. 336 esemplari): mostrano vari animali;
  • bratteati F (ca. 14 esemplari): come sottogruppo dei bratteati D, mostrano animali fantastici;
  • bratteati M (ca. 17 esemplari): imitazioni dei medaglioni imperiali Romani

Col termine di Bratteato si indicano anche un certo tipo di monili, fatti principalmente tra il quinto ed il settimo secolo, rappresentati da alcuni spettacolari esemplari d’oro. Forati venivano portati, sospesi al collo, presumibilmente come amuleti.


Medioevo

I bratteati erano il tipo principale di moneta battuta nelle zone di lingua tedesca, con l’eccezione della Renania, dalla metà del dodicesimo secolo al quattordicesimo secolo. In alcuni cantoni svizzeri, sono state prodotte fino al diciottesimo secolo monete simili ai bratteati (rappen, heller e angster).

La tecnica di produzione variava secondo la regione e l’epoca. I tipi originali erano per lo più rotondi e relativamente larghi. Venivano frequentemente usati anche dei tondelli quadrati, cosicché dopo la battitura si aveva una forma quadrangolare.

Un tipo frequente - più tardo - è il Hohlpfennig (pfennig concavo) o Schüsselpfennig (scodellato) che ha il bordo curvato a forma di piatto.

Una monete sottile, che è battuta su entrambi i lati, in modo tale che l’immagine sia visibile da tutte e due le parti, è detta Dünnpfennig (pfennig sottile) o Halbbrakteat (mezzo bratteato). A volte nel processo di battere venivano sovrapposti più tondelli, e si producevano monete dal disegno indistinto

L’abitudine di dividere i pezzi derivava dal valore dell’argento, che era necessario per effettuare un dato pagamento. Dato che pezzi simili si ritrovano in tesori nascosti, si può ritenere che questa prassi era diffusa e non portava ad una perdita di valore.


Bibliografia:

  • Hauck, K., 1970: Goldbrakteaten aus Sievern. Spätantike Amulett-Bilder der “Dania Saxonica” und die Sachsen-”Origo” bei Widukind von Corvey, München (Münstersche Mittelalter-Schriften 1).
  • Starkey, K., 1999: Imagining an early Odin. Gold bracteates as visual evidence?, Scandinavian studies. The journal of the Society for the Advancement of Scandinavian Study 71-4 (1999), 373-392.
  • Simek, R., 2003: Religion und Mythologie der Germanen, Darmstadt.

Koteka || monili

July 19th, 2008

La koteka (astuccio penico, zucca, cappuccio, phallocrypt, penis-gourd) è un particolare ” indumento - feticcio ” di zucchina cava e seccata che in Irian Jaya (la parte occidentale della Nuova Guinea, amministrata dall’Indonesia) gli uomini delle tribù Dani, Lani, Mee, ‘Nggem, Yali, Walaak (e altre) indossano (trattenuto eretto da un cinghiolino) sul fallo, spesso da solo o a volte in abbinamento con copricapi piumati, elaborate acconciature a base di sterco e fango e monili da naso e/o orecchie in zanne e ossa di suino.

Vi sono vari tipi di koteka: a seconda dell’uso (caccia, danza, occasioni mondane, ecc.) che differiscono di fatto per forma e dimensione; la foggia, ma soprattutto la domensione, dell’oggetto fungono inoltre da “marcatore sociale” indicando il rango del portatore.

Superfluo precisare infine l’inequivocabile valenza simbolica dell’oggetto che richiama fertilità e prosperità.

Incisioni rupestri || talco che

July 19th, 2008

Le incisioni rupestri (dette anche petroglifi o graffiti) sono segni scavati nella roccia (vedi anche pittura rupestre) con strumenti appuntiti di vario genere, come una punta di roccia più dura a forma di scalpello, utilizzando una tecnica di picchiettatura, guidata o meno da un percussore o una punta metallica (tipo pugnale, di bronzo o di ferro), o usando una tecnica di raschiatura.
Le figure formate da una fitta concentrazione di buchi, potevano essere ricoperte di sostanze coloranti.

Si trovano incisioni rupestri ancestrali a partire da quando è comparso l’Homo sapiens, fino in epoca recente.
Solitamente si trovano in tutto il mondo, in alpeggi da pascolo, vicino a fonti e a laghi.

Le incisioni rupestri rappresentano sia realtà della vita quotidiana pastorale e agricola, che figure simboliche prodotte della fantasia. Molti autori ne danno un’interpretazione magico simbolica sciamanica rituale religiosa. Certamente non mancano figure con questi significati ma la maggior parte delle figure sembra fatta per passatempo da pastori fermi a guardia di greggi che pascolavano nei dintorni o che si abbeveravano.

Il momento migliore per vederle è l’alba, o al tramonto, quando i raggi del Sole radente creano un’ombra marcata che le rende visibili in modo immediato.
È permesso fotografarle, si sconsiglia l’uso del flash, che le fa scomparire, a meno di poterlo staccare per ottenere un lampo radente.
Un tempo si poteva fare dei calchi con la plastilina o stucco da vetro, mischiata ad abbondante talco per renderla meno adesiva ed olio per renderla più plastica, altrimenti rimane attaccata alla roccia e si stira.

Attualmente questi siti archeologici sono passati sotto il controllo delle varie sovraintendenze alle Belle Arti, per cui qualsiasi intervento diretto, deve essere preventivamente autorizzato. Solitamente nei negozi dei paesi circostanti, se ne trova qualcuno che vende prodotti senza alcuna attinenza all’archeologia ma che per passione del commerciante tiene in mostra riproduzioni calchiformi che mette in vendita sottobanco.

Contents


Luoghi di ritrovamento


Italia

In Italia sono molti i siti in cui si trovano incisioni rupestri, specialmente nell’arco alpino.

Sono state fatte in un ‘arco di tempo di circa 3.000 anni, dal 3000 a.C. Questa tradizione si è interrotta in coincidenza con la conquista romana delle Alpi.


Liguria

L’Appennino Ligure occidentale è disseminato di siti dove si trovano incisioni rupestri. Sono documenti risalenti all’età Neolitica e del Ferro.


Ciappo delle conche

Il Ciappo (pietra) delle conche, (in genovese detta Ciappo de Cunche) è un sito archeologico preistorico, costituito su un lastrone di pietra di circa 30 metri quadrati, con incise 30 figure e scavate 7 vaschette, sulle alture di Finale Ligure, in prossimità di Orco Feglino.


Accesso

Da Finale Ligure si prende la carrozzabile per Orco Feglino, quando si arriva a Nord del Monte Cucco, c’è una cava vicino alla località Castello e si lascia l’auto.

Dalla strada al Ciappo delle Conche c’è una distanza di circa 600 metri che si copre a piedi in 30 minuti. Dalla cava si prosegue a piedi per breve tratto, circa 100 metri verso Sud Est, tenendo d’occhio una mulattiera (solitamente segnalata da tre bolli rossi affiancati), che si diparte sulla destra e che sale direttamente lungo la parete Nord sul Monte Cucco, per un dislivello di 80 metri.
Arrivati in cima la mulattiera finisce e si prosegue su un sentiero che va degradando verso Sud e dopo breve si incontra il Ciappo delle Conche, che si riconosce per essere un ampio spiazzo con una vasca larga circa un metro quadrato.
Su questo lastrone roccioso degradante verso Sud, si trovano tutte le incisioni rupestri, che col Sole alto si vedono molto poco.


Morfologia

I graffiti sono profondi e fatti su una roccia con una superficie aspra. L’altezza delle figure varia da pochi centimetri a più di un metro e si distinguono in tre categorie:

  1. segni cruciformi, interpretate come immagini simboliche dell’uomo

    1. adunate in gruppi come se fossero gruppi famigliari, di 20-20 cm. d’altezza.
    2. una figura unica alta 1,30 metri, raffigurante forse un guerriero
  2. figure di significato ignoto, a forma di rette e curve
  3. sistemi di vaschette, per raccogliere acqua piovana o altri liquidi.


Ciappo dei ceci

Si trova a circa un chilometro più a Sud del Ciappo delle Conche e contiene lo stesso tipo di figure.


Ciappo del Sale

Il Ciappo del Sale (in genovese detto (”Ciappu du Sa”), è una formazione rocciosa che presenta incisioni rupestri. Si trova nell’immediato entroterra del finalese, a 320 metri sul livello del mare, vicino al paese di Portio Revelli, in località Rocca (degli Uccelli). Dei tre ciappi con incisioni rupestri nel finalese, è il più comodo e accessibile.


Accesso

Si prende la carreggiabile che da Finale Ligure porta a Vezzi Portio, che si chiama Via Calvisio e poi Via Finale e che percorre il fondovalle di fianco al Torrente Sciusa. Dopo circa 5 chilometri si prende una deviazione, sulla destra in salita, per Portio Revelli e dopo il tornante, si gira a destra in Via Rocca. La strada è senza sbocco, ma termina in due punti diversi, bisogna prendere quello sulla destra, il più vicino al pianoro. Qui si lascia l’auto e a piedi si discende lungo una mulattiera da Rocca degli Uccelli verso Rocca di Corno.

A circa metà strada fra le due rocche, sulla destra, in mezzo a rada vegetazione, si presenta il Ciappo del Sale.


Morfologia

La roccia si presenta piatta, di forma pentagonale irregolare, con il lato più lungo di 37 metri e quello più corto di 7 metri. Presenta incisioni rupestri simili a quelle del Ciappo delle Conche e del Ciappo dei Ceci con figure umane a forma di croce, vaschette, coppelle e altre figure di ignoto significato, come una figura rotondeggiante a raggiera unita ad un triangolo e una figura rotondeggiante irregolare con un punto nel centro.

Lungo il lato più lungo della pietra, si scorgono ancora oggi tracce sul calcare del passaggio dei mulattieri e dei buoi aggiogati ai carri, come è rappresentato in tante incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie.


Pietra delle coppelle

Nel 1908 Arthur Issel scoprì alle Giutte, sopra Acquasanta di Voltri, in provincia di Genova, in località Bric Caramello, a quota 510 metri sul livello del mare, una roccia di talcoscisto recante incisioni rupestri prevalentemente di epoca preistorica.

La rupe incisa, chiamata Pietra delle coppelle, si trova vicino allo spartiacque del versante meridionale dell’Appennino, in prossimità del Prato d’Ermo, direttamente sotto il Bric Caramello, in direzione Nord Est dalla Cima del Bric Caramello, su un sentiero che costeggia la riva destra di un rivo, affluente del torrente Veleno, il quale assieme ad un altro torrentello forma il Rio Martino. Tutto ciò è segnato nella carta dell’Istituto Geografico Militare, 1:25.000 di Voltri.

Poco distante, verso Ovest in località Giandotto sotto il Poggio, su di un’altra roccia sono state più di recente, riconosciute incisioni rupestri con scene di caccia, di epoca preistorica.


Itinerario

Da Voltri, Mele, all’Acquasanta e poi verso il Passo del Turchino, all’altezza di case Giutte, si lascia l’auto e si cerca un sentiero che si staccava dalla strada, dritto in direzione Nord verso il Bric Caramello, che è stato coperto nella sua parte iniziale dalla costruzione di una villetta, la quale bisogna costeggiare lasciandola sulla sinistra, finché più avanti per prati, non si trova il sentiero.

Issel così ci descrive la parte terminale del cammino:

“Vi si accede per un sentiero che corre fra i castagneti, che si diparte dalla cascina Giutte, procedendo per circa 25 minuti a piedi oltre questa cascina e superando a destra del sentiero, per un piccolo tratto, la falda erbosa del Bric Caramello, fino a trovare una sporgenza rocciosa, di circa 280 x 140 cm., che si trova ad una quota di 510 m., a pochi metri al di sotto di un rilievo di serpentina nerastra, che emerge da un pendio erboso, verso il torrente”.


Morfologia

La roccia è ricoperta da qualche centinaio di rotonde cavità di varie dimensioni, da 1/2 cm a 2 cm, chiamate coppelle e figure geometriche, stilizzate, filiformi a forma di croce, di significato antropomorfo. È presente inoltre un tetraedro scavato con 35 coppelle delimitati in un’area circolare, con la punta orientata verso Nord. Si riconoscono anche affilatoi a polissoir.


Ipotesi sul significato

Le coppelle sono considerate una forma secondaria di incisione rupestre. Molte di queste coppelle e croci sono sicuramente preistoriche altre sono medioevali ed essendo mischiate e non essendo inserite in un contesto archeologico è difficile stabilire l’eta dei gruppi di incisioni.

Questo sentiero, che anticamente si faceva a piedi, parte dalla costa fra Sestri Ponente e Voltri e conduce dritto alle Capanne di Marcarolo.
Dalla strada costiera che univa Genova e il genovesato, che i romani allargarono e chiamarono Via Emilia Scauri, si dipartivano verso il territorio interno degli Ingauni (bassa piemontese e bassa lombarda, tutto il territorio a destra del Po fino allo spartiacque appenninico), le “vie del sale”.

I mercanti Ingauni una tribù celtica, ligure, provenienti da Voltaggio, Gavi Ligure, Novi Ligure, si incontravano a metà strada, a cavallo fra Liguria e Piemonte, alle Capanne di Marcarolo, dove portavano i prodotti della pastorizia, per scambiarli con il sale, che portavano i Liguri.

Questa pietra, come altre simili che si trovano lungo l’arco dell’Appennino Ligure, una chiamata ancora oggi, Ciappo del Sale, nel finalese, sono da inquadrare in questo fenomeno di scambi mercantili e potrebbero avere innanzitutto un significato di avviso di confine. Non per niente, troviamo le impronte degli affilatoi a polissoir, affilatoi dell’ultimo momento, di coltelli litici.

Le coppelle sono in un numero ricorrente in molti luoghi e potrebbero essere un’unità di misura di riferimento.
Un’altra ipotesi intrigante è quella archeoastronomica oggi (2005) di moda Giuseppe Brunod

Occorre precisare d’altro canto che le incisioni a coppella si presentano spesso, soprattutto se in stato di consunzione, difficilmente distinguibili da talune forme naturali di erosione: per esempio, cavità dovute ad erosione differenziale per la presenza di discontinuità tessiturali o composizionali della roccia, o dovute all’azione erosiva delle radici delle piante o degli agenti atmosferici. Ove non siano riconoscibili sicuramente le tracce di escavazione antropica (martellina e/o “polisoir”), la stessa estrema semplicità e schematicità di queste raffigurazioni ne rende problematico il riconoscimento (Valdisturlo in Sansoni et al., 2001).


Piemonte


Pinerolo

Il prolungamento del Monte Bego (Francia), che si estende nelle Valli del Cuneese, contiene incisioni rupestri, nello stesso stile del versante francese.


Valchiusella

Nell’alta Valchiusella vi sono due siti importanti: la cosiddetta Pera dij Crus ed il Sentiero delle Anime.


Itinerario

La Pera dij Crus si raggiunge seguendo il sentiero n.13 che risale la val Dordogna, sopra una frazione di Tallorno.

Il Sentiero delle Anime, anche questo ben segnalato, parte dal paese di Traversella.


Morfologia

Sulla Pera dij Crus, un masso isolato di circa 10 m, vi sono numerose incisioni cruciformi, antropomorfi ed a coppelle mentre sui numerosi massi che fiancheggiano il Sentiero delle Anime prevalgono le incisioni cruciformi.


Ipotesi sul significato

Non vi sono ipotesi valide, a parte la leggenda secondo la quale ciascuna croce rappresenta un Salasso trucidato dai soldati Romani.


Val d’Aosta

Il prolungamento dell’Haute Marianne (Savoia) che si estende nella Valle d’Aosta contiene incisioni rupestri nello stesso stile del versante francese.


Lombardia


Val Camonica

La Val Camonica (il nome deriva dalla popolazione dei Camuni, o Camunni), è una valle lombarda delle Alpi centrali situata a nord del lago d’Iseo. È la “capitale” dell’arte rupestre alpina. Con oltre 300mila figure incise conserva la più alta concentrazione di petroglifi e si presenta come il punto di riferimento scientifico per la ricerca nel campo dell’archeologia rupestre (vedi Incisioni rupestri della Valcamonica). La grande quantità di figure, come al Monte Bego, è dovuta al particolare supporto roccioso, un’arenaria permiana (o Verrucano Lombardo) a grana molto fine e cemento siliceo fortemente levigata dai ghiacciai.
Le più antiche figure (sebbene molto limitate di numero) risalgono alla fine del Paleolitico (animali di grandi dimensioni, cervi, alci).
Il vero ciclo dell’arte rupestre camuna ha inizio con la fase finale del Neolitico (metà del IV millennio a.C.), con la raffigurazione schematica di campi coltivati (cosiddette “mappe” o incisioni topografiche), in corrispondenza con l’introduzione di pratiche agricole più evolute e con l’invenzione dell’aratro. Nella successiva età del Rame (III millennio a.C.) segue la raffigurazione di statue-stele e di composizioni monumentali (figure umane, pugnali, asce, scene di aratura a traino bovino, cervi e bovini allineati), di probabile significato e funzione rituale.
Con l’età del Bronzo Antico e Medio (figure di armi, asce, pugnali) ha termine il primo grande ciclo dell’arte rupestre camuna.
Il secondo grande ciclo ha inizio con l’età del Bronzo Medio-Recente (metà II millennio a.C.) , con la raffigurazione di figure umane schematiche (cosiddetti oranti). L’età del Ferro (80% di tutte le figure, I millennio a.C.) vede una notevole “esplosione” figurativa, con l’incremento del numero delle figure, delle rocce e dei soggetti incisi: guerrieri (corredati di spade, lance, asce, scudi, elmi…), duellanti, cavalieri, cacciatori, pugili, cervi, cani, oche, uccelli acquatici, grani e dispense, “rose camune”.
L’arrivo dei romani (16 a.C.) segna la fine del ciclo istoriativo camuno, proseguito in epoche successive (particolarmente nel medioevo) solo in maniera sporadica.


Valtellina

Teglio

Le incisioni sono molto diffuse su tutto il territorio esposto a mezzogiorno. Basta cercare presso qualche sito con rocce affioranti levigate, presumibilmente nell ‘era glaciale, per imbattersi in geroglifici di varia natura.

Grosio (al Castello)


Lago di Garda


Alto Adige


Toscana

Tra le province di Pistoia e Prato sono state ritrovate molte incisioni rupestri con figure a coppelle, tipi a ogiva, tipi cruciformi anche antropomorfi (pera dij cros), segni a phi. Nella zona di Carrara sul Monte Sagro abbiamo incisioni rappresentanti lame pennate sulla parete nord, tra i 900 e 1000 metri. Anche in Garfagnana e nelle zone limitrofe sono presenti iscrizioni rupestri.
In Garfagnana sono particolarmente interessanti alcuni massi coppellati situati in prospicienza di luoghi divenuti luoghi di culto critiano, con la nascita di santuari alpestri. Molto caratteristico in questo senso il santuario di San Viano presso Campocatino di Vagli Sotto (LU). Per notizie dettagliate sulle incisioni rupestri della Garfagnana si consiglia di consultare: Oscar Guidi “Incisioni rupestri della Garfagnana”. Maria Pacini Fazzi Ed. - Lucca, 1990.


Sicilia


Grotte dell’Addaura

Sul fianco nord-orientale del Monte Pellegrino si aprono alcune cavità, abitate nel Paleolitico e nel Mesolitico, la cui importanza è dovuta, al di là dei ritrovamenti d’ossa e strumenti utilizzati per la caccia, alla presenza di uno straordinario complesso di incisioni rupestri che ornano le pareti e che costituiscono un caso unico nel panorama dell’arte rupestre preistorica.

In una delle grotte si trova un vasto e ricco complesso d’incisioni, databili fra l’Epigravettiano finale e il Mesolitico, raffiguranti uomini ed animali. In mezzo ad una moltitudine di bovidi, cavalli selvatici e cervi, viene rappresentata una scena dominata dalla presenza di figure umane: un gruppo di personaggi, disposti in circolo, circonda due figure centrali con il capo coperto ed il corpo fortemente inarcato all’indietro. È proprio sull’identità di questi due personaggi e sul significato della loro posizione all’interno del gruppo che sono state avanzate le ipotesi più contrastanti. Secondo alcuni studiosi si potrebbe trattare di acrobati colti nell’atto d’effettuare giochi che richiedono una particolare abilità. Secondo altri è stata descritta la scena di un rito, che prevedeva il sacrificio di due persone guidato da uno sciamano. Per suffragare quest’interpretazione è stata messa in evidenza la presenza, intorno al collo e ai fianchi dei personaggi, di corde che costringono il corpo ad un innaturale e doloroso inarcamento. Si tratta forse di un rito che prevede l’autostrangolamento, cosa che peraltro è attestata in altre culture. Se si volesse seguire questa spiegazione, si dovranno leggere le due figure mascherate, che circondano i due personaggi sacrificati, come sciamani che assistono ad una cerimonia d’iniziazione.

Le incisioni dell’Addaura rappresentano un ciclo figurativo del massimo interesse per l’inconsueta attenzione dedicata alla rappresentazione scenografica dell’ambiente, un caso limite in tutta l’arte paleolitica. Il trattamento della figura umana, pur nell’ambito di una corrente stilistica presente nel bacino del mediterraneo (in particolare a Levanzo) e nella provincia franco Cantabrica e pur impiegando le stesse tecniche, è nella grotta dell’Addaura qualcosa di assolutamente nuovo per moduli stilistici e per spirito rispetto agli altri ritrovamenti.


Grotta del Genovese

La grotta del Genovese si trova sull’isola di Levanzo a nord ovest del piccolo centro abitato.

La grotta, che si apre nelle rocce calcaree che costituiscono l’isola, conserva una documentazione molto importante della preistoria della Sicilia, in quanto fornisce immagini di di animali del Quaternario, come il Cervus elephas, il Bos primigenius e l’Equus hydruntinus, insieme ad alcune figure umane con maschere a testa di uccello simili a quelle delle grotte dell’Addaura. Oltre a queste vi sono dipinte figure palesemente più recenti; queste sono colorate in nero e rosso e rappresentano alcune figure umane maschili e femminili insieme a mammiferi e pesci tra cui il tonno.

Le immagini rupestri di Levanzo sono considerate vere espressioni di alto valore artistico.

La Grotta del Genovese fu abitata dall’uomo entro uno spazio di tempo tra i 10.000 e i 6.000 anni a.C. , ultimo periodo del Paleolitico Superiore italiano.


Francia


Provenza


Valle delle Meraviglie

La Val des Merveilles si trova sul confine italo-francese, nelle Alpi Marittime, vicino a San Dalmazzo di Tenda.

Contiene una delle più importanti raccolte di incisioni rupestri, della Francia e del mondo, che chiamamo incisioni (graver), circa 40.000 immagini, incise principalmente sul Monte Bego e dintorni.


Storia dei ritrovamenti

Fu da tempo immemorabile la meta della transumanza estiva proveniente dalla costa, dalla pianura del cuneense e dalle valli interne entro un raggio di circa 30 chilometri.

Le impronte podaliche lasciate dall’uomo di Neanderthal, indicano che la valle fu frequentata a partire da almeno da 50.000 a 300.000 anni addietro. Mentre le figure incise sulla roccia risalgono al Cro-Magnon a partire da circa 46.000 anni addietro.

Nel 1460 abbiamo notizia di questa valle da parte del viaggiatore Pierre de Monfort che la descrive come un luogo infernale, con figure di diavoli e mille demoni scolpiti dappertutto sulle rocce.

Nel 1650 Pietro Gioffredo, uno storico di Nizza, descriveva le figure dicendo che erano state incise per passatempo dai pastori preistorici.

Nel 1877 Émile Rivière, uno studioso, rileva e descrive 408 figure attribuendole per la prima volta ad animali, armi e strumenti.

Nel 1885 Clarence Bicknell, un ricco pastore inglese residente a Bordighera, dedica trent’anni alla ricerca e allo studio di queste figure e ne segnala almeno 20.000.

Dopo di lui, negli Annali Liguri di Storia Patria, troviamo lavori originali sulle incisioni rupestri del Monte Bego e delle valli limitrofe, val Fontanalba e altre valli, di Baroncelli, Conti, Louis, Isetti e altri.


Situazione geografica

Il Monte Bego costituisce il punto centrale montano fra la Valle del Roia, che collega la Riviera ligure di ponente al Piemonte, per mezzo del Colle di Tenda e la val Gordolasca, che serve la zona di Nizza.

Le incisioni rupestri si trovano ad una altezza da 1.900 a 2.600 metri, oltre che nella Valle delle Meraviglie e nella val Fontanalba, anche nella Valauretta e nella Valmasca. Un piccolo gruppo di figure dello stesso tipo ma fuori da quest’area, si trovano al Colle del Sabbione, lungo i sentieri che discendono verso Cuneo, fino al Lac del Vei del Buc, sopra ad Entracque.

La regione alpestre di severa e pura bellezza ci viene descritta dal Bicknell nel 1913, con le seguenti parole:

“Dopo aver trascorso pochi giorni a Casterino, la solitudine di quelle altezza e le meraviglie affascinanti delle rupi ci chiamavano a farvi ritorno; e talora abbiamo avuto la sensazione che le voci dei nostri amici preistorici fossero mescolate al fischio delle marmotte e alla musica delle cascate e avevamo quasi l’illusione di poterne sorprendere qualcuno intento ad incidere le figure e i segni e di potergli chi fosse, da dove venisse e che significato avesse il lavoro che stava eseguendo”.


Morfologia delle figure

Le incisioni rupestri appaiono scolpite in “posa” statica, senza ordine e senza proporzioni fra di loro e con la realtà. Le loro dimensioni sono da pochi centimetri a qualche metro, essendo in media circa 20 cm d’altezza e 10 cm. di larghezza.

Talvolta sono concentrate in gruppi che globalmente assumono un significato monumentale complesso, come se fosse una processione.

Molti segni appaiono modificati e sovrapposti nelo tempo, altri sono appena percettibili alla luce radente dell’alba.


Tipologia

Esistono 3 grandi gruppi di figure:

  1. incisioni fatte con punta metallica o punta litica dura, per picchettamento, che ha prodotto sulla roccia una fitta punteggiatura in numero di 37.000. Queste figure rappresentano animali cornuti, aratri, armi e strumenti, figure umane, capanne e poderi, che sembrano planimetrie per delimitare i confini di zone agricole e di pascolo, con sentieri e fonti, recinti d’animali, pelli, paramenti, trappole per animali, segni geometrici, quadrati, cerchi, rettangoli, punti, croci, stelle e altri segni di significato da determinare e loro variazioni, per ipotesi segni di significato astronomico, che ci sfugge per essere variata per ben due volte la posizione relativa della volta stellata nell’arco di 40.000 anni.

Poche ma molto significative le figure umane come il volto del Sourcier (rabdomante) o il Chief tribù raffigurato mentre viene colpito alla testa con un pugnale. Il volto del Cristo, probabile ritratto moderno. Personaggi sciamanici e mitologici.

  1. incisioni sottili e piccoli segni graffiti per strisciamento di con punte metalliche, in numero di circa 3.000. Sono fasci di linee a forma d’albero, figure antropomorfe, segni a pettine, a meandro, a zig-zag, a reticolo, animali come uccelli, ma anche ricci di mare e meduse, oltre a persone in abbigliamento medioevale e scritte, che si ritrovano sui portali dei paesi: Tenda, Briga in val Roia, Triora, Corte e in villaggi vicini alla valle Argentina, Pigna, Dolceacqua e altri paesi della val Nervia, da cui provenivano i pastori.
  2. pitture rupestri in ocra rossa, probabilmente neolitiche, che descrive una caccia con l’arco allo stambecco.

Sono state eseguite in un arco temporale continuo di 3.000 anni, dal 3000 a.C. al 14 a.C., anno della vittoria delle legioni di Augusto, sulle popolazioni liguri montane del ponente, essenzialmente celtiche come gli Intemeli.


Strumenti usati

Le incisioni sono state fatte con punte di minerali duri e in seguito di metallo.


Roccia

La roccia sulla quale sono state eseguite è tenera, spesso fatte su sottili patine di alterazione che ricoprono lo strato scistoso.


Logistica

In Val Merveilles l’ideale è fare un campo base, dove c’è l’acqua.
Andare al mattino presto e segnare i contorni col gesso tutte le figure da calcare. Quando il Sole è alto e non si vede più nulla, calcare le figure contrassegnate e ritornare per il mezzogiorno.


Svizzera


Vallese e Grigioni


Austria


Marocco

Ad Oukaimeden, località di montagna nell’Alto Atlante, a 74 km da Marrakech, sono frequenti incisioni rupestri raffiguranti dischi (solari?) ed animali.

Il disco più grande, raffigurato nella fotografia a lato, ha un diametro di circa 20 − 30 cm


Stati Uniti


California


Valle della Morte

Nella Valle della Morte sono state trovate incisioni rupestri, che chiamano petroglifi (petrogliphs), in tre luoghi

  1. Titus Canyon
  2. Marble Canyon
  3. Mesquite Flats


Metodologia di riproduzione delle incisioni rupestri


Disegno a mano libera

I primi studiosi di petroglifi, riproducevano le figure più interessanti disegnandole a vista e senza nessuna proporzione fra loro. Questo è un metodo veloce, poco costoso e che non procura danni, consigliabile, portandosi dietro un metro e riportando per ogni figura le dimensioni reali, altezza e larghezza del parallelepipedo nel quale si possono inscrivere.


Ricalco a carboncino

Un modo pratico, veloce e non lesivo per avere una riproduzione diretta a grandezza naturale è portarsi un foglio di carta da disegno, acquistabile dal cartolaio, tenera, sottile, simile a quella dei fazzolettini di carta e un carboncino fra i più teneri. Si stende il foglio di carta e si passa leggermente il carboncino sulla carta tenendo fermo il foglio, ottenendo una riproduzione a matita in grandezza naturale.


Fotografia

Le foto pur essendo pratiche non sono facili. Bisognerebbe prenderle sempre tutte dalla stessa distanza, sulla verticale, a luce radente e dispiegando a terra un metro, per avere delle foto con figure proporzionate fra loro e conoscere a vista le dimensioni.

Dato che anche così sono difficili da riconoscere, si usa prima di fotografarle colorarle in bianco coi gessetti, però si impiega molto tempo e quindi alcuni le cospargono di farina, altri le pitturano con calce spenta che poi si dilavano con la pioggia.


Calco in gesso


Negativo in stucco

Il metodo classico è il calco in gesso da negativo fatto con lo stucco da finestra, pretrattato aggiungendo olio e borotalco per renderlo più tenero e meno adesivo, in strato sottile di circa 1/2 cm e pressato a mano sulla figura. È necessaria manualità e attrezzatura come telai in ferro nei quali fare la colata e materiali vari come gesso e acqua.

La plastilina non è trasportabile e quindi bisogna fare subito la riproduzione in gesso. Dal negativo in plastilina, si passa alla riproduzione utilizzando telaietti di ferro, con barrette trasversali di sostegno e di misura opportuna, manufatti precedentemente. Si calcano leggermente nella plastilina e poi si fa una colata in gesso. La plastilina ripulita si recupera ad uso futuro.

Si capisce che questo metodo pur essendo comodo e semplice, prevede dei carichi notevoli da portare a spalla sui luoghi di alta e media montagna. Per fare un calco ci vuole almeno un chilo di plastilina, preventivamente tirata in strato sottile, di circa da mezzo a un centimetro, col mattarello. Ci vuole un chilo o due di gesso per ogni calco, a seconda delle dimensioni. Il peso dei telai di ferro. Quando manca l’acqua corrente si aggiunge anche il peso di taniche d’acqua da venti chili, che fatica a portare una persona. Più la normale attrezzatura sopravvivenza, materiali e cibo. In tre persone al minimo, si riesce a portare circa sei calchi, in quanto due portano i materiali per tre calchi a testa e al ritorno i calchi e una persona porta le scorte.

ATTENZIONE: questa tecnica è vietata dalle competenti Soprintendenze Archeologiche, in quanto può seriamente danneggiare le figure incise, che sono esse stesse un reperto archeologico.


Negativo in resina siliconica

Altri sistemi usati per fare calchi prevedono l’uso di resine siliconiche, simili allo stucco dette putty, del tipo di quelle usate in odontoiatria, a costi elevati ma con materiali leggeri, che durano nel tempo e che non sono più riutilizzabili.

Il putty è come la plastilina ma ha tempi di indurimento molto stretti e quindi bisogna fare presto e bene, prima di usare il putty è meglio fare esperienza con la plastilina, eventualmente in casa, prima di passare sul campo, per capire bene tutte le fasi, i problemi e quello che è necessario fare.

Il putty mantiene la forma originale per 48 ore, poi ha una deformazione talmente minima che in questo campo non ha rilevanza. Dunque non è necessario portare né acqua, né gesso, né telai, in compenso ci vuole un ripiano e un mattarello per spianare la pasta siliconica. Si prende l’impronta con putty si inserisce in una scatola piatta di cartone e una persona, con uno zaino grosso, ne può portare dieci. Ogni putty costa da 25 a 50 euro (2005) e per un calco medio occorrono almeno due tre putty.

Riducendo leggermente la quantità di catalizzatore, si aumenta leggermente il tempo di polimerizzazione permettendo un tempo maggiore per la lavorazione.

Facendo attenzione a riempire i sottosquadra di stucco sui bordi, in modo da non dovere poi strappare la forma, da un negativo in putty si possono fare più calchi in gesso, sia subito che nel tempo.


Bibliografia

  • Issel, Arturo (1892). Liguria Preistorica, parte III, pag.457. Acquasanta: Società Ligure di Storia Patria (Atti XL).
  • De Marchi, Leonardo (2000). “I sassi scritti delle Limentre: Appennino pistoeise e pratese”. Gruppo Studi Alta Val del Reno, Porretta Terme (Bologna) 2000
  • Sansoni U., Marretta A. e Lentini S. (2001). Il segno minore. Arte rupestre e tradizione nella Bassa Valcamonica (Pisogne e Piancamuno). Edizioni del Centro. Centro Camuno di Studi Preistorici. Capo di Ponte (BS). 239 p.


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria
  • Istituto Internazionale di Studi Liguri
  • Archeoastronomia Ligustica

Assistente arbitro (calcio) || monili

July 18th, 2008

La terna arbitrale incaricata di dirigere una partita di calcio è composta da due assistenti arbitro (precedentemente noti come “guardalinee”) e un arbitro.

Gli assistenti arbitro effettuano segnalazioni all’arbitro solitamente alzando la bandierina che hanno in dotazione. L’arbitro può non tenerne conto, in quanto tutte le valutazioni fatte dagli assistenti, a termini di regolamento del gioco, sono da considerarsi solo di supporto, rimanendo all’arbitro unico la autorità della direzione della gara.

Durante il gioco, gli assistenti arbitro si dispongono uno per lato e si accordano per occuparsi prevalentemente di una metà campo a testa. Malgrado le squadre invertano direzione di gioco nel secondo tempo, gli assistenti rimangono dallo stesso lato, così che abbiano modo di distribuire equamente le segnalazioni che riguardano entrambi gli attacchi delle due squadre.

In precedenza gli assistenti arbitro venivano chiamati segnalinee o guardalinee (”linesmen” in inglese). Nel 1996 la FIFA ha cambiato la denominazione dell’incarico, principalmente per riflettere meglio il senso moderno da attribuire al ruolo e secondariamente per rendere l’incarico aperto alla parità dei sessi (”men” in inglese vuol dire uomini). Non è linguisticamente e concettualmente corretta la traduzione italiana “assistenti dell’arbitro” (peraltro ampiamente usata nei documenti ufficiali di AIA e FIGC, insieme all’espressione equivalente “assistenti arbitrali”), perché nel regolamento, redatto in lingua inglese, non è utilizzato il genitivo sassone. Una resa più chiara in italiano sarebbe “arbitro assistente” (come avviene, ad esempio in Francia: arbitre assistant), con un plurale “arbitri assistenti”.

Contents


Incarichi

La regola numero 6 del regolamento di gioco vigente, è dedicata specificamente ai compiti dell’assistente arbitro, comunque le attività di dettaglio per una singola gara sono sempre sottoposte al giudizio dell’arbitro. Il regolamento richiede che l’assistente indichi:

  • quando il pallone è uscito completamente dal terreno di gioco (e quindi, indirettamente, se, passando interamente la linea di porta, si è segnato un gol);
  • quale squadra deve rimettere in gioco (ovvero quale è stata l’ultima a toccare il pallone);
  • se un giocatore è in “fuorigioco”;
  • se un’infrazione è stata commessa nelle sue vicinanze e l’arbitro non ha avuto modo di avvedersene;
  • se una squadra intende effettuare una sostituzione.

Un assitente arbitrale può anche essere consultato dall’arbitro per fornire un opinione su di una situazione di gioco per la quale l’arbitro richiede un supporto.
Solitamente gli assistenti arbitrali collaborano con il direttore di gara per le materie relative alle sostituzioni, le pratiche preliminari e amministrative, la durata delle partite. Per esempio, è consuetudine che gli assistenti verifichino che i giocatori subentrati in sostituzione non indossino equipaggiamento non regolamentare o oggetti e monili potenzialmente pericolosi. Inoltre, nei casi di maggiore affiatamento, i componenti della terna arbitrale ricorrono a segni convenzionali per comunicare. Il più conosciuto è quello costituito da una decisa corsa verso la linea di centro campo, nel caso non vi sia nulla da segnalare in occasione di un gol.
Tradizionalmente, l’assistente che opera dal lato delle panchine è il più esperto dei due.
Sebbene non è usuale, è consentito agli assistenti di entrare nel terreno di gioco, principalmente per aiutare a far rispettare le distanze per i calci d’angolo, le rimesse laterali e le calci di punizione, quando calciati vicino alle linee laterali.

Non è assolutamente consentito ai giocatori rivolgersi agli assistenti.


Curiosità

Nelle serie minori in Italia, per rispettare la lettera del regolamento, in assenza di sufficienti assistenti arbitro federali, viene richiesto alle società che partecipano ad una partita di incaricare uno dei loro tesserati (dirigente o giocatore) di fungere da assistente arbitro detto “di parte”, altrimenti la partita non potrà essere inizata o proseguita. Nel caso la gara venga disputata con l’assenza di uno o entrambi gli assistenti di parte il giudice sportivo non convaliderà il risultato e stabilirà la ripetizione della stessa. L’unico compito di questi assistenti è quello di segnalare quando il pallone fuoriesce dalle linee perimetrali.


Bibliografia


Collegamenti esterni

  • AIA (Associazione Italiana Arbitri)
  • FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio
  • AIA (Associazione Italiana Arbitri Ancona)

Vasco Vascotto || ceramiche bronzi monili ecc.

July 18th, 2008

Vasco Vascotto (Trieste, 10 ottobre 1969), velista italiano.

Inizia la sua carriera giovanissimo e vince numerosissimi titoli nazionali e internazionali in diverse classi velistiche: 22 titoli italiani, 7 europei e 14 mondiali. In particolare è stato campione del mondo anche nelle classi J24 e Farr 40. </br>
Ha conquistato 5 volte il Giro d’Italia di vela, l’Admiral’s Cup del 1999 e due bronzi ai Campionati Mondiali Isaf.

Partecipa alla Louis Vuitton Cup 2007 con l’equipaggio di Mascalzone Latino, di cui è skipper e tattico. È la sua prima partecipazione all’anticamera della Coppa America: nel 2002 era nella squadra di Mascalzone Latino, ma abbandonò il gruppo prima dell’inizio delle gare.

Eloismo || antico stear che

July 18th, 2008

Per Eloismo o Elohista si intende la corrente biblica dell’Antico Testamento che usa il termine El (spesso Elohim, al plurale) per il nome di Dio. Secondo la tradizione patristica El fu anche il primo nome con cui fu nominato Dio in ebraico.

Dante Alighieri nel De vulgari eloquentia suggerisce che fu il primo suono emesso da Adamo.

El è radice di molte parole che hanno Dio come base, i nomi sono riportati nella forma inglese per evidenziare quando El è il suffisso:
Abel, Ariel, Azrael, Daniel, Eli, Elijah, Elizabeth, Ezekiel, Ezrael, Gabriel, Gamaliel, Immanuel, Ishmael, Israel, Joel, Michael, Nathanael, Raphael, Samael, Samuel.


Voci correlate

  • Ipotesi documentale

Ampiezza di probabilità || associata ad affioramenti

July 18th, 2008

In meccanica quantistica, l’ampiezza di probabilità è una funzione complessa che descrive una quantità incerta o sconosciuta. Per esempio, a ogni particella è associata una ampiezza di probabilità che descrive la sua posizione, in accordo con il principio di indeterminazione di Heisenberg. Questa ampiezza è detta funzione d’onda.

Per una funzione d’onda ψ la funzione di densità di probabilità associata è ψ*ψ, che equivale a |ψ|2. Questa è talvolta definita semplicemente densità di probabilità e può essere normalizzata o non normalizzata.

Se |ψ|2 possiede un integrale finito all’interno dello spazio tridimensionale, è quindi possibile scegliere una costante di normalizzazione c tale che rimpiazzando ψ con cψ l’integrale assume valore unitario. Quindi la probabilità che una particella si trovi all’interno di una particolare regione V dell’universo è data dall’integrale esteso in V di |ψ|2. Il che significa, secondo l’interpretazione di Copenhagen della meccanica quantistica, che se qualche osservatore prova a misurare la quantità associata a questa ampiezza di probabilità, il risultato di questa misura rientrerà all’interno di <math>\epsilon</math> con una probabilità P(ε) data da

<math> P(\varepsilon)=\int_\varepsilon^{} |\psi(x)|^2\, dx. </math>

Ampiezze di probabilità che non sono quadrati integrabili sono solitamente assunte come il limite di una serie di funzioni che sono quadrato integrabile. Il cambiamento della probabilità in funzione del tempo viene espresso in termini di ψ stesso, non in termini di funzione di probabilità |ψ|2. A tal proposito si rimanda all’equazione di Schrödinger.

Per descrivere il cambiamento nel tempo della densità di probabilità occorre definire il flusso di probabilità (o corrente di probabilità) j:

<math> \mathbf{j} = {\hbar \over m} \cdot {1 \over {2 i}} \left( \psi ^{*} \nabla \psi - \psi \nabla \psi^{*} \right) = {\hbar \over m} Im \left( \psi ^{*} \nabla \psi \right) </math>

e misurato in unità (probabilità)/(area × tempo) = r−2t−1.

Il flusso di probabilità soddisfa una equazione di continuità quantistica, ad esempio:

<math> \nabla \cdot \mathbf{j} + { \partial \over \partial t} P(x,t) = 0</math>

dove P(x, t) è la funzione densità di probabilità ed è misurata in unità (probabilità)/(volume) = r−3. Questa equazione è l’equivalente matematico della legge di conservazione della probabilità.

Per un’onda piana si dimostra facilmente che

<math> | \psi \rang = A \exp{\left( i k x - i \omega t \right)} </math>

con flusso di probabilità dato da

<math> j(x,t) = |A|^2 {k \hbar \over m}. </math>

Caramanico Terme || monili

July 18th, 2008

Caramanico Terme è un comune di 2.087 abitanti della provincia di Pescara: fa parte della Comunità montana della Maiella e del Morrone, della quale è anche sede.

Contents


Geografia

Caramanico Terme (613 m s.l.m.) è un comune della Provincia di Pescara, Regione Abruzzo. Situato alle falde del massiccio della Majella, il suo territorio si stende tra le valli del fiume Orta e del suo affluente Orfento. Dista 50 km dal capoluogo di Provincia e 36 Km dalla città di Chieti, ca 200 Km da Roma. Si raggiunge percorrendo la A25 Pescara-Roma uscita Alanno-Scafa, e seguendo lungo la SS 487 le indicazioni per Caramanico Terme.


Cittadini illustri

  • Silvino Olivieri, (Caramanico, 1827-Bahia Blanca, Argentina, 1856), patriota al seguito di Giuseppe Garibaldi.
  • Nicola D’Antino, (Caramanico T.,1880 - Roma 1966), scultore. Allievo di Francesco Paolo Michetti, nel Cenacolo del Convento di Francavilla al Mare incontrò Francesco Paolo Tosti e Basilio Cascella. Autore della statua della fontana luminosa di L’Aquila e della Statua della Vergine Assunta venerata in Caramanico Terme.
  • Marino da Caramanico, (XIII Secolo), giurista. Dopo gli studi di diritto canonico compiuti a Sulmona, si perfezionò a Bologna. In seguito si trasferì a NapoliFu tra i giuristi dello Studio di Napoli,chiamati anche regnicoli, poiché sotto l’egida reale e non di una istituzione accademica al servizio di Carlo I d’Angiò. Fu tra i fondatori della teoria dello Stato svincolato dall’autorità imperiale, celebre la definizione La definizione è contenuta nel Proemio alla costituzione del regno delle due sicilie, titolo originale Prooemium in Constitutiones Regni Siciliae del Regno come una universitas autonoma.


Origine del nome

Le origini del nome vengono individuate secondo la tradizione nel “Chronicon Casauriense” Titolo originale Liber instrumentorum seu Chronicorum Monasterii Casauriensis, XII secolo conservato nella Biblioteca nazionale di Parigi dalla attribuzione di Caro Monaco, nipote di Carlo Magno con cui l’abbazia di Casauria ne ribadiva il possesso. Ma l’origine più certa viene collegata al longobardo Karamon o Arimannia.


Storia

La presenza di insediamenti umani sul territorio risale al paleolitico, come attestano numerosi ritrovamenti preistorici nella valle giumentina: amigdale, frecce e altri utensili Museo archeologico nazionale di Chieti, Museo Naturalistico P. Barrasso di Caramanico.
Gli insediamenti si spostano poi nel fondo valle, nella piana dei Luchi dove troviamo tracce della civiltà italica: ex voto, monili, oltre alla presenza di eremi intitolati a San Michele Arcangelo, sicura riconversione paleocristiana di piccoli luoghi di culto dell’eroe ErcoleL’eroe mitologico è raffigurato in molte statuine conservate nel museo P. Barrasso, cit . Costante la presenza in epoca romana, il nucleo attuale deve essersi sviluppato durante le invasioni barbariche, come dimostra l’origine probabilmente longobarda del nome.
Negli archivi della diocesi teatina (oggi Chieti-Vasto) troviamo traccia della pieve di San Tommaso già nell’anno 802, mentre dagli stessi compare nel XII secolo la chiesa di Santa Maria, il paese è inoltre nominato nel Chronicon Casauriense (vedi origine del nome) dello stesso secolo. Risale al 1476 la realizzazione del portale della, a questo punto, abbazia di Santa Maria (oggi Santa Maria Maggiore, vedi Chiese). Nel 1506 compare la dicitura “acque putride”, primo riferimento alla presenza di acque sulfuree nella zona.
Caramanico prosegue la sua storia nel Regno delle due Sicilie, come feudo della famiglia D’Aquino. Subisce ingenti danni nel terremoto del 1706 Il terremoto terribilis è menzionato negli affreschi absidali della Chiesa di San Tommaso (vedi voce Chiese). Agli anni seguenti risalgono la costruzione dei palazzi storici. A sottolineare l’importanza assunta nel corso dei secoli si ricorda la nomina a viceré-capitan generale di Francesco D’Aquino principe di Caramanico (1786-1794) al tempo di Ferdinando I delle due Sicilie (III di Napoli, 1759-1816). È del 1901 la costruzione dello stabilimento termale. Sotto il ventennio fascista viene decisa la demolizione del castello danneggiato dal terremoto di cui oggi restano appena i basamenti. Durante la Prima guerra mondiale il paese viene a trovarsi dalla parte tedesca della Gustav Linie, il fronte sul quali si fronteggiarono i due schieramenti, vedendo drammatiche vicende, ma anche il coraggio dei suoi abitanti che nascosero i soldati alleati fuggiti dai campi di prigionia.
Nel 1960 prende il nome di Caramanico Terme e comincia il rapido sviluppo turistico che vedrà la costruzione di nuovi quartieri residenziali e alberghi tra il centro storico e la fraz. di Santa Croce, che oggi costituisce un tutt’uno con il resto del paese.


Natura

Il paese è situato nel tipico ambiente appenninico. Altimetricamente si sviluppa passando dalla macchia mediterranea fino a 700 m, passando al bosco misto 800 m, alla faggeta 1500 m, fino all’ambiente, detto lunare, dei pianori culminali della Majella. Il territorio comunale è completamente inserito nel Parco Nazionale della Majella, inoltre insiste la riserva naturale Valle dell’Orfento, istituita prima del Parco.
Il nucleo storico del paese è situato sulla confluenza dei fiumi Orta e Orfento, le cui valli caratterizzano l’intero territorio. La valle dell’Orfento, una delle prime aree protette d’Abruzzo, è percorsa da numerosi sentieri escursionistici per tutta la sua lunghezza, eccezion fatta per la sommità, dove dalla cascata della Sfischia il corso d’acqua ha origine: quest’area è una riserva integrale assolutamente incontaminata dalla presenza umana. La flora è un perfetto esempio di biodiversità, oltre duemila le specie botaniche, tra cui numerose varietà rare di orchidea, la genziana e la stella alpina appenninica, il pino mugo. La fauna locale annovera numerose specie protette o coinvolte in azioni di reinserimento: cinghiale, volpe, lepre, cervo, lupo,aquila reale, camoscio, orso bruno marsicano, lontra, trota fario.


Musei

  • Museo naturalistico archeologico “P. Barrasso”: centro di visita del Parco Nazionale della Majella e Centro di Educazione Ambientale della Regione Abruzzo. Il museo ospita la ricostruzione degli ecosistemi della Majella e una sezione archeologica, con reperti italici e romani, attrezzata per disabili e non vedenti.
  • Area faunistica della lotra europea: annesa al Museo “P. Barrasso” è costituita da numerosi recenti che riproducono le condizioni dell’ambiente fluviale tra cui un recinto didattico in cui si svolgono visite guidate.
  • Museo della fauna abruzzese ed italiana: è frutto della donazioine di una collezione privata di animali imbalsamati, sono presenti centinaia di esemplari che offrono una visione d’insieme della fauna appenninica.
  • Giardino Botanico “Daniela Brescia”, comune di Sant’Eufemia a Maiella.
  • Museo civico del castello di Salle, comune di Salle.
  • Museo etnografico “Diana e Tamara”, fraz. Roccacaramanico, comune di Sant’Eufemia a Maiella.


Arte


Chiesa di San Tommaso Apostolo

Anche chiamata San Tommaso Becket La Chiesa è rinominata nel ‘900, era in origine dedicata a San Tommaso Becket, martire inglese. Chiesa romanica del XII secolo. L’edificio attuale sorge su una pieve già citata nel IX secolo, ed era circondato da altri edifici monastici ora decadenti. La pianta è a tre navate e presenta tre livelli altimetrici, il più basso all’ingresso, il superiore dall’altare conduce all’abside centrale e presenta una piccola cripta con un pozzo centrale di acqua sorgiva. La facciata a salienti è scandita da tre portoni e quattro semicolonne, residuo di un portico mai realizzato, con un rosone centrale e due piccole monofore. I portali laterali presentano stipiti e architrave con decorazioni floreali come le monofore sovrastanti mentre l’architrave del portale centrale è arricchito da un altorilievo (quasi tuttotondo) dei dodici apostoli con Cristo intronato centrale, dalle notevole qualità scultorea considerando l’anno 1118 della realizzazione. All’interno le navate sono divise da colonne composite, a destra, e colonne quadrate, sulla sinistra, è presente inoltre una esile colonna monolitica in pietra con capitello corinzio, detta colonna santa, oggetto di venerazione da parte dei fedeli, i cui frammenti venivano asportati vantando proprietà taumaturgiche.


Santa Maria Maggiore

La chiesa ha esterni gotici con portale risalente al 1476, cappella dell’Assunta del XVII secolo, interni barocchi.

  • San Nicola di Bari:
  • Convento San Lorenzo (frati cappuccini):
  • Santa Trinità:
  • San Maurizio (convento ex clarisse):


Tradizioni e folclore

Il panorama delle tradizioni locali segue il doppio profilo temporale delle stagioni, legato al primario settore dell’agricoltura e dell’allevamento, e del calendario liturgico cattolico, anche questo collegato ai cicli naturali attraverso devozioni, protezioni e benedizioni. Così anche le usanze sono legate ai fenomeni atmosferici e a momenti della vita nei campi. Presenza costante è quella degli elementi Acqua e Fuoco, in tutte le loro accezioni di carattere soprannaturale e religioso.


Sant’Antonio Abate

17 gennaio, Sant’Antonio Abate: benedizione degli animali da fattoria di cui il Santo è protettore (negli ultimi anni anche delle automobili nuove). Inoltre, come in molti paesi limitrofi, avviene la rappresentazione della vita del Santo eremita. La sua scelta di vita nel deserto, la tentazione da parte dei diavoli, rossi e neri,e della donzella, interpretata da un uomo come nel teatro elisabettiano e particolare elemento buffo. Infine l’arrivo risolutore dell’angelo, dal caratteristico cappello conico, tipico delle figure con contatti soprannaturali come fate e streghe. Nel finale, attraverso la spada, elemento simbolico mutuato dalla devozione all’Arcangelo Michele,l’angelo aiuta il Santo a sconfiggere il male e tornare alla sua vita di preghiera. Sempre presente al termine della rappresentazione la questua, richiesta di offerte… in vino e salsicce per i figuranti. Il gruppo locale ha vinto la competizione del campanello d’argento, riconoscimento alla migliore rievocazione abruzzese.


Settimana Santa

  • Giovedì santo: Durante la Santa Messa in Coena Domini il parroco lava i piedi di dodici confratelli della Confraternita del Monte dei morti eletti tramite sorteggio come discepoli. Al seguito del parroco, o privatamente, i fedeli visitano le chiese dove sono allestiti gli altari della riposizione, detti sepolcri, la cui origine viene ricondotta al rito pagano dei giardini di VenerePer approfondire si veda il lavoro del prof. Giancristofaro Emiliano Tradizioni popolari d’Abruzzonella bibliografia. Durante la notte ha luogo il rito dei tamurri: un gruppo di uomini percorre il paese suonando un tamburo di pelle d’asino scordata e un flauto, a ricordo della Vergine che cerca Gesù, mentre i soldati giungono ad arrestarlo, questo rito rappresenta ad oggi un unicuum del panorama antropologico culturale italiano.
  • Venerdì santo:
  • Pasqua:


San Giovanni Battista

  • 24 giugno,San Giovanni Battista:


Santa Maria Assunta

  • 1 agosto, Favoni: al mattino lo sparo di mortaletti, le botte scure, annunciano l’apertura della festa patronale. All’imbrunire le campane della Chiesa di Santa Maria Maggiore, dov’è la cappella dell’Assunta suonano a festa: è il segnale che dà il via, in tutta la vallatta, all’accensione dei Favoni, grandi fuochi rituali. All’originario significato della vittoria sulle tenebre, il giorno viene protratto dall’uomo, e al ruolo propiziatorio per il raccolto del grano, si sostituisce la devozione e il ringraziamento all’Assunta protettrice. Alla competizione tra i vari gruppi per avere il fuoco più vistoso, si aggiunge la festa con piatti tipici e musica di dù botte, una piccola fisarmonica abruzzese.
  • 14 agosto: Palmentieri: sfilata in costume. Le donne portano lungo il corso principale del paese i palmentieri: particolari cesti con intelaiature in vimini su cui vengono cucite le pizzelle,il dolce tradizionale. I palmentieri sono doni della comunità alla protettrice, il ricavato della loro vendita andrà in offerta per la festa patronale. In altri paesi limitrofi il palmentiero è costituito da rami, la palma, a cui sono appesi i doni dolci e salati, a Caramanico la forma si è evoluta nella complicata struttura conica dei palmentieri attuali, che conservano del passato solo un ramoscello posto sulla sommità.
  • 15 agosto, festa solenne di Santa Maria Assunta in cielo, patrona del paese.
  • 16 agosto, festa di San Rocco: chiusura dei festeggiamenti, a mezzanotte, con il ballo della pupa, una figura femminile di carta pesta, che ospita al suo interno un ballerino particolare… la pupa, infatti è ricoperta di fuochi d’artificio che esplodono durante la danza, sulle note della fisarmonica.


Santo Natale

  • 25 dicembre, Santo Natale.


Usanze minori

  • 2 febbraio, Candelora: benedizione delle candele da accendere nei momenti di maltempo.
  • 3 febbraio, San Biagio: il Santo protegge dal mal di gola, alla fine della messa in suo onore avviene la benedizione con l’olio santo della gola dei fedeli.
  • Grandine: una vera piaga per ogni tipo di raccolto agricolo, per arrestarla si era soliti posare al di fuori dei balconi la pinza usata per i tizzoni del camino. Singolare associazione tra il fuoco e la particolare piaga meteorologica (scomparsa  ?).
  • Carnevale: giri di questua nel paese; con un fantoccio contenente all’interno un fiasco si raccoglieva il vino offerto dalle famiglie visitate da giovani mascherati, che poi lo consumeranno fino a tarda sera (scomparsa).
  • Streghe: per proteggersi dall’attacco delle streghe si mette dietro la porta una scopa capovolta. Le malintenzionate, dalla nota curiosità, sarebbero così rimaste a contarne i fili fino all’alba, senza poter operare nessun maleficio. In particolare, una variante prevede l’inserimento di un coltello tra le setole.


Terme

Il paese è sede dello stabilimento termale “Terme di Caramanico” convenzionato con il servizio sanitario nazionale, in cui sono erogate cure inalatorie, fanghi, e terapie idropiniche. L’attività termale-turistica rappresenta la principale attrattiva del paese, ed è arricchita da un sostenuto programma di eventi e manifestazioni.
È presente un Hotel Terme “La resèrve”.


foto


Associazioni

  • Croce rossa italiana, Volontari del Soccorso, gruppo di Caramanico Terme.
  • Accademia musicale “Marino da Caramanico”.
  • Confraternita “Monte dei Morti”.


Evoluzione demografica


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale del comune di Caramanico Terme Comune Caramanico
  • Sito ufficiale del Parco nazionale della Majella Parco Majella
  • Sito ufficiale delle Terme di Caramanico Terme Caramanico


Bibliografia

  • Giancristofaro Emiliano (1995) Tradizioni popolari d’Abruzzo. New Compton Editori, Città di Castello.
  • Atti della conferenza “L’alta valle dell’Orta”. Dep. presso Centro studi del Museo “P. Barrasso”. Caramanico Terme.


Amministrazione comunale


Note

El Che Cola || di talco che

July 18th, 2008

El Che Cola è una Cola naturale senza OGM con fini umanitari e apolitici, creata in omaggio a Ernesto Rafael Guevara de la Serna, soprannominato Che Guevara. La società marsigliese che la produce, s’è impegnata a donare il 50% dei ricavi netti a favore di ONG che operano contro la fame nel mondo e che aiutano orfani e fanciulli bisognosi.


Collegamenti esterni

  • sito ufficiale

Fushigiboshi No Futagohime || monili

July 17th, 2008

Fushigiboshi No Futagohime (ふしぎ星の☆ふたご姫) è un mahō shōjo anime giapponese che racconta le avventure di due principesse gemelle (il titolo inglese è Twin Princesses of the Wonder Planet) ambientate nel misterioso mondo di Fushigiboshi. È diretto da Jun’ichi Satō, noto principalmente per le prime due serie di Sailor Moon.

La serie originale di questo anime venne trasmessa in Giappone nell’aprile 2005, mentra le seconda serie, Fushigiboshi no Futagohime Gyu!, è stata trasmessa dall’aprile 2006 a fine marzo 2007.

Contents


Caratteristiche


I serie: Fushigiboshi

Fushigiboshi è un misterioso pianeta abitabile solo al di sotto della superficie. È legato all’ Onisama no Kuni (おひさまの国 Regno del Sole) che controlla la stella posta all’interno del pianeta, chiamata Onisama no Megami (la Benedizione del Sole). Periodiche rotazione dell’ Onisama no Kuni permettono l’alternarsi del giorno e della notte su un solo degli emisferi del pianeta.

Oltre a questo regno, ve ne sono altri sei, ognuno con un compito preciso:

  • Tsuki no Kuni (月の国 il Regno della Luna) controlla la notte e l’Hoshi no Izumi (Primavera delle Stelle), un portale per altri universi.
  • Mera-Mera no Kuni (メラメラの国 il Regno del Fuoco) cambia l’Onisama no Megumi per regolare il caldo e il freddo e tenere la temperatura costante.
  • Shizuku no Kuni (しずくの国 il Regno della Cascata) crea le nuvole e la pioggia.
  • Tane-Tane no Kuni (タネタネの国 il Regno della Terra) produce piante grazie alla pioggia e al potere della Madre Terra.
  • Kazaguruma no Kuni (かざぐるまの国 il Regno del Vento) sfrutta il vento per regolare tutti i prodotti dei regni verso gli altri.
  • Hoseki no Kuni (宝石の国 il Regno del Gioiello) produce monili e ornamenti.

FushigiBoshi è l’ambientazione principale solo della prima serie. La seconda (Futago Hime Gyu!) ha invece luogo in un’università che si trova su un altro pianeta, Gakkouboshi.


II serie: L’Accademia Reale di Magia

l’Accademia Reale di Magia è un prestigioso istituto specializzato per principesse e principi di tutto l’universo. Se completeranno la loro carriera scolastica e otterrano il diploma, potranno poi essere incoronati come re e regine dei loro pianeti. Questa scuola è simile a quella di Hogwarts in Harry Potter, ovvero gli studenti vi rimangono per tutto l’anno scolastico e tornano a casa solo per le vacanze. Come ogni scuola, l’Accademia di Magia possiede un regolamento preciso che dev’essere rispettato da tutti gli studenti. Infine, vi è una scala a punti: quando un alunno raggiunge 100 punti nella propria classe, può andare al livello successivo; al contrario, se i punti raggiungono i -100, lo studente verrà espulso dalla scuola. Il primo anno comincia quando il futuro alunno compie 10 anni.


Trama


Futago Hime (I serie)

Sette famiglie reali regnavano sui sette regni, prosperando sul pianeta per lungo tempo. Finché l’ Ohisama no Megumi cioè la stella interna cominciò a declinare, e fu predetto che sarebbe scomparsa entro l’anno. Se fosse morta tutti i pianeti sarebbero andati in rovina. Le principesse gemelle Fine e Rein ricevono da Grace la missione di indagare sul declino della stella. Grazie ai poteri della Providenza, esse possono sperare di salvare l’Onisama no Megumi. Durante la loro missione, un malvagio cancelliere chiamato Roman comincia a interessarsi al potere della stella per usarlo a proprio piacimento. Dopo la liberazione del nemico supremo, l’intera storia cambia il suo corso.

Successivamente nella serie, il principe Bright diventa malvagio sotto i poteri maligni di Boomo, che vuole dominare Fushigiboshi con i poteri dell’oscurità, mentre le principesse Fine e Rein con altre persone indagano su tutto questo.


Futago Hime Gyu! (II serie)

Fine e Rein come le altre principesse lasciano Fushigiboshi per frequentare l’Accademia Reale di Magia. In questa prestigiosa scuola, i principie le principesse di tutti i pianeti vengono educati al fine di essere incoronati come re e regine. Arrivate a scuola, Fine e Rein si “guadagnano” dei debiti a causa della loro condotta poco principesca. Nel corso del primo anno, il vice preside mostra una campana leggendaria che suona solo al tocco di uan perosan prescelta, la “Principessa dell’Universo”. Finora però nessuno è riuscito a far suonare la campana.

Toma, il nuovo presidente del corpo studentesco si oppone alle relazioni sociali nella scuola, come le amicizie. Quando accade nell’istituto qualcosa di felice, egli manda uno dei suoi mostri per imporre la sua volontà.


Personaggi


Personaggi principali


Regno del Sole (おひさまの国 Onisama no Kuni)

  • Fine (ファイン) - Fine è una delle principesse gemelle di Onisama no Kuni. Ha gli occhi e i capelli tendenti al rosso. Spesso viene chiamata “la principessa meno principesca nella storia di Fushigiboshi”. Fine è anche una ragazza paurosa e si lamenta spesso. In compenso è una gran golosona, e va matta per le torte. È abbastanza atletica, ma non riesce a danzare come si deve, al contrario della sorella Rein. In ogni caso, è una ragazza amichevole e gentile, e si prende cura delle persone che ama. È innamorata del principe Shade.
  • Rein (レイン) - Rein è l’altra principessa gemella di Onisama no Kuni e, a differenza della sorella, il colore che la contraddistingue è il blu degli occhi e dei capelli. Anche lei viene considerata “la principessa meno principesca nella storia di Fushigiboshi”, ma per il resto è molto diversa dalla sorella. Le piacciono i vestiti e i monili, specie quelli più elaborati. È una grande sognatrice e molto eccentrica, come la sorella, e adora cimentarsi nelle avventure, a differenza di Fine. Rein è attratta dal principe Bright.
  • Principessa Grace (プリンセス・グレイス) - E’ una principessa leggendaria che salvò Fushigiboshi nella notte dei tempi. Sebbene sia morta da lungo tempo, il suo spirito riappare nella stella come una specie di creatura ancestrale, per consegnare a Fine e Rein l’onere e l’onore di salvare il pianeta.
  • Poomo (プーモ) - Poomo è un folletto affidato alle due principesse Fine e Rein. Ha un’abilità speciale detta Teletraspoomoto (Telepoomotion) con al quale trasporta le due ragazze per i mondi, anche se spesso Fine e Rein affidano quest’incarico alla balia. Quasi tutte le frasi che pronuncia finiscono con “-pumo”.
  • Camelot (キャメロット) - E’ la balia di Fine e Rein. All’inizio della serie appare come una donna prepotente e autoritaria, ma successivamente mostra il suo entusiasmo nei confronti delle due principesse.
  • Lulu (ルル) - E’ la tirocinante di Camelot. In alcuni casi rimane suggestionata dal lavoro di Camelot, ma si impegna per ottenere note positive dall’educatrice per la sua dedizione.
  • Elza (pronuncia: Elsa) (エルザ) - Elsa è la regina del Regno del Sole. Si interessa molto di Fine e Rein e riesce a educarle bene, a volte molto meglio di quanto faccia Camelot.
  • Toulouse (pronuncia: Truth) (トゥルース) - E’ il re del Regno del Sole.
  • Omendo (オメンド) - Omendo è lo scienziato del laboratorio del Regno del Sole. il suo compito è quello di analizzare i dati della temperatura e del clima attraverso le stazioni meteorologiche.
  • Tabi e Jill - Alcuni addetti alle stazioni meteorologiche.


Regno della Luna (月の国 Tsuki no Kuni)

  • Milky (ミルキー) - Milky è la principessa del Regno della Luna. È ancora alle prime armi e viaggia attraverso la sua stella movente. Spesso comunica imminenti guai, ma quando lo fa balbetta di continuo, ma per fortuna ci sono persone come Fine e Shade che riescono a comprenderla.
  • Shade (シェイド) - Shade è il principe del Regno della Luna. Sebbene all’inizio della serie appaia come Eclipse, si può individuare dal fatto che usa i suoi stessi attacchi di frusta. Pare appia un po’ di interessamento per Rein. È anche interessato al potere della Providenza.
  • Regina - Regina è il dinosauro da compagnia di Shade.
  • Moon Maria (pronuncia: Moon Malia) (ムーンマリア) - Moon Maria è la regina del Regno della Luna. Le sua condizioni di salute sono molto volubili, poiché dipendono dall’aurora che staziona nei cieli del pianeta. Shade è molto affezionato a lei.
  • Chuuba (チューバ) - Chuuba è un’abile indovina, a cui servono delle cameriere per la sua dimora.
  • Monmon Golem (モンモンゴーレム) - Monmon Golem è un essere di sembianze bestiali, che però dorme quasi sempre all’interno del Tempio. Si risveglia solo in alcuni momenti dell’anno, per scacciare le nuvole più scure dalla luna per diffondere la luce lunare sul Regno.
  • La Regina Scorpione (Queen Scorpion) (女王サソリ) - La Regina Scorpione è un’enorme scorpione che esce dal suo rifugio unicamente per difendere i suoi picccoli, ovvero tutti gli altri scorpioni. Ha un udito finissimo e percepisce ogni rumone.
  • Mia (ミーア)- Mia è una lavoratrice locale del Lago della Stella.


Regno del Fuoco (メラメラの国 Meramera no Kuni)

  • Lione (リオーネ) - Lione è la principessa del Regno del Fuoco. È una ragazza eccessivamente critica e spesso dà opinioni non richieste. Inoltre, non è un’amante del ballo come le altre principesse. In compenso, sa perfettamente come crescere e divertire suo fratello Tio.
  • Tio (ティオ) - Tio è il pricipe del Regno del Fuoco. Tio adora giocare con la sua katana a fare il ninja. Spesso nella serie si rivela un po’ inutile, perché nell’aiutare Fine e Rein di solito peggiora le cose. Il suo idolo e eroe è Shade.
  • Wohl (pronuncia: Wal) (ウォル) - Wohl è il re del Regno del Fuoco. È estremamente forte è il suo dinamismo si manifesta i molti modi, come le torce che illuminano la sala del trono.
  • Nina (ニーナ) - Nina è la regina del Regno del Fuoco.
  • Howan (ホワン) - Howan è un cuoco e lo chef di un ristorante del Regno de Fuoco. La sua specialità è la cucina cinese, e lui stesso pare un panda, animale che appunto vive in Cina. Il suo piatto migliore, nonchè specialità della casa è il Riso alle Fiamme Bollenti (Heramera Chaofan).
  • Bo Dragon (ボードラゴン) - Bo Dragon è un drago enorme che vive nel vulcano. I suoi raffreddori sono la principale causa dell’attività, sebbene non pericolosa, del vulcano.
  • Flame Dog (メラメラドッグ) - Flame Dog è uno strano canide con due code di fuoco. È l’amnimale da compagnia di Tio, che lo cavalca come Shade cavalca Regina. Solo che Flame Dog è a volte non riesce a essere d’accordo con Tio. Pare che il sogno di Flame Dog sia quello di mangiare Poomo.


Regno della Cascata (しずくの国 Shizuku no Kuni)

  • Milro (pronuncia: Mirlo) (ミルロ) - Milro è la principessa del Regno della Cascata. Come Lione, anche lei è molto critica. Comunque è un’ottima artista e si occupa del suo fratellino Nalro come una madre.
  • Nalro (pronuncia: Narlo) (ナルロ) - Nalro è il principe del Regno della Cascata e ha all’incirca la stessa età di Milky. Di solito chimama sua madre in modo pertocolare, ovvero “Gabin!!”(il corrispondente giapponese per la frase “Oh my GOD!”, O mio Dio). Pare abbia una cotta per Milky.
  • Yarmul (pronuncia: Yamul) (ヤームル) - Yarmul èla regina d i questo Regno. È una donna molto severa e spesso costringe Milro a fare ciò che dice.
  • Ada and Ida - Ada and Ida sono due popolane del regno della Cascata. Si prendono molta cura degli uccelli e fanno di tutto per nutrirli, anche imitare Fine e Rein.
  • Esteban - Esteban è un ragazzo promesso sposo a Milro. È molto gentile nei suoi confronti e, sebbene più giovane di Milro, guida una macchina.


Regno della Terra (タネタネの国 Tanetane no Kuni)

  • Le 11 Principesse - Straordinariamente, il Regno della Terra ha ben 11 principesse. È difficilissimo distinguerle, poiché l’unica cosa che le differenzia è il colore dei capelli. In base al libro dei personaggi di Futago Hime, i nomi dlele principesse sono Ichele, Nina, Saya, Shiyon, Gorchel, Loloa, Nursya, Harney, Quarry, Julia, Joiner. I nomi sono segnati da uno a undici in giapponese.
  • Solo (ソロ) - Solo è l’unico principe del Regno della Terra (sebbene abbia avuto da poco un fratellino).
  • Coco (ココ) - Coco è il tredicesimo figlio dei regnati, il secondo maschio del Re e di Flaua. Ha all’incirca la stessa età di Nalro e le sue “sorellone” provano molto affetto per lui.
  • Il Re (キング) - Il Re del Regno della Terra è il principale nemico delle scimmie che hanno invaso il regno.
  • Flower (pronuncia: Flaua) (フラウア) - Flower è la regina del regno.
  • Snowy - Snowy è una creature bizzarra che vive nella foresta: la sua caratteristica è quella della veggenza.


Regno del Vento (かざぐるまの国 Kazaguruma no Kuni)

  • Sophie (ソフィー) - Sophie è la principessa del Regno del Vento. Ha spesso la testa tra le nuvole e questo la porta a prendere le cose alla leggera. Spesso fa degli scherzi ad Altessa (ma lei non se ne preoccupa).
  • Auraa (pronuncia: Auler) (アウラー) - Auraa è il principe dle regno. Il suo unico grande amore è Altessa.
  • Randa (ランダ) - Randa è il re del regno del Vento. Tutti i venti dipendono dal suo controllo.
  • Elena (エレナ) - Elena è la regina del Regno del Vento.
  • Wally (ウォーリー) - Wally è un fantasma che però non spaventa nessuno.


Regno del Gioiello (宝石の国 Houseki no Kuni)

  • Altessa (pronucnia: Altezza) (アルテッサ) - Altessa è la principessa del Regno del Gioiello. A differenza delle altre principesse, Altessa si arrabbia molto facilmente. Ha l’abitudine di urkare alle altre persone, specie quando non ottiene quello che vuole, e adora mettersi in mostra. In compenso ha una grande virtù: si prende immensa cura del fratello Bright.
  • Bright (ブライト) - Bright è il principe del Regno del Gioiello. È un tipo molto lunatico: il suo stato d’animo cambia da dolce a furioso spessissimo nella serie. A circa metà, si sente spaesato perché Eclipse spesso lo mette in ombra salvando Fine, della quale Bright è innamorato.
  • Aaron (アーロン) - Aaron è il re del Regno del Gioiello.
  • Camelia (pronuncia: Camellia) (カメリア) - Camelia è la regina del Regno del Gioiello. È una donna molto drammatica e geme ogni volta che accade qualcosa di brutto. Altessa dovrebbe aver ereditato la personalità da Camelia, poiché entrambe adorano mettersi in mostra.
  • Ms. Butterfly (ミセスバタフライ) - Ms. Butterfly è un’orafa locale. È specializzata in oggetti elaborati. Il suo principale “avversario” è Sirius.
  • Sirius (セリアス) - Sirius è l’altro gioiellere. A differenza di Ms. Butterfly, sua madre in passato aveva lavorato nientemeno che con Elza, la madre di Fine e Rein. A Sirius non piace creare monili elaborati, ma mette tutto il suo cuore nelle sue creazioni.
  • Puppet (プペット) - Puppet è una specie di burattino vivente del parco divertimenti “La Casa delle Bambole”. La sua più grande speranza è quella di ritornare al suo vero creatore e padrone.


Altri personaggi


Regno del Mare (海の国 Umi no Kuni)

  • Pearl (パール) - Pearl è la principessa del Regno dle Mare. A quanto pare è molto più legata ai suoi amici che non ai genitori. Loro, d’altro canto, non le fanno spesso visita, per via degli impegni governativi. Nonostante ciò, loro amano molto, ricambiati, la loro figlia.


Non classificabili

  • Eclipse (エクリプス) - Eclipse è un uomo incappucciato che spia Fine e Rein nelle loro avventure. L’apparenza di Eclipse è quindi quella di un cattivo, ma in realtà aiuta e spesso salva Fine e Rein da pericolosi tranelli. Per altre infprmazioni, vedere sopra la voce “Shade”.
  • Naginyo (ナギーニョ) - Naginyo è una spirito inviato da Grace per vigilare su Fine e Rein. Il suo più grande tesoro è un’arpa (anche se la chiama violino) con la quale intrattiene a volte giovani damigelle. Fine and Rein trovano l’oggetto che suona da solo, scoprendo anche il suo potere di rivelare la vera natura delle cose.
  • Nacchi (ナッチ) - Nacchi è una trapezista circerse. E’ la stella dello show, e lei e il suo trapezio sono la principale attrazione del circo. Purtroppo un giorno rimane infortunata e perde il coraggio di tornare sul trapezio una volta guarita. Fortunatamente, Fine e Rein la aiutano.


Nemici

  • Roman (ローマン) - Roman è il primo Cancelliere del Regno dlela Luna. Il suo obiettivo è rubare il potere della Providenza e usarlo solo per sè. Dopo il suo fallimento, viene imprigionato all-interno del Vuoto.
  • Rau and Yan (ラウ&ヤン) - Sono i due sottoposti di Roman e hanno il compito di rubare le Providenza per lui.
  • Bright (versione cattiva) - Bright, erede al trono del Regno del Gioiello, viene attratto dai poteri dell’oscurità. Diventato abile con l’uso del Lato Oscuro della Providenza, Bright crea numerosi scompigli e un esercito ai suoi comandi.
  • Boomo (ブウモ) - Boomo è una verisone purpurea di Poomo. Spesso controlla molte attività malvagie ma ogni tanto diviene pazzo. Inizialmente era buono, ma diventò cattivo quando vole essere re dei Poomo. Ogni tanto lo si può trovare mentre fa losce attività.
  • Il Cristallo Nero - E’ il nemico supremo. Il Cristallo Nero è l’origine di tutti i poteri dell’oscurità. Inoltre controlla Bright, spingendolo a usare la Providenza quando qualcuno gli disobbedisce. Sebbene il potere del Cristallo Nero non sia autocostruito, si può comunque espandere velocemente. La fonte del potere del Cristallo Nero è la tristezza delle persone.


Personaggi di Futago Hime Gyu!

Nella serie Fushigiboshi no Futagohime Gyu!, appaiono i personaggi della serie precedente, più delle “nuove reclute”.

  • Sasha e Carla (シャシャ) & (カーラ)- Sono le due principesse del pianeta Celeb (celebrità ndt). Entrambe seguono Elizabert e la aiutano a creare un’introduzione da favola. Elizabert le usa anche per assolvere ai compiti duri riservati a lei.
  • Elizabert (エリザべータ)- Elizabert è un’altra principessa del pianeta Celeb. Attrice per natura, snobba le altre persone,e parla spesso con tono piatto, simile a quello di una donna anziana. Quando le vengono dati dei compiti duri, li affida a Sasha e Carla.
  • Chiffon (シフォン)- Chiffon è la principessa del pianeta Mathematics (matematica ndt). All’età di 6 anni era già un piccolo genio. E’ la studentessa più dotata e educata, di conseguenza è nota per essere l’alunna con più punti nella scuola. Dopo l’incontro tra Chiffon e le gemelle Fine e Rein, lei comincia a “osservarle”, considerandole ‘fushigi’ (misteriose) e soprannominandole Fushigi Hime.
  • Toma (トーマ)- Toma è il principe del pianeta Wulpurgis. Essendo la prima persona posseduta da Edward, crea vari mostri con i suoi poteri per distruggere il divertimento. Successivamente nella serie, nasconde un potente ritratto di Edward dietro corridoi segreti.
  • Noche (ノーチェ)- Noche è il principe del pianeta Orchestra. La sua passione è la musica e il suo strumento preferito è il suo violino. Ha l’abitudine di urlare su parecchi eventi.
  • March (マーチ)- March è la principessa del pianeta Morals (morale ndt). Spia spesso Fine e Rein al fine di individuare loro errori e quindi far diminuire il loro punteggio.
  • Fango (ファンゴ)- Fango è il principe del pianeta Gretel. E’ molto riservato ed è taciturno. Facilmente fnisce nei guai.
  • Lemon (レモン)- Lemon è la principessa dle pianeta Naniwan. Il suo tesoro è il Ventaglio d’Oro, cpn il quale può realizzare scherzi altrimenti impossibili. Nessuno sa le esatte conseguenze dei suoi tiri mancini.
  • Melon (メロン)- Melon è il principe del pianeta Naniwan. E’ il fratello di Lemon e la aiuta a comprendere la portata dei danni creati dai suoi trucchi.
  • KyuKyu e PyuPyu (キュキュ) & (ピュピュ)- Kyukyu e PyuPyu sono angeli della Campana Soyeiru. Questi angeli attivano i poteri magici di Fine e Rein. Essendo ancora giovani e quindi con poca esperienza, purtroppo causano molti guai dovunque Fine e Rein possono peggiorare le cose.
  • Presidente del corpo insegnanti (教頭)- Conosciuto anhce come il vice-preside della scuola, questo ragazzo favorisce spesso Elizabert facendo di tuto per darle vari benefici. Fine e Rein trovano questo molto irritante, dato che le riprende sempre per i loro comportamenti puerili.
  • Tanba Rin (タンバ・りん)- Tanba Rin è l’istruttrice di Fine e Rein. E’ una donna di altezza piuttosto bassa rispetto a chiunque altro, anche rispetto ai suoi studenti.
  • Ban Jo (バン・ジョー)- Ban Jo è un altro insegnate della scuola. I suoi metodi di insegnamento comprendono anche l’urlare a tutta forza. Ha una tremenda cotta per Tanba Rin.
  • Edward (エドワルド)- Edward è uno spiritello maligno che vuole far cadere l’Accademia Reale di Magia nel caos, usando Toma come burattino per i suoi scopi. Di solito il suo spirito si trova in un vecchio ritratto.


Personaggi e loro doppiatori (Seiyu)


Futago Hime (1° serie)

Regno del Sole
  • Fine (Megumi Kojima)
  • Rein (Yuko Goto)
  • Principessa Grace (Yuko Minaguchi)
  • Poomo (Satomi Koorogi)
  • Camelot (Kazuko Sugiyama)
  • Lulu (Misato Suzuki)
  • Elsa (Ayako Kawasumi)
  • Truth/Toulouse (Wataru Hatano)
  • Omendo (Isamu Tanonaka)
  • Jill (Masayo Kurata)
  • Tabi (Yuuki Tai)
Regno della Luna
  • Milky (Kazuko Kojima)
  • Eclipse/Shade (Junko Minagawa)
  • Moon Maria (Keiko Han)
  • Chuuba (Kiri Yoshizawa)
  • Mia (Rina Satou)
Regno del Fuoco
  • Lione (Misato Fukuen)
  • Tio (Vanilla Yamazaki - Episodi 1-26, Shihomi Mizowaki - Episodio 27
  • Wohl (Tōru Ohkawa)
  • Nina (Yukie Maeda)
  • Howan (Kenta Miyake)
  • Bo Dragon (Keiji Hirai)
Regno della Cascata
  • Milro (Sachi Sukigara)
  • Nalro (Haruhi Terada)
  • Yarmul (Mahiru Konno)
  • Ada and Ida (FLIP-FLAP - Aiko and Yuko)
Regno della Terra
  • Le 11 Principesse della Terra

    • Ichele (Masu Nozomi)
    • Gorchel (Misato Suzuki)
    • Harney (Kazuko Kojima; interpreta anche Milky)
  • IL “Re” (Toshitaka Hirono)
  • Flower (Yumiko Hori)
Regno del Vento
  • Sophie (Rina Satou)
  • Auraa (Hiro Shimono)
  • Randa (Masayuki Katou)
  • Elena (Junko Shimeno)
Regno del Gioiello
  • Altessa (Kaori Mizuhashi)
  • Bright (Tetsuya Kakihara)
  • Aaron (Daisuke Ono)
  • Camelia (Haruhi Terada)
  • Puppet (Ai Shimizu)
Altri
  • Pearl (Rumi Shishido)
  • Nagiyo (Naoki Yanagi)
  • Nacchi (Yuko Sasamoto)
  • Roman (Keiji Hirai)
  • Rau (Takashi Kurota)
  • Yan (Keiichirou Endou)
  • Boomo (Yukiji)


Futago Hime Gyu! (2° serie)

  • Sasha (Eriko Kawasaki)
  • Carla (Touka Ooura)
  • Elizabetta (Yuko Maruyama)
  • Chiffon (Emiri Katou)
  • Toma (Shinnosuke Tachibana)
  • Noche (Nozomi Masu)
  • March (Nanae Katou)
  • Fango (Ryousuke Sakamaki)
  • KyuKyu (Rina Satou)
  • PyuPyu (Tomo